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I nuovi strumenti finanziari nella s.p.a.

Informazioni tesi

  Autore: Marco Bernasconi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Sergio Patriarca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

Questo lavoro ha come obiettivo principale quello di fornire un quadro generale dei nuovi strumenti finanziari introdotti con la riforma del diritto societario. A tal fine, lo scritto è stato suddiviso in tre parti, ognuna delle quali si prefigge di esaminare il profilo giuridico di tali strumenti.
La prima parte è essenzialmente dedicata agli strumenti finanziari di capitale e di debito. In particolare, si è voluta sottolineare la fine della tradizionale dicotomia tra capitale di rischio e capitale di credito, riportando alcune fattispecie in grado evidenziare questa tendenza, iniziata del resto precedentemente alla recente riforma. Lungo la linea che mette in comunicazione le azioni con le obbligazioni è possibile collocare (partendo dalle azioni ordinarie) le azioni privilegiate, le azioni privilegiate con voto limitato, le azioni di risparmio con particolari privilegi volti ad attribuire un rendimento quasi garantito, nonché, sull'altro versante (partendo cioè dalle obbligazioni pure e semplici), le obbligazioni indicizzate agli indici di borsa, le obbligazioni con rendimento legato agli utili della società emittente, le obbligazioni c.d. subordinate e le obbligazioni c.d. irredimibili. Come si vede, le fattispecie intermedie si avvicinano progressivamente e la differenza tra le soluzioni più distanti dai due estremi di partenza è scarsa, sì da potersi dire che le nozioni di azioni e obbligazioni, se spinte ai confini, arrivano quasi ad incontrarsi.
La riforma del diritto societario, oltre ad aver ampliato e reso più elastiche le figure delle azioni e delle obbligazioni, ha introdotto una nuova forma di finanziamento, costituita dagli strumenti finanziari partecipativi. Proprio di tali strumenti tratta soprattutto la seconda parte del lavoro che, in un contesto caratterizzato da una quasi totale assenza di riferimenti e definizioni normative, tenta di individuare i principi cardine e l’esatta disciplina dei nuovi strumenti. Se, infatti, estremamente chiaro è l’intento del legislatore di dotare le società azionarie di una più efficiente struttura finanziaria, non altrettanto può dirsi della disciplina applicabile, la quale, in considerazione della singolarità e della complessità del fenomeno in esame, è del tutto carente, dando così adito a numerose problematiche teorico-pratiche di natura giuridica, finanziaria ed economico-contabile.
Con l’introduzione dei nuovi strumenti finanziari viene concepito un tertium genus di strumento di fianziamento, alternativo a titoli azionari ed obbligazionari, dal contenuto giuridico quasi completamente rimesso all’autonomia negoziale della società emittente. Nell’ampio panorama dei nuovi strumenti finanziari si assiste dunque ad uno sfumare delle frontiere tra le diverse classi di titoli, come se ci fosse una concatenazione tra di essi senza vere e proprie rotture al proprio interno.
L’ultima parte dell’elaborato si occupa della delicata materia dei patrimoni e dei finanziamenti destinati. Nello specifico, si tratta della possibilità per le imprese di emettere degli strumenti finanziari rappresentativi della partecipazione ad un determinato affare. Anche in questo caso, la nuova categoria di strumenti finanziari è delineata, sul piano della fattispecie, da poche indicazioni, che con difficoltà consentono di intravederne i confini.
In un contesto economico caratterizzato da un inasprimento della competizione globale ma anche e soprattutto dalla scarsità e dal costo del denaro, l’introduzione dei nuovi strumenti finanziari rappresenta il tentativo di rendere più flessibile il sistema dei finanziamenti, al fine di aumentare la competitività delle imprese anche attraverso l’accesso al mercato dei capitali. La domanda che sorge spontanea è se l’introduzione di tali strumenti saprà effettivamente dotare le società azionarie di una più efficiente struttura finanziaria, in grado di attrarre maggiori risorse per lo svolgimento dell’attività delle imprese italiane.

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6 INTRODUZIONE Questo lavoro ha come obiettivo principale quello di fornire un quadro generale dei nuovi strumenti finanziari introdotti con la riforma del diritto societario. A tal fine, lo scritto è stato suddiviso in tre parti, ognuna delle quali si prefigge di esaminare il profilo giuridico di tali strumenti. La prima parte è essenzialmente dedicata agli strumenti finanziari di capitale e di debito. In particolare, si è voluta sottolineare la fine della tradizionale dicotomia tra capitale di rischio e capitale di credito, riportando alcune fattispecie in grado evidenziare questa tendenza, iniziata del resto precedentemente alla recente riforma. Lungo la linea che mette in comunicazione le azioni con le obbligazioni è possibile collocare (partendo dalle azioni ordinarie) le azioni privilegiate, le azioni privilegiate con voto limitato, le azioni di risparmio con particolari privilegi volti ad attribuire un rendimento quasi garantito, nonché, sull'altro versante (partendo cioè dalle obbligazioni pure e semplici), le obbligazioni indicizzate agli indici di borsa, le obbligazioni con rendimento legato agli utili della società emittente, le obbligazioni c.d. subordinate e le obbligazioni c.d. irredimibili. Come si vede, le fattispecie intermedie si avvicinano progressivamente e la differenza tra le soluzioni più distanti dai due estremi di partenza è scarsa, sì da potersi dire che le nozioni di azioni e obbligazioni, se spinte ai confini, arrivano quasi ad incontrarsi. La riforma del diritto societario, oltre ad aver ampliato e reso più elastiche le figure delle azioni e delle obbligazioni, ha introdotto una nuova forma di finanziamento, costituita dagli strumenti finanziari partecipativi. Proprio di tali strumenti tratta soprattutto la seconda parte del lavoro che, in un contesto caratterizzato da una quasi totale assenza di riferimenti e definizioni normative, tenta di individuare i principi cardine e l’esatta disciplina dei nuovi strumenti. Se, infatti, estremamente chiaro è l’intento del legislatore di dotare le società azionarie di una più efficiente struttura finanziaria, non altrettanto può dirsi della disciplina applicabile, la quale, in considerazione della singolarità e della complessità del

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