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L’insegnamento della storia della lingua italiana nel biennio superiore: proposte didattiche

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Veronesi
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario
Anno: 2001
Docente/Relatore: Verter Romani
Istituito da: Università degli Studi di Bologna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 27

Il lavoro analizza i problemi concernenti la possibile curvatura didattica degli aspetti e delle fasi fondamentali della storia della lingua italiana e della questione della lingua, còlta, quest'ultima, nei suoi aspetti teorici essenziali e nei punti e negli snodi decisivi del suo sviluppo.

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2 1. Premesse conoscitive e metodologiche Credo che, per tracciare un panorama – per quanto fatalmente scorciato e compendiario – del dibattito che si è venuto sviluppando in questi ultimi decenni intorno alle metodologie e ai fini dell’educazione linguistica, non si possa prescindere da un testo programmatico di notevole portata, che conserva ancor oggi tutta la sua attualità e la sua pregnanza, vale a dire le Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica; esse, peraltro, non possono essere viste nella giusta luce qualora non si faccia riferimento ad un altro testo fondamentale, che rappresenta in certa misura la premessa alle riflessioni esposte nelle Dieci tesi, vale a dire la Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani. È proprio da quest’ultima opera che converrà partire, pur se con riferimenti e citazioni piuttosto rapidi. “Bisognerebbe intendersi” – scriveva il priore di Barbiana – “su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo” 1 . L’autore ha compreso con chiarezza alcuni dei limiti della pedagogia linguistica tradizionale, che sarebbero poi stati ribaditi in seguito da altri teorici, sulla base di più ampie ed articolate argomentazioni e di una maggior dovizia di osservazioni e di dati. In particolare, don Milani - pur se con una carica polemica e un risentimento che si giustificano solo nel particolare contesto storico e sociale in cui la Lettera vedeva la luce - coglieva nel segno nel sottolineare i limiti di un approccio strettamente ed ossessivamente normativo, precettistico, statico, che cristallizza ed assolutizza una data lingua italiana, considerandone il lessico, le locuzioni, le forme e il registro come gli unici “corretti”, laddove, invece, proprio uno studio dell’evoluzione della lingua in senso diacronico, come quello a cui si riferisce la presente tesi, può consentire di mettere in luce la molteplicità degli usi linguistici, delle forme, dei registri, dei lessici, che si avvicendano nel corso dei secoli e che, anzi, spesso convivono e si affiancano in reciproca concorrenza. Don Milani coglieva, inoltre, la funzione di discriminazione sociale che spesso la lingua riveste; egli sottolineava, dunque, lo stretto nesso tra usi linguistici e strutture economico-sociali che proprio l’approccio normativo tende ad ignorare, e che invece può risultare evidente attraverso un approccio di stampo storico-linguistico. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, può essere interessante notare la convergenza tra la posizione espressa da don Milani e quella assunta, nello stesso giro di anni e sulla base di una non troppo dissimile prospettiva ideologica, da alcuni sociologi di formazione marxista, da Bourdieu ad Althusser. Secondo Bourdieu, la scuola agisce in senso classista, "ratificando il bagaglio culturale ereditario, il dono sociale considerato come dono naturale" 2 . Parte essenziale di tale retaggio socio- 1 SCUOLA DI BARBIANA [L. MILANI], Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1996, pp. 18-19 2 P. BOURDIEU, Le diseguaglianze di fronte alla scuola e alla cultura, in L'educazione in sociologia, a c. di E. Morgagni e A. Russo, CLUEB, Bologna 1997, p. 106.

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