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Il rapporto banca impresa, le operazioni di leveraged buy-out in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Bove
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Bancaria
  Relatore: Pietro Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

Nel sistema economico italiano operano oggi oltre 3,5 milioni di imprese, di cui circa il 99% è rappresentato da piccole e medie imprese che occupano circa il 66% della forza lavoro attuale.
Il mercato delle Pmi italiane presenta delle caratteristiche particolari, evidenziando un apparato produttivo fondato tendenzialmente su settori merceologici tradizionali in cui la tecnologia ed il progresso tecnico hanno ancora uno spazio marginale e dove le economie di scala non costituiscono un fattore decisivo. Sotto il profilo delle decisioni finanziarie, le Pmi italiane, mediamente, presentano un rapporto tra debiti bancari e debiti finanziari elevato, una significativa dipendenza dal debito bancario ed una elevata incidenza degli oneri finanziari. Tali peculiarità hanno spesso reso difficile il rapporto delle Pmi con le amministrazioni, il mondo finanziario e con il mercato.
Tradizionalmente la piccola e madia impresa italiana ha sempre espresso una preoccupazione fondamentale, e cioè la necessità di reperire le risorse finanziarie necessarie per lo svolgimento della propria attività economica e per il suo potenziamento. Le caratteristiche economiche che la contraddistinguono, unitamente al fatto di non poter contare su una forza contrattuale analoga a quella di una grande impresa, e di non poter disporre di proprietà da poter utilizzare per la costituzione di idonee garanzie, ha provocato nel tempo un rapporto difficile tra banca e impresa, determinando molto spesso la difficoltà per la stessa a trovare copertura del proprio fabbisogno finanziario.
Obiettivo del presente lavoro è analizzare come tale fabbisogno viene soddisfatto dal sistema finanziario e se possa essere soddisfatto positivamente da nuove attività finanziarie come la partecipazione al capitale di rischio di un’impresa da parte di una banca. L’analisi si sofferma dapprima sulla configurazione del rapporto banca-impresa in Italia, così come si è man mano concretata nel periodo in cui era in vigore la legge bancaria del 1936. Si tratta di un excursus necessario per individuare i fattori che hanno influito sul comportamento dei diversi soggetti coinvolti e da cui è scaturito il ricorso a molteplici linee di fido. La disamina del passato consente inoltre di interpretare le presenti caratteristiche del rapporto banca-impresa e le possibili evoluzioni future. Nel secondo capitolo si presenta l’attività di merchant banking (che rappresenta una novità nel nostro sistema finanziario) nelle diverse fasi in cui si articola. Nel terzo capitolo si approfondisce il tema del Lbo che rappresenta una delle modalità in cui può essere realizzata l’uscita dalla partecipazione al capitale di rischio di un’impresa, con particolare attenzione alla nuova disciplina introdotta dal d.lgs. 17 gennaio 2003 n.6 con cui il legislatore ha voluto stabilire la liceità di tale operazione. Nel quarto capitolo si analizza il mercato del merchant banking in Italia con particolare riferimento alle perplessità degli imprenditori italiani circa al ricorso a tali tipi di operazioni di finanziamento.

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3 Introduzione Nel sistema economico italiano operano oggi oltre 3,5 milioni di imprese, di cui circa il 99% è rappresentato da piccole e medie imprese che occupano circa il 66% della forza lavoro attuale. Il mercato delle Pmi italiane presenta delle caratteristiche particolari, evidenziando un apparato produttivo fondato tendenzialmente su settori merceologici tradizionali in cui la tecnologia ed il progresso tecnico hanno ancora uno spazio marginale e dove le economie di scala non costituiscono un fattore decisivo. Sotto il profilo delle decisioni finanziarie, le Pmi italiane, mediamente, presentano un rapporto tra debiti bancari e debiti finanziari elevato, una significativa dipendenza dal debito bancario ed una elevata incidenza degli oneri finanziari. Tali peculiarità hanno spesso reso difficile il rapporto delle Pmi con le amministrazioni, il mondo finanziario e con il mercato. Tradizionalmente la piccola e madia impresa italiana ha sempre espresso una preoccupazione fondamentale, e cioè la necessità di reperire le risorse finanziarie necessarie per lo svolgimento della propria attività economica e per il suo potenziamento. Le caratteristiche economiche che la contraddistinguono, unitamente al fatto di non poter contare su una forza contrattuale analoga a quella di una grande impresa, e di non poter disporre di proprietà da poter utilizzare per la costituzione di idonee garanzie, ha provocato nel tempo un rapporto difficile tra banca e impresa, determinando molto spesso la difficoltà per la stessa a trovare copertura del proprio fabbisogno finanziario. Obiettivo del presente lavoro è analizzare come tale fabbisogno viene soddisfatto dal sistema finanziario e se possa essere soddisfatto positivamente da nuove attività finanziarie come la partecipazione al capitale di rischio di un’impresa da parte di una banca. L’analisi si sofferma dapprima sulla configurazione del rapporto banca-impresa in Italia, così come si è man mano concretata nel periodo in cui era in vigore la legge bancaria del 1936. Si tratta di un excursus necessario

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