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La costruzione mediatica dell'insicurezza, indagine sulla retorica della paura come strategia comunicativa e strumento di controllo sociale

Il sistema dei media nelle società complesse diviene strumento estremamente rilevante nella costruzione sociale della realtà e nel determinare l’idea che le masse hanno del mondo e di se stesse. I sistemi d’informazione, però, nel fornir loro questo sapere e questa finestra affacciata sul mondo, devono, per necessità di spazi, attuare un’operazione di selezione e di sintesi.
In un processo di scrematura e di riduzione della complessità, essi ritagliano da tutta una serie di immagini e avvenimenti alcune loro parti, e propongono, in questo modo, una trasposizione, una rappresentazione della realtà, che non è la realtà stessa… Rifiutando una deriva piattamente critica od apocalittica, non si può dimenticare, tuttavia, quanto i media, selezionando le notizie e ricorrendo a tecniche narrativo-retoriche che amplificano (o minimizzano) determinati fenomeni, siano importanti nel trasmettere immagini, stereotipi, opinioni e pregiudizi.
Diffondendo certi tipi di messaggi a scapito di altri, i media influiscono in modo rilevante sulla percezione degli eventi, soprattutto quelli non immediatamente verificabili dai singoli individui, e propongono una visione del mondo per forza di cose parziale e latentemente distorta.
E’ all’interno di questa dinamica che si inserisce l’interesse del presente lavoro.
I media seguono, nell’effettuare la selezione, criteri di pertinenza che si sedimentano nel tempo, a seconda dei contesti e delle culture.
Questi criteri riguardano il livello generale di interesse di un evento, il suo impatto sulla nazione ed altre caratteristiche argomentate nella tesi; ma tutti sono comunque orientati, con particolare riferimento alla tradizione giornalistica italiana, alla vendibilità della notizia stessa, al massimo impatto e all’enfasi sull’eccezionalità, che in termini pratici si traducono nella divulgazione prioritaria delle notizie allarmanti e nella loro trattazione sensazionalistica.
Nella presente indagine ci si è preposti, appunto, di verificare (con interviste faccia a faccia ed elaborazione dei conseguenti risultati) se e quanto questa consolidata tendenza dei sistemi d'informazione comporti la disseminazione tra i "forti consumatori mediali" di un senso d'allarme e d'insicurezza sociale diffusi, presumendo che il tutto avvanga sullo sfondo di un nuovo progetto normativo in cui la paura (per il terrorismo, la criminalità o la decadenza morale) diviene anche una dimensione politica creata ed alimentata ad arte dall'èlite del potere per indurci ad adottare i suoi provvedimenti (come azioni belliche altrimenti impopolari) o, in altri casi, per distrarre l'opinione pubblica verso fenomeni o pericoli isolati, fornendo così la possibilità di evitare problemi più gravi che le istituzioni non sanno o non vogliono affrontare.

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4 LA COSTRUZIONE MEDIATICA DELL’INSICUREZZA Prefazione Imparare a sentire l’angoscia è un’avventura attraverso la quale deve passare ogni uomo, affinché non vada in perdizione, o per non essere mai stato in angoscia o per essersi immerso in essa; chi invece imparò a sentire l’angoscia nel modo giusto, ha imparato la cosa più alta. – Kierkegaard S. (tr. it. 1970, p.193) Il tema dell’insicurezza può certamente considerarsi come una delle problematiche che meglio caratterizzano lo spirito della nostra epoca. Proponendosi quasi come un sottofondo oscuro, la percezione del rischio, l’ansietà per il dilatarsi di pericoli latenti e spesso di natura poco conosciuta, sembrano essere fili nascosti di una trama di reazioni socialmente diffuse di fronte ad una molteplicità di problemi di portata sia planetaria (terrorismo, guerra, cambiamenti climatici, effetti socio- economici della globalizzazione) che individuale (microcriminalità, inquinamento, instabilità occupazionale).

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Marco Di Tommaso Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.