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Fenomenologia e predittività del suicidio al test di Rorschach

Il presente lavoro è suddiviso in due parti. La prima si occupa del suicidio nei suoi aspetti generali di complessità (la difficoltà di definizioni chiare e precise, la multicausalità dei fattori sociodemografici, psicologici, psicopatologici, sociali o eventi di vita critici) che ricadono sulla possibilità di previsione e predizione sia dal punto di vista metodologico-sperimentale sia clinico. La seconda si occupa più specificamente dell'aspetto psicodiagnostico del rischio suicidario, in particolare attraverso il test proiettvo di personalità di Rorschach. Vengono analizzati gli studi storici centrati sull'analisi dei contenuti più frequenti nei protocolli (soprattutto alla tavola IV e VII), quelli a segno singolo (soprattutto risposte color-shading, trasparenza e sezione trasversale) e quelli più recenti a segno multiplo (come la S-CON del sistema Comprensivo di Exner o l'indice Riggs). Infine vengono analizzati i più diffusi questionari e scale psicometriche che valutano il rischio di suicidio.

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2 Introduzione Parlare di suicidio significa parlare della morte come evento concreto e non solo fantasmatico, che fa integralmente parte dell'esistenza. Soprattutto nella società occidentale, dall'accettazione della morte come evento certamente luttuoso ma connaturato alla vita, condiviso e vissuto secondo specifici rituali sociali e culturali, si è passati, nell’epoca contemporanea, ad una sostanziale negazione dell'importanza e persino della presenza della morte. Se già il tema della morte tout court è soggetto a massiccia negazione, la questione si complica per il suicidio, quel particolare tipo di morte che implica una qualche forma di intenzionalità o volontà. L’attaccamento alla vita, anche al cospetto di tragiche avversità, è caratteristico della grande maggioranza del genere umano come legge comune e condivisa considerata di natura. Tuttavia, esistono persone che, apparentemente a mente fredda, prendono la drastica e irrevocabile decisione di porre fine volontariamente alla propria vita, anticipando così quello che dovrebbe accadere inevitabilmente e indipendentemente dalla loro volontà. Alcuni di questi sono portatori di gravi malattie mentali e sono determinati alla loro decisione da una modalità di pensiero e da contenuti affettivi che danno “ragione” della loro impossibilità a continuare a vivere; altri giungono a tale determinazione in presenza di difficoltà e di esperienze negative, in condizioni intollerabili o sentite come tali; altri ancora si uccidono in assenza di tutto questo, così che il loro atto appare come l’espressione di una libera ed estrema scelta indicata col termine di “suicidio razionale”. Pur essendo un atto contro se stessi, il suicidio esercita anche un violento impatto sulla vita degli altri. È incontestabile che il suicidio desti angosce complesse e intense, una varietà di risposte affettivo-emotive collegate alla nostra differente possibilità di identificarci o meno con la persona che commette o tenta di commettere l'atto suicidario (possiamo abbastanza facilmente identificarci, almeno in teoria, con la persona, anziana e sola, che, afflitta da un male incurabile e intollerabilmente doloroso, scelga di morire per abbreviare la propria agonia, mentre è più difficile nei confronti di una persona relativamente sana e giovane, che tenti o attui il suicidio per dei motivi cui non sentiamo di poter aderire). Di fronte a questi fatti, in genere vi è la tendenza all’evitamento e alla negazione, quasi vi sia il timore di un vero e proprio contagio, come se a parlarne si contribuisse alla diffusione del fenomeno anziché ad una sua comprensione. Quando poi se ne parla, spesso lo si fa sulla spinta di fatti di cronaca, con i toni dello scandalo o della strumentalizzazione, atteggiamenti che poco si

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Pier Luigi Gallucci Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.