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Modificazioni nell’opinione indipendentista della popolazione d’Euskadi Sud in relazione alle azioni di ETA (Euskadi Ta Askatasuna)

Questo lavoro è stato realizzato nel tentativo di scoprire gli effetti prodotti dall’uso della violenza politica nella popolazione in cui essa si espleta.
Ho creduto interessante effettuare una ricerca sul campo che riguardasse un caso attuale; il mio interesse si è diretto verso la situazione che ha luogo nel territorio d’Euskadi Sud. Tale scelta è stata principalmente motivata dalle seguenti ragioni:
· la presenza di un gruppo armato -ETA-, tuttora attivo, che da quasi quarant’anni ha scelto la violenza come strumento di rivendicazione politica;
· la mia conoscenza del castigliano (lingua ufficiale di tutto lo Stato spagnolo), che mi ha permesso di leggere la bibliografia in lingua originale nonché di comunicare direttamente con i cittadini di questi luoghi;
· i contatti da me realizzati all’interno dello Stato spagnolo durante la mia precedente permanenza in Catalunia, per un anno accademico, come studentessa Erasmus.
Presto mi resi però conto che in Italia non sono reperibili informazioni precise e approfondite sulla situazione in oggetto; decisi allora di recarmi nello Stato spagnolo dove soggiornai, per più di un anno, tra Barcellona e i Paesi Baschi. Ciò mi permise di trovare i materiali necessari per svolgere il mio lavoro e di entrare in diretto contatto con i cittadini d’Euskadi Sud.
Data la peculiarità della situazione, specialmente legata al fatto che la lotta armata è nazionalista, ritenni necessario effettuare in principio un piccolo excursus sul significato dei concetti di nazione, nazionalismo ed etnia.
Cercai successivamente di trovare nei risultati dei sondaggi d’opinione una base per analizzare le modificazioni del sentimento indipendentista nel tempo. In questo lavoro incontrai notevoli ostacoli in quanto i sondaggi ufficiali -tanto del Governo spagnolo come di quello basco- sono praticamente inaccessibili e gli altri vengono divulgati in modo incompleto. Quasi mai si possono conoscere le modalità utilizzate nella selezione del campione, di cui spesso non viene diffusa neanche l’entità, e qualsiasi informazione metodologica è irreperibile.
Decisi quindi di suddividere la mia ricerca in un’analisi quantitativa ed in una qualitativa.
Lo studio quantitativo si basò sull’andamento dei risultati elettorali in Euskadi Sud e sui dati dei pochi sondaggi in mio possesso che sembrassero fornire minime garanzie di affidabilità ed essere paragonabili tra di loro: nessuno di questi indicatori mi fece evidenziare cambi rilevanti nell’opinione indipendentista.
L’analisi qualitativa si è composta di due distinte fasi.
La prima diretta ad un’approfondita raccolta d’informazioni sullo specifico caso basco; per realizzarla effettuai letture specifiche e colloqui sia con docenti universitari ed intellettuali, che mi illustrarono la situazione, che con amici/che del luogo, che mi raccontarono le loro esperienze dirette.
La seconda tramite un’intervista approfondita a testimoni qualificati che potessero espormi in modo chiaro e diretto la loro opinione sulla situazione in oggetto. Le interviste da me realizzate si sono basate su uno schema aperto e semistrutturato ed hanno avuto una durata media di 45 min.; ad esse ha fatto spesso seguito uno scambio d’opinioni più lungo e approfondito. La scelta dei testimoni -una breve biografia dei quali è riportata nell’appendice C della tesi- si è diretta verso persone dell’area abertzale che avessero un posizionamento critico e diseguale tra di loro.
Ho utilizzato le informazioni ricavate in queste due fasi per stilare un resoconto cronologico dell’evolversi della situazione (storica- culturale- politica- sociale- economica) in Euskadi Sud ed i cambi indipendentisti evidenziati anche dalle opinioni degli intervistati.
Questo lavoro mi ha portato a ritenere che, almeno nello specifico contesto in esame, la giustificabilità della violenza politica è strettamente relazionata alla situazione del momento in cui si manifesta. Non vi è quindi in relazione ad essa un preconcetto immodificabile bensì un evolversi del pensiero etico dipendente dalla situazione personale e sociale in cui si sta vivendo.
Anche l’opinione indipendentista non si può affermare si modifichi in stretta relazione con le azioni del gruppo armato; sembra anzi essere maggiormente dipendente dai cambi sociali, influenzati certamente anche dalla presenza di un alto conflitto tra lo Stato e quella frangia di popolazione che si riconosce nell’MNLV .
Queste considerazioni meriterebbero comunque ulteriori approfondimenti, data la complessità del sistema in esame, e non possono essere utilizzate per trarre conclusioni su situazioni solo apparentemente simili.

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INTRODUZIONE Il discorso sulla violenza è piuttosto complesso e comprende numerosi e variegati ambiti; la violenza fisica, psicologica e sociale convivono in un tutt’uno dai contorni frastagliati. Nella nostra società si assiste ad una profonda condanna delle violenze e contemporaneamente ad uno smodato uso delle stesse. Il meccanismo che si produce porta ad identificare come violenti gli atti e le azioni degli altri e come legittimi e giustificabili i propri. Intorno a tutto ciò si produce un dibattito estremamente ampio nel quale si inseriscono studi psicologici contrastanti che portano a patologizzazioni o a giustificazioni onnicomprensive di qualsiasi uso della violenza. I problemi sono principalmente di due tipi: a) non c’è accordo sul significato stesso del termine; b) si sfocia nel campo dell’etica e della morale, dove presupposti diametralmente opposti non possono che condurre a conclusioni discordanti. All’interno di questo contesto un caso particolare è costituito dalla violenza politica che Pontara così definisce: “[...] ogni metodo di lotta violenta impiegata allo scopo di conquistare, mantenere o influenzare il potere statale” (in Bonanate p. 32 ). Questa è stata “diffusamente” praticata negli anni ‘70 quando, tanto da destra come da sinistra, si produsse un tentativo di sottrarre allo Stato il monopolio del suo uso. Nell’ambito delle scienze sociali sono stati realizzati, su quest’argomento, molteplici studi questo ascrivibili in tre grandi gruppi: 1. quelli approccianti il tema da una prospettiva etica. Di questo tipo è probabilmente il testo di Bonanate che, scritto in un delicato periodo storico, realizza una critica della lotta armata da una prospettiva di sinistra; 2. quelli che tentano una giustificazione ideologica di tale scelta; 3. quelli che si propongono di scoprire le motivazioni individuali o sociali che spingono a praticare la lotta armata. Tra questi esistono molti studi psicologici che tendono ad evidenziare le caratteristiche patologiche del definito terrorista; nonché il lavoro della studiosa Dalla Porta che cerca di comprendere l’esistenza dei gruppi armati, in base a motivazioni soggettive dei loro componenti e a dinamiche di piccolo gruppo. Mi sia rilevabile la mancanza di studi che si preoccupino di analizzare questo fenomeno dalla parte della popolazione in cui la violenza politica si manifesta.

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Barbara Biglia Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 506 click dal 24/08/2006.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.