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Le società militari private: analisi ed implicazioni

Informazioni tesi

  Autore: Donato Colucci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Marco Cesa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

I mezzi attraverso i quali lo Stato organizza e fa uso della forza sono tradizionalmente considerati “monopolio di stato” e dunque alieni ad ogni forma di delega ad agenti privati. In ogni modo, la presenza di soldati prezzolati ad hoc per combattere al servizio di una potenza statale rappresenta più la regola che l’eccezione nella storia della guerra. Infatti, i cosiddetti mercenari, in forma più o meno organizzata, hanno preso parte alla maggior parte dei conflitti interstatali ed intrastatali. Con la fine della guerra fredda, il fenomeno del mercenariato si è evoluto raggiungendo un inedito livello di complessità e struttura organizzativa. Si tratta delle Società Militari Private (SMP), vere e proprie aziende multinazionali operanti nel mercato della sicurezza capaci di provvedere alla fornitura di una vasta gamma di servizi allo scopo di potenziare, ed a volte perfino sostituire, la forza pubblica. Il ruolo di primo piano che gli attori privati hanno assunto nel reame pubblico della sicurezza implica una serie di contraddizioni e problematiche sia di ordine tecnico che morale. Nondimeno, è utile analizzare approfonditamente il fenomeno delle SMP evidenziando le potenzialità della privatizzazione delle funzioni militari statali. L’analisi effettuata in questa sede ha avuto l’obbiettivo di esaminare i vantaggi e gli svantaggi della privatizzazione della guerra, osservando l’impatto che l’esternalizzazione delle funzioni di supporto, consulenza e combattimento ha sui tre elementi del cosiddetto “trilatero di Clausewitz”: Governo, Forze Armate e Popolazione. Vengono infine esaminate le differenti strategie istituzionali attraverso le quali alcuni stati stanno attualmente amministrando e controllando il mercato delle SMP.

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4 INTRODUZIONE Con la nascita dello Stato moderno, abitualmente ricondotta dagli storici alla Pace di Westfalia (1648), vengono progressivamente attribuiti alla sovranità statale una serie di funzioni e compiti inderogabili tra cui primeggia l’obbligo di provvedere alla sicurezza dei sudditi. Di conseguenza, i mezzi attraverso i quali lo Stato organizza e fa uso della forza sono tradizionalmente considerati “monopolio di stato” e dunque alieni ad ogni forma di delega ad agenti privati. Perfino i più radicali tra i pensatori liberali, che rifuggono l’ingerenza statale in tutti gli aspetti della società civile, hanno sempre reputato quello della sicurezza nazionale un bene pubblico di cui lo Stato deve farsi garante attraverso la creazione ed il mantenimento della forza armata. L’idea che un’entità non statale, in particolare un’azienda privata, possa partecipare attivamente alla sicurezza nazionale rappresenta una discontinuità con la concezione moderna che vede nella forza militare una prerogativa propria dello Stato. Il settore privato, perseguendo interessi divergenti da quelli del settore pubblico, risulterebbe inadatto a provvedere ad un bene fondamentale come quello della difesa della nazione. Nonostante nella storia della guerra il ricorso a soldatesche prezzolate, diversamente organizzate, abbia rappresentato più la regola che l’eccezione, lo Stato moderno ha gradualmente imposto il suo dominio sulle questioni di natura militare. Sebbene il mercenariato non abbia mai smesso di rappresentare un’alternativa alla forza statale, negli ultimi quattrocento anni lo Stato ha monopolizzato il controllo dei mezzi della violenza organizzata. Il 31 marzo 2004, le telecamere di Associated Press trasmettevano immagini scioccanti provenienti da Falluja, città centro della guerriglia irachena. Popolazione locale in festa attorno alle carcasse di auto in fiamme, corpi straziati trascinati per le strade da una frenesia collettiva culminata con l’esposizione dei cadaveri carbonizzati di quattro uomini appesi ai piloni di un ponteggio. Le immagini hanno fatto il giro del mondo richiamando alla memoria, soprattutto a quella degli americani, l’incubo somalo del 1993. Solo nei giorni successivi all’attacco si scoprirà che gli uomini uccisi a Falluja non vestivano uniformi riconoscibili e non facevano parte di un esercito nazionale della Coalizione. Non possedevano nemmeno un nome, dato che la Blackwater Security

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