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La pena di morte: un'analisi critica

Informazioni tesi

  Autore: Gian Piera Giobbe
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Grazia Maria De matteis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

Il mio lavoro sulla pena capitale riguarda soprattutto l'aspetto tecnico e giuridico di questa sanzione penale. Sono state prese in esame le più importanti teorie sulla funzione della pena e si è cercato di individuare gli elementi e le peculiarità della sanzione penale secondo le suddette teorie. Lo scopo è quello di andare al di là delle opinioni personali sulla pena di morte. In altre parole si è cercato di vedere se la pena di morte presenta tecnicamente le stesse caratteristiche della sanzione penale descritta dalle più importanti teorie sulla funzione della pena. Per analizzare meglio questo, oltre ad uno studio prettamente giuridico, sono stati analizzati i più diffusi metodi di esecuzione anche dal punto di vista medico: si descrive esattamente cosa succede all'organismo sottoposto ad esecuzione capitale. Si è voluto vedere inoltre come si comportano i vari Stati mantenitori della pena Capitale, sia nella politica interna che internazionale. Tra i casi Italiani particolare importanza è stata attribuita al caso Pietro Venezia, in seguito al quale la legislazione in materia di estradizione in Italia è stata meglio definita.

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La pena di morte: un’analisi critica INTRODUZIONE Il dibattito sulla pena capitale ha assunto nel tempo notevole rilevanza, sia per il coinvolgimento emotivo che questo argomento suscita, sia per i le ragioni che stanno alla base delle argomentazioni di coloro che sostengono o che si oppongono a questa pena. Qualche anno fa, nel settembre del 2000, ho seguito con vivo interesse alla televisione un caso di un ragazzo americano di origini italiane che veniva giustiziato per aver ucciso la sua fidanzata. Si trattava di Rocco Derek Barnabei. Tutta l’Italia si era messa in moto per salvare la vita di quel ragazzo le cui prove di colpevolezza erano estremamente contraddittorie e poco chiare. Non so cosa sia successo nella mia mente ma qualcosa è scattato. Sono sempre stata contraria alla pena capitale, ho sempre ritenuto che fosse una pena ingiusta e troppo severa. Il caso di Rocco Derek Barnabei mi ha colpito molto, forse perché era la prima volta che mi capitava di ascoltare la storia di un caso concreto, di conoscere la storia di una persona in carne ed ossa con una sua vita e una famiglia alle spalle, che veniva mandata a morte dallo Stato. Le prove contro Rocco non risultavano schiaccianti, ma ciò che mi colpì non fu solo questo: mi chiedevo come fosse possibile per gli uomini mandare a morte un uomo in nome della giustizia. I miei erano soprattutto sentimenti di rabbia e d’impotenza. Ero ai primi anni dell’Università e ancora non avevo sostenuto l’esame di Diritto Penale. Le conoscenze acquisite nello studio di questa materia, mi hanno consentito di capire diverse cose in base alle quali ho poi deciso di affrontare come argomento per la mia tesi di laurea, la pena capitale. Ho così ampliato le mie conoscenze in ambito penale, soprattutto per quel che concerne la sanzione penale e la funzione che questa deve svolgere nella società civile. Quei sentimenti di rabbia e impotenza che avevo provato nell’ascoltare la storia di Rocco si erano inaspriti ancora di più, ma il mio modo di vedere le cose è in un certo senso cambiato. Sino ad allora avevo pensato alla pena di morte come ad una pena crudele e ingiusta, su cui si registrano pareri favorevoli o contrari. Lo studio del concetto di sanzione penale ha confermato ulteriormente la mia contrarietà alla pena di morte, ma allo stesso tempo mi ha permesso di capire e spiegare razionalmente, in base alle conoscenze acquisite in ambito penale e non solo seguendo le mie emozioni e i miei sentimenti, che il concetto di giustizia e di pena capitale non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. La mia contrarietà alla pena capitale non si basava più soltanto sulla repulsione nei confronti dell’uccisione di un uomo, ma anche sul concetto di sanzione penale che mi era stato insegnato all’Università. Le teorie sulla funzione della pena giustificano la sanzione penale in base ad argomentazioni differenti e, in nessuna di queste, sono riuscita a trovare un fondamento, un qualcosa che giustificasse la pena capitale. In realtà non ho trovato nella pena capitale nessun elemento che s’identificasse con i caratteri che contraddistinguono la sanzione penale: in ogni teoria, anche se indirettamente, trovavo sempre qualcosa che andava in senso contrario alla pena di morte. Tra le argomentazioni fornite dalle siffatte teorie, quella in cui identificavo maggiormente il mio pensiero, era la teoria della retribuzione e questo confermava ancora di più le mie tesi. Secondo il principio che sta alla base di tale teoria, infatti, gli elementi che contraddistinguono la sanzione penale sono la certezza, la proporzionalità della pena e, attraverso l’espiazione del condannato, la garanzia dell’effetto riabilitativo della stessa. Come può esserci espiazione del condannato nella pena capitale? Può un morto

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Parole chiave

beccaria
decapitazione
estradizione
funzione della pena
iniezione letale
internazionale
moratoria
pena di morte
pietro venezia
prevenzione
retribuzione
sedia elettrica

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