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Alle origini della giurisdizione federale americana: il Judiciary Act del 1789

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Comanducci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Maurizio Fioravanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

Il presente lavoro ha lo scopo di approfondire un momento importante della storia della formazione del governo federale degli Stati Uniti: la formazione del potere giudiziario federale.Nel primo paragrafo di questo lavoro si è cercato di approfondire i lavori della Convenzione di Philadelphia del 1787, avendo riguardo quasi esclusivamente ai dibattiti riguardanti la formazione del giudiziario nazionale, in particolare la sua struttura e le sue competenze, e specialmente sulle estensioni di queste ultime,il secondo paragrafo del primo capitolo analizza invece il processo di ratifica della Costituzione federale all’interno dei tredici Stati, momento delicato ed interessante dominato dallo scontro, spesso indiretto perché fatto attraverso pubblicazioni nei quotidiani più importanti, tra federalisti e antifederalisti, cioè tra coloro che speravano nell’approvazione della carta costituzionale, i primi, e coloro che si opponevano ad essa, i secondi.
La nuova Costituzione degli Stati Uniti fu approvata, e il Primo Congresso si occupò subito di definire con precisione la struttura del giudiziario federale: il dibattito sulla nuova legge sull’ordinamento giudiziario cominciò in Senato, il quale diede incarico ad una Commissione di redigere un progetto di legge. Dei suoi lavori e del successivo dibattito nell’aula del Senato che portò all’approvazione della legge si occupa il primo paragrafo del capitolo secondo, mentre il secondo paragrafo guarda ai lavori che si sono svolti nell’altro ramo del Congresso, la Camera dei Rappresentanti.
Il terzo paragrafo raccoglie alcuni commenti espressi sul Judiciary Act dopo la sua entrata in vigore e si evidenzia come questa prima legge promulgata dal Congresso non abbia trovato consensi se non dopo cinquanta anni dalla sua entrata in vigore.
Infine il terzo capitolo, forse il più interessante, guarda all’applicazione che ha avuto questa legge all’interno delle aule di tribunali, o meglio, all’interno della Corte Suprema Federale. Sono prese in esame tre sezioni del Judiciary Act, sicuramente le più famose, e ad ognuna è dedicato un paragrafo: in primo luogo la sezione 13 e il caso Marbury contro Madison, entrambi, potremmo dire, contro il carisma del Chief Justice John Marshall. In secondo luogo la sezione 25, sulla quale sono sorte ben più di una controversia giudiziaria, e si è cercato di analizzare le più importanti, soprattutto quelle che hanno dato luogo ai due grandi conflitti con lo Stato della Virginia. Infine la sezione 34, preceduta nella sua analisi da un breve resoconto sui cambiamenti avvenuti dopo la fine della Marshall Court Era e l’inizio della Taney Court Era.

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4 Prefazione Il presente lavoro ha lo scopo di approfondire un momento importante nella storia dell’ “edificazione” degli Stati Uniti d’America, cioè la creazione del sistema giudiziario federale. All’interno di un’unione poco matura ed instabile, quale era quella della Confederazione, non si era pensato di creare delle “corti dell’Unione”(così, forse, si sarebbero potute chiamare); infatti, il problema è stato affrontato per la prima volta dalla Convenzione di Philadelphia nel 1787, dove si incontrarono i rappresentanti delle tredici Colonie per decidere sulle modifiche da apportare agli Articoli di Confederazione, prima, e per approvare la nuova Costituzione Federale Americana, dopo. Nel primo paragrafo di questo lavoro si è cercato di approfondire i lavori della Convenzione, avendo riguardo quasi esclusivamente ai dibattiti riguardanti la formazione del giudiziario nazionale, in particolare la sua struttura e le sue competenze, e specialmente sulle estensioni di queste ultime si è incentrato l’acceso dibattito tra coloro che aspiravano alla creazione di un potere centrale forte (i federalisti), e coloro che invece difendevano i poteri e le prerogative degli Stati, temendo la creazione di un governo centrale forte proprio per il fatto che esso avrebbe “usurpato” i diritti degli Stati (sono gli antifederalisti). Il secondo paragrafo del primo capitolo analizza invece il processo di ratifica della Costituzione federale all’interno dei tredici Stati, momento delicato ed interessante dominato dallo scontro, spesso indiretto perché fatto attraverso pubblicazioni nei quotidiani più importanti, tra federalisti e antifederalisti, cioè tra coloro che speravano nell’approvazione della carta costituzionale, i primi, e coloro che si opponevano ad essa, i secondi. La nuova Costituzione degli Stati Uniti fu approvata, e il Primo Congresso si occupò subito di definire con precisione la struttura del giudiziario federale: il dibattito sulla nuova legge sull’ordinamento giudiziario cominciò in

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