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Produzioni & Produzioni - Modelli classici e indipendenti di produzione cinematografica in Italia

Nell'odierno panorama mediale e sociale, la tematica cinema, appare ancora centrale e costante. Dai quotidiani ad Internet, dalle occasioni estemporanee a quelle più culturali, il cinema riscuote ovunque notevole interesse.
Ciò che appare più periferico in quanto meno approfondito fino ad oggi, è l'aspetto organizzativo-economico del cinema: sia perchè ritenuto poco stimolante, sia perchè più che magnetizzare l'attenzione del pubblico, riscuote la considerazione degli esperti o degli addetti ai lavori.
Quasi del tutto inesplorato è, invece, l’ambiente del cinema indipendente, specie quello italiano, che se pur non sotto le luci della ribalta, gode di una ricchezza creativa e artistica davvero rilevante.
Il primo capitolo descrive il normale processo di produzione di un film; la trafila canonica, il consueto modello di creazione cinematografica, il metodo così come viene espresso nei manuali. Alla descrizione di tutti i momenti sono inoltre allegati i moduli usati quotidianamente sul set, necessari da compilare per una perfetta organizzazione tra i reparti.
Il secondo capitolo, invece, analizza nuovamente il processo, ma visto dal basso. Visto dalla parte delle produzioni a basso costo indipendenti. Un viaggio attraverso la situazione attuale, le differenze con il cinema ad alto budget e le soluzioni per migliorare questa struttura.
Un cinema necessario affinché sopravviva la diversità e la multiculturalità, in un sistema sempre più conformato e standardizzato dalla televisione e dalle mega-produzioni americane. Un viaggio reso più comprensibile grazie anche a esempi presi dal campo, come l’ultimo film di Davide Ferrario Dopo Mezzanotte, autoprodotto e ultra-indipendente, che grazie alla collaborazione di una grande distribuzione ha avuto successo internazionale, e Incantesimo Napoletano di Luca Miniero e Paolo Genovese, anch’esso a basso costo e con ottimi consensi di pubblico. Un viaggio reso più comprensibile, per me, grazie soprattutto alla collaborazione di Gianluca Arcopinto
Il terzo capitolo, infatti, è un’intervista a Gianluca Arcopinto che molto gentilmente si è reso disponibile. Arcopinto, fondatore della Pablo Film, produttore indipendente, vent’anni di carriera e più di cento film all’attivo, di cui circa quaranta da lui stesso prodotti, tutti o quasi, in maniera fortemente autonoma nella produzione prima, e nella distribuzione poi.
Questa mia ricerca vorrebbe rappresentare un piccolo tentativo di esplorare l’universo cinematografico italiano meno conosciuto al grande pubblico e alle luci della ribalta, ma che, secondo me, rappresenta la “vera” linfa vitale della creatività, quella creatività che rimane intatta proprio perché autonoma e non dipendente da alcun vincolo. Quella creatività, che se raggiunta da maggior riconoscenza potrebbe seriamente tentare di mettere la parola “fine” a quel dibattito ormai decennale che vede il nostro cinema avvolto da una crisi di idee.

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3 INTRODUZIONE Nell'odierno panorama mediale e sociale, la tematica cinema, appare ancora centrale e costante. Dai quotidiani ad Internet, dalle occasioni estemporanee a quelle più culturali, il cinema riscuote ovunque notevole interesse. Ciò che appare più periferico in quanto meno approfondito fino ad oggi, è l'aspetto organizzativo-economico del cinema: sia perchè ritenuto poco stimolante, sia perchè più che magnetizzare l'attenzione del pubblico, riscuote la considerazione degli esperti o degli addetti ai lavori. La situazione attuale del cinema non è delle più rosee, tra crisi di mercato, tagli ai finanziamenti, concorrenza, pirateria e scarso interesse per i film “made in Italy” (fatte naturalmente le dovute eccezioni), le società di produzione tendono sempre più a prodotti standardizzati. Quasi del tutto inesplorato è, invece, l’ambiente del cinema indipendente, specie quello italiano, che se pur non sotto le luci della ribalta, gode di una ricchezza creativa e artistica davvero rilevante. Il cinema “a basso costo”, quello che gli americani chiamano “low budget”, nasce sì da una scarsa disponibilità di fondi, ma soprattutto dalla volontà di creare una realtà produttiva alternativa a quella delle major. Nasce negli anni ’60 prima ad Hollywood, poi si diffonde in tutto il mondo. In Italia si comincia a delineare nel decennio ’65-’75, con un gruppo di pionieri dello sperimentalismo autoprodotto cinematografico. Un movimento che scelse la povertà dell’autogestione per poter rifiutare qualsiasi tipo di condizionamento. Un movimento underground di grande rilievo culturale, artistico e morale, estraneo alla celebrità, che rappresenta la prima e forse l’unica vera avanguardia cinematografica. L’underground italiano, nato non da un corpus teorico, ma da una grande varietà di linguaggi, tematiche e rimandi, vede al suo interno registi come Brunatto, Grifi, De Bernardi, Miscuglio, Bargellini, Scavolini, Leopardi,

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luigi Porzia Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.