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Esistenza e Persona. Luigi Pareyson lettore di Karl Jaspers

L’esistenzialismo tedesco è per Luigi Pareyson l’eredità filosofica fondamentale della filosofia dell’esistenza di Soren Kierkegaard, filosofia di cui esso eredita l’esigenza (di fondazione della persona come singola ed assoluta), l’assunto (per cui l’esistenza è essenzialmente coincidenza di autorelazione e relazione all’altro) e il principio metafisico fondamentale (l’implicanza di positivo e negativo).
L’esistenzialismo tedesco, nella sua interpretazione pareysoniana, si articola essenzialmente nella teologia dialettica di Karl Barth, nell’analitica esistenziale di Martin Heidegger e nella filosofia esistentiva di Karl Jaspers, tre singole filosofie accomunate come detto, da un lato dall’esigenza personalistica che le muove e dall’altro dal principio dell’implicanza di positivo e negativo che esse pongono a loro fondamento in vista del soddisfacimento di tale esigenza.
Per Pareyson l’esigenza di fondazione della persona come libera, positiva ed assoluta è nell’esistenzialismo a un tempo posta ed elusa; infatti, il barthismo sfocia per il nostro, in un “monismo escatologico” che annichilisce la persona in quanto singola e finita a vantaggio dell’eternità divina perdendo così la dimensione autorelativa ed intima dell’esistenza; la dottrina heideggeriana finisce col cogliere l’esistenza come esclusiva autorelazione, come temporalizzazione integrale dell’esistenza, cristallizzandosi così in un “esistenzialismo umanistico” in cui è cancellata ogni trascendenza, e l’uomo è reso autosufficiente all’interno della dimensione della temporalità; la filosofia di Jaspers, considerato da Pareyson “il più kierkegaardiano degli esistenzialisti”, è infine il tentativo più radicale di mantenere la paradossale duplicità dell’esigenza e dell’assunto propri della filosofia di Kierkegaard, che finisce però con l’annegare entrambe le dimensioni dell’esistenza nella loro identità esistentiva, radicalizzazione jaspersiana del kierkegaardiano principio dell’Implicanza di positivo e negativo.
Ciò che in questo lavoro mi sono proposto di fare è stato rilevare tale carattere antipersonalistico che secondo Pareyson caratterizza l’intera filosofia di Jaspers, nella teoria jaspersiana dell’identità di io e situazione, luogo in cui l’esistenza si individua, fondando il suo momento autorelativo che assieme alla relazione all’altro si compone jaspersianamente nella sua peculiare costituzione filosofico-teoretica.
La fondazione jaspersiana della persona è per Pareyson destinata a fallire sin dall’inizio proprio per via di quel principio dell’Implicanza di positivo e negativo che ne inficia i presupposti e ne compromette gli esiti, determinando prima l’uomo, il finito e il temporale come negatività e sintetizzando poi questa negatività in quell’identità esistentiva con il positivo, che cancellando la contingenza preclude ogni possibilità per una fondazione filosofica della persona come libera, positiva ed assoluta.
Identificando io e situazione come accade nella filosofia di Jaspers, viene per Pareyson eliminato quello scarto che piuttosto li separa originariamente e che egli riconosce nel “costitutivo scarto della contingenza”, unica origine di quel dovere morale e della libera iniziativa, su cui soltanto si può fondare una persona davvero libera e positiva.
La soluzione teoretica proposta da Pareyson ai fini di una simile fondazione consiste nel ‘sostituire’ al principio dell’implicanza di positivo e negativo, quello dell’incommensurabilità di finito ed infinito, principio per cui essi sono separati (e/o legati) da quella contingenza, che è per il Pareyson degli anni ’40, l’unica possibile origine di quella libera iniziativa grazie alla quale l’individuo può farsi persona. Solo in virtù della sua radicale differenza rispetto alla situazione, l’io può (in quanto necessariamente deve) farsi persona, ovvero risolversi in quella decisione libera ed originaria in cui per Pareyson consiste una scelta che sia veramente tale; l’io non implica, come accade in Jaspers, necessariamente la propria situazione, ma piuttosto la sceglie liberamente; e questa scelta decisiva (Entscheidung) e positiva, distinguendosi dalla negativa Entschiedenheit jaspersiana, è resa a un tempo possibile ed urgente solo e soltanto dalla presenza della contingenza che, in quanto scarto tra l’io e ciò che lo trascende, pone l’incommensurabilità come “l’unico principio possibile di una filosofia genuinamente personalistica”.

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4 Abstract L’esistenzialismo tedesco è per Luigi Pareyson l’eredità filosofica fondamentale della filosofia dell’esistenza di Soren Kierkegaard, filosofia di cui esso eredita l’esigenza (di fondazione della persona come singola ed assoluta), l’assunto (per cui l’esistenza è essenzialmente coincidenza di autorelazione e relazione all’altro) e il principio metafisico fondamentale (l’implicanza di positivo e negativo). L’esistenzialismo tedesco, nella sua interpretazione pareysoniana, si articola essenzialmente nella teologia dialettica di Karl Barth, nell’analitica esistenziale di Martin Heidegger e nella filosofia esistentiva di Karl Jaspers, tre singole filosofie accomunate come detto, da un lato dall’esigenza personalistica che le muove e dall’altro dal principio dell’implicanza di positivo e negativo che esse pongono a loro fondamento in vista del soddisfacimento di tale esigenza. Per Pareyson l’esigenza di fondazione della persona come libera, positiva ed assoluta è nell’esistenzialismo a un tempo posta ed elusa; infatti, il barthismo sfocia per il nostro, in un “monismo escatologico” che annichilisce la persona in quanto singola e finita a vantaggio dell’eternità divina perdendo così la dimensione autorelativa ed intima dell’esistenza; la dottrina heideggeriana finisce col cogliere l’esistenza come esclusiva autorelazione, come temporalizzazione integrale dell’esistenza, cristallizzandosi così in un “esistenzialismo umanistico” in cui è cancellata ogni trascendenza, e l’uomo è reso autosufficiente all’interno della dimensione della temporalità; la filosofia di Jaspers, considerato da Pareyson “il più kierkegaardiano degli esistenzialisti”, è infine il tentativo più radicale di mantenere la paradossale duplicità dell’esigenza e dell’assunto propri della filosofia di Kierkegaard, che finisce però con l’annegare entrambe le dimensioni dell’esistenza nella loro identità esistentiva, radicalizzazione jaspersiana del kierkegaardiano principio dell’Implicanza di positivo e negativo. Ciò che in questo lavoro mi sono proposto di fare è stato rilevare tale carattere antipersonalistico che secondo Pareyson caratterizza l’intera filosofia di Jaspers, nella teoria jaspersiana dell’identità di io e situazione, luogo in cui l’esistenza si individua, fondando il suo

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Luca Santarelli Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4916 click dal 30/01/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.