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Antitrust e mercato cinematografico italiano

La legge di riordino in materia di cinematografia, il D.lgs.n.28 del 2004, riconosce all’art.1 l’importanza del cinema non solo quale fondamentale mezzo di espressione artistica, culturale e di comunicazione sociale, ma anche per la sua importanza economica ed industriale.
Pensare il cinema solo come alta espressione artistica rappresenta quindi un mero esercizio intellettuale, una visione limitata del fenomeno che non considera un aspetto fondamentale: il film è “anche” una merce.
Il comparto cinematografico rappresenta un mercato particolare, con specifiche peculiarità, che spesso ha strutturato la sua organizzazione come quella di altri settori economici.
In poco più di un secolo si è servito di quasi tutte le forme societarie nate prima e dopo di esso, dall’impresa individuale, fino alla s.p.a..
Dal 1990, anno in cui la legge n.287 segna la nascita in Italia dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche il comparto cinematografico viene sottoposto a precisi controlli in materia antitrust.
Il primo atto sul cinema è del 1994, anno della prima “Indagine conoscitiva sul settore cinematografico”.
Questa consisteva in un’analisi molto particolareggiata dell’intera filiera produttiva, sollecitata da segnalazioni di operatori minori che lamentavano condotte contrarie al libero mercato ed alla concorrenza.
L’indagine conoscitiva del ’94 ha ispirato questa tesi, segnandone il punto di partenza per descrivere l’evoluzione della situazione concorrenziale all’interno del mercato cinematografico italiano.
Il lavoro si è svolto con obiettivi precisi:
- mostrare come è mutata nel tempo l’industria cinematografica, descrivendo la filiera produttiva ed i “nuovi mercati” (produzione,distribuzione,esercizio,home video e televisione);
- indicare evoluzione e conformazione attuale del mercato cinematografico italiano, collegando a questo l’analisi dei maggiori provvedimenti legislativi succedutisi nel corso degli anni e di interesse anche per l’Autorità antitrust;
- analizzare l’attività dell’Autorità antitrust italiana in materia, per capire quanto e come ha inciso sul mercato e sulle scelte del legislatore.
Nel perseguimento dei suoi obiettivi la tesi si è concentrata soprattutto sull’esame degli archivi dell’Autorità antitrust, oltre che su fonti storiche riguardanti l’industria cinematografica e statistiche di istituti di ricerca del settore.
Una volta indicate in generale le fattispecie di competenza dell’Autorità, sono stati esaminati i provvedimenti emanati in questi anni, con particolare attenzione a:
- intese restrittive della concorrenza;
- operazioni di concentrazione;
- pubblicità ingannevole e comparativa nei film alla luce del decreto legislativo n.74 del 1992, ma anche della nuova riforma del cinema (il D.lgs.n.28 del 2004) che ha reso pienamente legittimo il “product placement” nei film.
I risultati di questa attività sono stati molteplici e contrastanti:
- dopo dieci anni di segnalazioni a Parlamento e Governo sui rigidi vincoli legislativi riguardanti l’apertura di nuove sale cinematografiche, il mercato è stato solo parzialmente liberalizzato. Le segnalazioni, infatti, non sono state accolte pienamente e rimangono alcune zone d’ombra anche nella nuova riforma;
- l’esame delle operazioni di concentrazione nel mercato delle sale ed il monitoraggio dei comportamenti degli operatori interessati ha permesso all’Autorità di limitare la formazione e l’abuso di posizioni dominanti in questo settore e di intese restrittive della concorrenza (come l’accordo intercategoriale tra distributori ed esercenti riguardante il prezzo del biglietto, denunciato nel 2001);
- sono stati denunciati i casi (per la verità, pochi) in cui si sono verificate pubblicità ingannevoli non rispettose dei parametri indicati dal decreto n.74 del ’92.
Va detto che sul lavoro dell’Autorità antitrust pesa una forte lacuna: essa si è sottratta dall’analisi di un argomento controverso come quello degli “aiuti statali” al cinema, una pratica utilizzata dall’Esecutivo sin dal 1965 (con la legge n.1213), quasi sempre con scopi puramente assistenziali, che spesso hanno sconvolto gli equilibri del mercato italiano falsandone le normali dinamiche.
Per il futuro molti sono i compiti che attendono l’Autorità antitrust:
- monitorare il rapporto distributori-esercenti, puntando l’attenzione sugli agenti locali della distribuzione che operano anche da esercenti e programmatori;
- l’esame di tutti i mercati della filiera cinematografica, non solo di quello delle sale. In particolar modo quello della produzione cinematografica che rischia di riproporre anche nel cinema il duopolio Rai-Fininvest esistente nel mercato della televisione in chiaro;
- l’analisi delle modalità di erogazione dei finanziamenti statali che, nonostante siano stati fortemente ridotti, non devono più avere intenti assistenziali, né favorire alcuni operatori piuttosto che altri.

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3 INTRODUZIONE La nuova legge di riforma in materia di attività cinematografiche, cioè il d.lgs. n.28 del 22 gennaio 2004, all’art.1 comma 1 dice che: “la Repubblica, in attuazione degli art.22 e 33 della Costituzione, riconosce il cinema quale fondamentale mezzo di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale.” La legge però non si limita a riconoscere semplicemente la valenza culturale, artistica e sociale del mezzo cinematografico, infatti sempre l’art.1, al comma 2, precisa che: “le attività cinematografiche sono riconosciute di rilevante interesse generale, anche in considerazione della loro importanza economica ed industriale.” Relegare l’idea del cinema e del prodotto filmico alla sola concezione di esso come alta espressione artistica e culturale rappresenta quindi un mero esercizio intellettuale, una visione limitata del fenomeno che non tiene conto di un aspetto fondamentale, e cioè che il film è “anche” una merce. Molto significative in tal senso sono le parole di Luigi Chiarini, grande esperto di cinema e per anni direttore della Mostra del Cinema di Venezia; egli amava ripetere che “il film è un’arte, mentre il cinema è un’industria”. Il cinema è un settore dell’economia molto particolare e senza una tradizione vera e propria. A volte si è sviluppato in maniera autonoma (soprattutto all’inizio), più spesso ha modellato la sua organizzazione su quella di altri settori economici. In poco più di un secolo si è servito di quasi tutte le forme societarie nate prima e dopo di esso, dall’impresa personale, fino alla s.p.a. quotata in borsa.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Angelo Giardini Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3921 click dal 26/04/2006.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.