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Complessità ed incertezza nella pianificazione. Un approccio interdisciplinare per la comprensione delle dinamiche territoriali

Il concetto di “territorio” ha subito negli ultimi decenni, una trasformazione radicale: da risorsa materiale suscettibile di sfruttamento, da spazio controllabile ove le diversità sono viste come resistenze alla trasformazione, si è giunti ad una interpretazione in cui è riconosciuto il carattere relazionale e incerto proprio di un sistema complesso. Di conseguenza, la pianificazione esige nuovi approcci: la sfida della complessità, come ricorda Morin, può essere affrontata con successo tramite una maggiore complessità, ovvero una maggiore ideazione di risposte multiple ed intelligibili. Si vuole quindi proporre una riflessione sulle possibili evoluzioni della pianificazione, intesa sia come strumento di apprendimento delle dinamiche evolutive dei sistemi territoriali - capace di focalizzarsi sulle interazioni tra/nelle componenti (ecologiche, economiche, sociali,..) piuttosto che su classificazioni gerarchiche - sia come percorso ad alta valenza sociale e politica, in grado di individuare azioni volte a concordare soluzioni tra i soggetti che interagiscono nel processo di piano.

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COMPLESSITA’ ED INCERTEZZA NELLA PIANIFICAZIONE: UN APPROCCIO INTERDISCIPLINARE PER LA COMPRENSIONE DELLE DINAMICHE TERRITORIALI Introduzione 1 Introduzione. Complessità ed incertezza nella pianificazione: l’approccio Strategic Choice Il pensiero della complessità, a differenza del paradigma riduzionista (fondato sulla scomposizione del mondo in unità semplici ed elementari, il cui comportamento, sottoposto all’osservazione scientifica, rappresenta regole estendibili a leggi universali) assume la realtà come una molteplicità irriducibile di sistemi interagenti, un universo di relazioni che si manifestano a differenti scale spaziali e temporali e che sono attivate dalle differenze implicite in ogni sistema. Con l’introduzione dei concetti di indeterminatezza, incertezza, imprevedibilità quali parametri costanti, intrinseci e rappresentativi della realtà, sono completamente compromesse le basi della scienza classica, secondo la quale una volta conosciute le condizioni iniziali dello stato di un sistema, se ne possono prevedere con esattezza ed oggettività i comportamenti futuri. Ciò porta al completo spiazzamento delle abituali modalità di osservazione: «…si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno» (Baumann 2002); la scommessa della contemporaneità sta quindi nell’individuazione di nuovi strumenti e percorsi di conoscenza ed interpretazione della realtà, percorsi che non configurano una metodologia (che porterebbe, per assurdo, ad un nuovo riduzionismo), piuttosto un anti-metodo (Morin 1983), una prospettiva laterale che renda visibili le relazioni tra le cose piuttosto che focalizzarsi sul fatto in sé, un supporto alla conoscenza aperto ed incrementale che sia in grado di metabolizzare da subito le incertezze intrinseche dei processi caratterizzanti la realtà. È nel settore più strettamente attinente alle discipline urbanistiche che tale spiazzamento trova la sua esplicitazione più concreta ed evidente: la consapevolezza della inadeguatezza degli approcci deterministici alla conoscenza ed interpretazione di un territorio in continua evoluzione, la riflessione critica sulle cause di disillusione del processo di piano (Camagni 1999), evidenziano la necessità di percorsi e strumenti progettuali aperti, flessibili, lontani da schematismi e da rigidità funzionali, non deterministici ma “caotici”, che siano in grado di gestire le incertezze e la complessità, individuando non una soluzione, ma una serie di possibili strategie. In tale prospettiva, un approccio particolarmente innovativo é "Strategic Choice", il cui carattere processuale, interattivo e flessibile permette di superare alcuni limiti della pianificazione, focalizzando l’attenzione non sul rapporto gerarchico che si instaura tra le scelte, ma sulle loro interconnessioni. Alla base di tale impostazione progettuale, vi sono alcuni assunti di base, quali ad esempio (Friend J., Hickling A.): ‰ L’assunzione sia di una visione olistica, che del contemporaneo carattere di specificità di interventi miranti ad affrontare problematiche particolari; ‰ Un approccio trans-scalare ed inter-temporale alla conoscenza del territorio e al processo progettuale, che sappia cogliere le relazioni di processo e le dinamiche di interazione spaziale; ‰ Un processo incrementale ed esplorativo alla costruzione delle scelte strategiche che evolva verso una loro crescente articolazione, definizione e contestualizzazione. ‰ L’impossibilità di separare, all’interno dei processi decisionali, gli aspetti tecnici da quelli politici;

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Studi Urbani

Autore: Alessia Cerqua Contatta »

Composta da 250 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5278 click dal 03/05/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.