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Michel Gondry: l'illusione reale

Informazioni tesi

  Autore: Simone Varriale
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Vittorio Boarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

La tesi analizza la produzione di Michel Gondry, regista francese di videoclip e spot pubblicitari passato già da diversi anni al cinema. Nel testo si analizzano motivi tematici e iconografici ricorrenti nei suoi video: la contrapposizione (apparente) tra natura e dimensione urbana, la funzione dello schermo televisivo, l’uso dell’immaginario della musica rock. Si cercano di comprendere i rapporti tra questi temi e le diverse tecniche utilizzate dal regista, come il piano sequenza (decisamente “inusuale” nel videoclip) e il cosiddetto “zoom-morph”. Si confronta poi il suo stile con quello di altri autori (George Méliès, Zbigniew Rybczinsky, il grafico M.C Escher), per meglio descriverne le peculiarità e gli elementi legati alla storia dei media audiovisivi. L’interpretazione e la lettura dei lavori di Gondry è sviluppata tenendo presenti diversi studi sulla cultura contemporanea, con particolare riferimento ai testi di Jean Baudrillard, Dick Hebdige, Fredrick Jameson e Marc Augé.

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1 PREMESSA Quello di Michel Gondry è un nome importante nell’ambito della produzione di videoclip. Non si tratta né di uno sconosciuto genio da riscoprire, né di un artista innovativo ma rimasto nell’ombra. Tutt’ altro. Quello del regista francese è un nome che profuma di successo, un nome sulla bocca degli attori più popolari, dei dirigenti delle case discografiche e delle pop stars che vendono milioni di dischi. Si tratta dunque di uno dei più pagati e richiesti registi di videoclip degli ultimi anni. In un mercato discografico che ormai soffoca, dove lanciare un nuovo “artista” può significare la bancarotta (anche per una major), il suo nome è garanzia di numerosi passaggi televisivi (ad orari decenti) oltre che di un numeroso e fedele pubblico. Michel Gondry infatti, a differenza di tanti colleghi, ha un suo pubblico specifico, che lo segue a prescindere dai gruppi per i quali lavora. Una condizione che risulta fin troppo chiara inserendo il suo nome in rete, su un qualsiasi motore di ricerca. Esistono siti interamente dedicati a lui, oltre che una lista infinita di pagine web che riportano ogni sorta di notizia: dalle informazioni biografiche alle interviste, fino alle novità sui progetti futuri e a qualche gossip scandalistico. I suoi primi due lungometraggi, Human Nature (2001) ed Eternal Sunshine of the spotless mind (2004), sono passati tutt' altro che inosservati, l’ultimo ha addirittura vinto un Oscar per la Migliore Sceneggiatura. Già da tempo inoltre circolano notizie ed indiscrezioni sui suoi prossimi progetti: The Science of sleep e The masters of time and space, rispettivamente in fase di distribuzione e produzione. Il francese può addirittura vantare una raccolta di videoclip a suo nome, da lui stesso curata, che raccoglie il meglio del suo lavoro insieme ad alcuni commercial, a qualche cortometraggio, ecc. Eppure, nelle numerose pubblicazioni sul videoclip e nelle riviste accademiche di cinema, si è scritto ben poco su di lui. Nel 1995 i «Cahier du Cinéma», in un numero speciale consacrato alla musica e al suono, dedicarono la rubrica Images al videoclip. Franck Dupont scrisse allora un articolo su due autori in particolare: Michel Gondry e Stéphane Sednaoui. "Michel Gondry: le petit chimiste", pur essendo un breve articolo, resta a tutt’ oggi uno dei contributi più esaurienti sul regista francese. Normalmente i video di Gondry vengono citati, in numerosi testi, per esemplificare alcune tendenze del videoclip. Non c’è libro recente sul

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