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La responsabilità sociale d'impresa : il caso Pasell s.r.l.

La cultura e il rispetto della dignità umana e le ragioni della solidarietà hanno spinto, negli ultimi anni, ad analizzare e superare l’ambiguità del mercato globale, in cui si è lasciato ampio spazio ai comportamenti d’impresa sempre più elusivi ed eticamente discutibili. Già esistono da tempo regole internazionali sulla tutela contro le discriminazioni, sull’abolizione del lavoro forzato e del lavoro minorile: un primo esempio è rappresentato dal Trattato di Maastricht dell’Unione Europea, che sancisce lo sforzo di cooperazione per la tutela ambientale e per la crescita dei paesi in via di sviluppo (PVS); un secondo esempio è costituito dal Codice di condotta per l’etica degli affari recentemente approvato da parte del Parlamento europeo. Il problema dunque non è nell’individuare regole, ma nel riscontrare la loro effettiva applicazione. Nell’attuale scenario mondiale le imprese realizzano le loro strategie utilizzando la legge del più forte, che costituisce il principio base della globalizzazione. L’accelerazione della liberalizzazione economica in assenza di una governance globale, ha fatto sì che l’attenzione dell’opinione pubblica si concentrasse sul modo in cui le imprese agiscono nei confronti della società e dell’ambiente. Attualmente, mentre ci si aspetta che l’impresa sia responsabile del suo impatto sulla società, in tutto il mondo si va affermando il dibattito sulla responsabilità sociale delle imprese e della business ethics di matrice anglosassone. Da diversi anni le aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni e le multinazionali, hanno capito che produrre nel Terzo mondo e nei paesi dell’est costa meno ed elimina molti inconvenienti e limiti presenti nel loro paese di origine, quali l’elevato costo del lavoro e la presenza di vincoli giuridici in materia ambientale. Nei paesi in via di sviluppo invece i prodotti sono quasi sempre confezionati da lavoratori minorenni sottopagati, costretti a lavorare per l’intera giornata, compromettendo il loro sviluppo infantile oltre che la loro salute. Dopo decenni di consumismo frenetico, di comportamenti irresponsabili nell’uso dei beni, nella produzione dei rifiuti, nel consumo energetico, si dovrebbe avvertire l’esigenza di far proprio il concetto di consumo sostenibile, nel suo significato di consumo razionale, capace di prevedere e governare le proprie conseguenze in termini di impatto ambientale e sociale. Oggi si deve osservare il sistema economico attraverso la cosiddetta “etica dell’astronauta” che considera la terra come uno spazio limitato con poche risorse da sfruttare. Dopo la scoperta di clamorosi livelli di corruttela nell’ambito delle grandi aziende, dopo la tragedia dell’11 settembre e il diffondersi della paura per il terrorismo, ma anche dello sdegno per la scoperta di ingiustizie e di squilibri, il mondo sembra far propri i valori etici ed ecologici. La responsabilità sociale d’impresa (CSR) potrebbe creare le condizioni necessarie sia per una società coesa ed equa che per un tessuto imprenditoriale dinamico, competitivo ed efficiente. Essa incide infatti sulla cultura aziendale di modo che le scelte imprenditoriali siano una mediazione tra il criterio della economicità e quello della socialità. Per misurare la crescita economica di un paese si dovrebbe non solo fare riferimento all’incremento del P.I.L. e cioè alle performance economico-finanziarie, ma valutare anche una serie di fattori che possono essere considerati indice di benessere, quali l’ambiente sociale e naturale. E siamo proprio noi cittadini, nella duplice veste di consumatori ed elettori, ad incidere, con le nostre decisioni di voto e di consumo, sul comportamento dei rappresentanti delle istituzioni e delle imprese.


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5 IL PROBLEMA La cultura e il rispetto della dignità umana e le ragioni della solidarietà hanno spinto, negli ultimi anni, ad analizzare e superare l’ambiguità del mercato globale, in cui si è lasciato ampio spazio ai comportamenti d’impresa sempre più elusivi ed eticamente discutibili. Già esistono da tempo regole internazionali sulla tutela contro le discriminazioni, sull’abolizione del lavoro forzato e del lavoro minorile: un primo esempio è rappresentato dal Trattato di Maastricht dell’Unione Europea, che sancisce lo sforzo di cooperazione per la tutela ambientale e per la crescita dei paesi in via di sviluppo (PVS); un secondo esempio è costituito dal Codice di condotta per l’etica degli affari recentemente approvato da parte del Parlamento europeo. Il problema dunque non è nell’individuare regole, ma nel riscontrare la loro effettiva applicazione. Nell’attuale scenario mondiale le imprese realizzano le loro strategie utilizzando la legge del più forte, che costituisce il principio base della globalizzazione. Da diversi anni le aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni e le multinazionali, hanno capito che produrre nel terzo mondo e nei paesi dell’est costa meno ed elimina molti inconvenienti e limiti presenti nel loro paese di origine, quali l’elevato costo del lavoro e la presenza di vincoli giuridici in materia ambientale. Nei paesi in via di sviluppo invece i prodotti sono quasi sempre confezionati da lavoratori minorenni sottopagati, costretti a lavorare per l’intera giornata, compromettendo il loro sviluppo infantile oltre che la loro salute 1 . Dopo decenni di consumismo frenetico, di comportamenti irresponsabili nell’uso dei beni, nella produzione dei rifiuti, nel consumo energetico, si dovrebbe avvertire l’esigenza di far proprio il concetto di consumo sostenibile, nel suo significato di consumo razionale, capace di prevedere e governare le proprie conseguenze in termini di impatto ambientale e sociale. Oggi si deve osservare il sistema economico attraverso la cosiddetta “etica dell’astronauta” 2 che considera la terra come uno spazio limitato con poche risorse da sfruttare. Dopo la scoperta di clamorosi livelli di corruttela nell’ambito delle grandi aziende, dopo la tragedia dell’11 settembre e il diffondersi della paura per il terrorismo, ma anche dello sdegno per la scoperta di ingiustizie e di squilibri, il mondo sembra far propri i valori 1 Si pensi che nell’analizzare il prezzo di vendita di un paio di calzature sportive prodotte in un paese sottosviluppato, si può rilevare come l’incidenza della manodopera sul prezzo finale, che normalmente negli altri paesi è del 24%, possa addirittura arrivare allo 0,18% . 2 P. e A. Elrich “Il cambio della ruota. Risorse, popolazione, cultura e ambiente” Edizioni Ambiente, Milano, 2005

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Stefania Sabatino Contatta »

Composta da 124 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.