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La riqualificazione della città portuale: il caso di Marsiglia

La diffusione del trasporto intermodale negli ultimi 25 anni ha comportato effetti profondi nell’economia marittima e le innovazioni tecnologiche nella movimentazione dei carichi hanno rivoluzionato l’uso del suolo portuale. In particolar modo i porti storici sono stati quelli che hanno accusato il colpo per la loro organizzazione consolidata e basata sulle attività tradizionali legate all’industria pesante lungo la costa.
La tesi propone una descrizione dell’impatto che i cambiamenti nell’economia marittima e nelle esigenze del trasporto intermodale hanno avuto sulle strutture portuali, spesso inadeguate oltre che obsolete.
Contemporaneamente stava avvenendo il processo di rilocalizzazione dell’industria pesante dagli impianti costieri ai Paesi in via di sviluppo e, nello stesso periodo, si era ormai diffuso nell’opinione pubblica una coscienza più ecologista che mal sopportava l’inquinamento causato dal porto. I vecchi siti portuali nell’inner- city sono stati progressivamente abbandonati, la segregazione spaziale tra il porto e la città si era consumata lasciando dei “vuoti urbani” sul fronte del mare.
Le municipalità in alcune città portuali, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, hanno deciso che la città poteva riappropriarsi di quegli spazi, a lungo negati a causa della presenza delle installazioni del porto. Ovunque il declino del porto e della sua capacità di creare occupazione aveva avuto conseguenze sui quartieri retroportuali e sul centro cittadino, dato che molti porti avevano il sito storico nell’inner- city. Con l’industria e le attività collegate ridotte o trasferite altrove e i posti di lavoro diminuiti si era attivato un circolo vizioso di obsolescenza, mancanza d’investimenti e degrado. Rivalutare quei “vuoti urbani” significava pure una nuova possibilità d’investimento e attrazione di attività legate ad usi alternativi come il turismo, dato che in certi casi si trattava di siti di particolare pregio architettonico o paesaggistico. Dai porti antichi si potevano ottenere parchi urbani marittimi da sfruttare per finalità ricreative e di svago o addirittura per insediare nuova edilizia privata, uffici o attività commerciali.
E’ partita così la stagione della riconversione del fronte del porto. La riconquista del waterfront è quindi l’ultimo stadio della relazione Città – Porto, dopo la parabola discendente vissuta da molte città portuali con la deindustrializzazione. Si tratta di un processo complesso che vede in campo attori pubblici e privati e la strategia in cui si inserisce è quella di progetti di ampia riqualificazione urbana dei centri storici e dei quartieri retroportuali in degrado. Si è rilevato però che quasi ovunque il grande affare di chi investe è la possibilità di realizzare nuova edilizia di qualità su suoli poco costosi. Questo significa che tale processo di riqualificazione di aree degradate può determinare fenomeni di sostituzione sociale. Dall’altra parte i processi di trasformazione urbana possono produrre dei cambiamenti non previsti nel tessuto sociale: è il caso della gentrification, oppure l’espulsione delle comunità insediate con la totale terziarizzazione dell’area riqualificata. La città portuale presa di riferimento per affrontare queste tematiche è Marsiglia, della quale è presentata la posizione, all’interno del dibattito internazionale sulla città portuale contemporanea, per poi essere approfondita come contesto economico, urbano e socio-politico.

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5 Introduzione. Le innovazioni tecnologiche della logistica e dei trasporti hanno portato nell’ultimo quarto di secolo ad una ridefinizione globale delle linee di navigazione guidata dalle opportunità di sviluppo del trasporto containerizzato. La diffusione del trasporto intermodale negli ultimi 25 anni ha comportato effetti profondi nell’economia marittima e le innovazioni tecnologiche nella movimentazione dei carichi hanno rivoluzionato l’uso del suolo portuale. Per motivi tecnici le compagnie di navigazione hanno ridisegnato continuamente la mappa degli scali decretando il successo di alcuni e la decadenza di altri. In particolar modo i porti storici sono stati quelli che hanno accusato il colpo per la loro organizzazione consolidata e basata sulle attività tradizionali legate all’industria pesante lungo la costa. La tesi propone nel primo capitolo una descrizione dell’impatto che i cambiamenti nell’economia marittima e nelle esigenze del trasporto intermodale hanno avuto sulle strutture portuali, spesso inadeguate oltre che obsolete. Mettersi al passo con i tempi per molte Autorità portuali ha significato un processo di ristrutturazione e spesso il trasferimento delle installazioni portuali fuori dal tessuto urbano ormai congestionato: servivano maggiori spazi per le operazioni di sbarco/imbarco, bacini più profondi e banchine più grandi. Contemporaneamente stava avvenendo il processo di rilocalizzazione dell’industria pesante dagli impianti costieri ai Paesi in via di sviluppo e, nello stesso periodo, si era ormai diffuso nell’opinione pubblica una coscienza più ecologista che mal sopportava l’inquinamento causato dal porto. I vecchi siti portuali nell’inner- city sono stati progressivamente abbandonati, la segregazione spaziale tra il porto e la città si era consumata lasciando dei “vuoti urbani” sul fronte del mare. Le municipalità in alcune città portuali, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, hanno deciso che la città poteva riappropriarsi di quegli spazi, a lungo negati a causa della presenza delle installazioni del porto. Ovunque il declino del porto e della sua

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Sani Contatta »

Composta da 175 pagine.

 

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Consultata integralmente 15 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.