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Un “testimone” per la modernità. La fotografia nella memoria individuale e sociale tra Ottocento e Novecento

La tesi proposta intende indagare sul ruolo che la fotografia ha avuto nello sviluppo interiore e nella memoria degli uomini fin dal XIX secolo. La riscoperta del passato nell’epoca moderna in cui radicali e rapidi mutamenti nella società e nell’organizzazione del tempo del lavoro mettono in crisi i tradizionali sistemi di valori e gli antichi simboli di differenziazione sociale, emerge dalla necessità di avere riferimenti saldi e duraturi nel contesto sociale in cui l’individuo agisce. Verso la fine dell’ Ottocento si rileva l’esigenza di rappresentare ciò che sta scomparendo: le città si espandono per accogliere coloro che abbandonano le campagne ed il paesaggio muta insieme alle persone inserite in inedite dinamiche di produzione industriale. Intensi interpreti della modernità sono gli scrittori, le cui opere costituiscono una traccia importante per rivelare aspetti complessi di una realtà difficile da decifrare per il ‘soggetto moderno’. La frenetica vita nelle metropoli moderne, affollati non-luoghi densi di stimoli in cui è possibile avere soltanto brevi interazioni con gli altri, genera il bisogno di avere uno spazio intimo alternativo, la casa, di cui ci si appropria riempiendola di oggetti, fotografie e souvenirs di viaggi che costituiscono elementi di una memoria condivisibile con il resto della famiglia. L’uso della fotografia a sostegno della memoria privata dell’individuo a cavallo tra Ottocento e Novecento è un modo per ridurre la complessità del presente troppo caotico e si inserisce in un clima culturale che guarda al passato attraverso la fondazione di musei e la costituzione di società di archivi per preservare una memoria collettiva fortemente sentita nell’instabilità dell’esistenza moderna. Il progresso tecnologico ha permesso alle persone di conservare il proprio passato con forme di riproduzione e diffusione di immagini, di recuperare le radici e rafforzare l’identità racchiudendola tra le pagine di un album di fotografie o nelle cornici appese in casa. Le prime immagini private “autoprodotte” nascono da una condizione discordante che vede profilarsi la distinzione tra il tempo personale dell’ambito domestico ed un tempo convenzionale scandito da attività lavorative, ritmi di produzione in fabbrica e spostamenti veloci con i nuovi mezzi di trasporto. La fotografia si fa testimone della vita di ognuno, è diffusa in tutto il mondo, strumento di una pratica sociale che ancora oggi è espressione dell’anonimo racconto autobiografico, rafforzando legami affettivi e suggellando l’unicità di una vita oltre ad essere elemento fondamentale per la conoscenza della memoria sociale moderna

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4 Introduzione L’inquadratura Al momento della ripresa fotografica, l’operatore più o meno esperto osserva attentamente ciò che vuole fotografare, controlla la luce, la messa a fuoco e poi scatta probabilmente sicuro dell’immagine che ha appena fissato sulla pellicola. Spesso però l’attenzione verso un particolare elemento della realtà esterna inganna l’occhio del fotografo che nell’inquadratura coglie dettagli involontari rivelati al momento della fase di stampa del fotogramma ma che tuttavia rafforzano il soggetto o lo sfondo della fotografia. Anche nella semplice occhiata ad una fotografia scattata molto tempo fa, l’osservatore rintraccia particolari mai colti, come fosse la prima volta che posa lo sguardo su quell’immagine.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Maria Vittoria Cocuzzoli Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11085 click dal 13/04/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.