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Artifex additus artifici. Creazione poetica e riflessione critica tra simbolismo ed estetismo

Il mio studio prende in esame, analizzandone i vari risvolti teorici, intertestuali, comparatistici, le risonanze e gli influssi che ebbero, nel contesto culturale europeo otto-novecentesco, la concezione simbolista e decadente del critico come creatore e artista originale, della critica come mimesi, prosecuzione, inveramento del fatto creativo e come attiva e compartecipe collaborazione al suo farsi e al suo divenire, e la conseguente visione, reciproca e speculare, della stessa creazione artistica come operazione consapevole, riflessa, mediata, autocosciente, in senso lato critica.
Questo argomento acquista particolare rilievo nel contesto culturale postmoderno, in cui grande importanza viene riconosciuta (basti pensare alla Decostruzione o all'estetica della ricezione) ai problemi concernenti l'interpretazione con le sue modalità, i suoi strumenti, le sue funzioni, i suoi limiti.

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5 INTRODUZIONE I Come ha scritto Pier Vincenzo Mengaldo, “sulla poesia italiana contemporanea” - ma, io credo, su ogni movimento e su ogni stagione letteraria - “s’impara, assai più che da tanti ambiziosi panorami globali, da ricerche apparentemente decentrate che percorrono per esempi e campioni l’intero territorio a partire da ipotesi di lavoro circoscritte ma precise, e in base a queste fanno emergere e contrastare episodi, personalità, testi” (1). Credo che questa formulazione possa offrire una prima giustificazione metodologica per l’operazione, certo ambiziosa ed assai ardua, che ora mi accingo, non senza esitazioni ed ansie, a compiere. Certo l’accostamento e la giustapposizione di figure diverse rischiano di configurare una sorta di “panorama” dallo sfondo nebuloso e vago, o magari un incoerente e sfilacciato “elenco di dispersi” (2) in cui, volendo, si avrebbe gioco facile a ravvisare omissioni e lacune imperdonabili. Questo rischio è ancor più consistente quando, come nel mio caso, la trattazione tocchi alcune figure che rientrano a buon diritto nel novero degli autori centrali della modernità letteraria europea, e che anzi contribuirono, come si vedrà, se non proprio a segnarne l’inizio, quantomeno a “sistematizzarla” e a dotarla di lucida autocoscienza e nitida concettualizzazione. Si rischia, in altre parole - come del resto accadde anche ad un poeta-critico dal valore e dall’acume infinitamente superiori ai miei -, che la “très grande generalité” che è presupposto indispensabile di simili trattazioni sfoci “in una sorta di generalizzazione che sfuma e scolora” (3), attenuando i contrasti, dissolvendo i contorni, sfarinando masse e superfici. Nel mio caso, comunque, fermo restando che “percorrere l’intero territorio” sarebbe

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Matteo Veronesi Contatta »

Composta da 442 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3140 click dal 28/02/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.