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Il Portogallo e la marittimità

Informazioni tesi

  Autore: Giulio Maria Mancini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche delle Relazioni Internazionali
  Relatore: Massimo Prof. De Leonardis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

Agli occhi di chi trascorre in terra lusitana un periodo della propria vita, il Portogallo si presenta celebrando la sua Storia delle Scoperte: per il piccolo Paese iberico, i Descobrimentos sono ancora il biglietto da visita più prestigioso. La letteratura nazionale sull’argomento è vastissima, conferenze e simposi in ambito accademico sono numerosi e l’intero Paese vive, in una certa misura, nel continuo e orgoglioso ricordo di un passato glorioso costruito per mezzo del mare. Quando parliamo di marittimità, non intendiamo solo il prodotto di una determinata collocazione geografica o il complesso delle attività (politiche e commerciali, civili e militari) legate al mare. Ovviamente si tratta anche di questo, ma si vuole più precisamente intendere l’essenza marittima nazionale, il legame profondo con il mare che permea la vita di un Paese in merito alle scelte politiche, all’economia, alla cultura e alla struttura sociale. Il Portogallo tra il XII e il XIX secolo è uno dei pochi esempi di forte e intima marittimità, pur senza nascondere alcune contraddizioni.
Charles R. Boxer, uno degli autori stranieri che più si è occupato di Storia del Portogallo, definisce l’Impero portoghese come “uno dei più grandi enigmi della Storia ”, per essere stato eccezionale nella sua vastità e complessità come nel fallimento e nell’incapacità di mantenersi. Gli autori portoghesi invece rivendicano al proprio Paese il merito di avere, attraverso i viaggi transoceanici, cambiato le prospettive dell’Umanità aprendo orizzonti fino ad allora sconosciuti, di essere stato l’iniziatore della modernità e di avere portato il mondo alla prima vera globalizzazione.
Una posizione quest’ultima che non manca di suscitare perplessità. Si badi, non si vuole qui negare l’importanza delle Scoperte portoghesi, ma analizzare i profondi contrasti che in Portogallo hanno segnato l’espansione e il rapporto con l’Oceano. Quanto ha inciso il mare nella formazione della Nazione portoghese e nella scelta di uscire dal quadro europeo? Quali sono stati i punti di forza che hanno permesso la creazione di un Impero su tre continenti e quali le debolezze? Come è stato gestito e a quali conseguenze ha portato il rapporto con il mare? Queste sono alcune delle questioni a cui si è cercato di rispondere nel primo capitolo.
L’espansione commerciale e coloniale e la creazione di un immenso Impero marittimo sollevano anche questioni di carattere strategico – militare. Il Portogallo mostrò per primo l’importanza del potere marittimo e oceanico, sia che lo si veda come prima Potenza Marittima sia che, suo malgrado, si guardi alle debolezze del suo “controllo dei mari”. Il secondo capitolo di questo lavoro si propone appunto di analizzare la Storia marittima portoghese secondo i canoni delle teorie del potere marittimo, utilizzando gli strumenti acquisiti nel corso di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni Internazionali della nostra Facoltà e in particolare nel seminario su Potere Marittimo e Relazioni Internazionali tenuto dal Contrammiraglio Pier Paolo Ramoino.
Come abbiamo accennato, la nozione di marittimità non si limita alle caratteristiche geopolitiche, ma abbraccia campi ben più vasti della vita di un Paese. Il terzo capitolo costituisce un’analisi de I Lusiadi, il poema epico del XVI secolo che attraverso la narrazione del viaggio di Vasco de Gama racconta l’epopea di tutto un popolo e che quasi si identifica con la Nazione portoghese. Non si è volutamente compiuto un commento letterario, che non compete allo studioso di Scienze Politiche, ma piuttosto un’analisi dell’opera come documento della cultura e dei valori portoghesi influenzati dal mare e come testimonianza storica del particolare periodo, quello alla fine del Cinquecento, in cui venne pubblicata.

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3 Introduzione Agli occhi di chi trascorre in terra lusitana un periodo della propria vita, il Portogallo si presenta celebrando la sua Storia delle Scoperte: per il piccolo Paese iberico, i Descobrimentos sono ancora il biglietto da visita più prestigioso. La letteratura nazionale sull’argomento è vastissima, conferenze e simposi in ambito accademico sono numerosi e l’intero Paese vive, in una certa misura, nel continuo e orgoglioso ricordo di un passato glorioso costruito per mezzo del mare. Quando parliamo di marittimità, non intendiamo solo il prodotto di una determinata collocazione geografica o il complesso delle attività (politiche e commerciali, civili e militari) legate al mare. Ovviamente si tratta anche di questo, ma si vuole più precisamente intendere l’essenza marittima nazionale, il legame profondo con il mare che permea la vita di un Paese in merito alle scelte politiche, all’economia, alla cultura e alla struttura sociale. Il Portogallo tra il XII e il XIX secolo è uno dei pochi esempi di forte e intima marittimità, pur senza nascondere alcune contraddizioni. Charles R. Boxer, uno degli autori stranieri che più si è occupato di Storia del Portogallo, definisce l’Impero portoghese come “uno dei più grandi enigmi della Storia 1 ”, per essere stato eccezionale nella sua vastità e complessità come nel fallimento e nell’incapacità di mantenersi. Gli autori portoghesi invece rivendicano al proprio Paese il merito di avere, attraverso i viaggi transoceanici, cambiato le prospettive dell’Umanità aprendo orizzonti fino ad allora sconosciuti, di essere stato l’iniziatore della modernità e di avere portato il mondo alla prima vera globalizzazione. Una posizione quest’ultima che non manca di suscitare perplessità. Si badi, non si vuole qui negare l’importanza delle Scoperte portoghesi, ma analizzare i profondi contrasti che in Portogallo hanno 1 C.R. Boxer, O Império Marìtimo Português 1415-1825, Edições 70, Lisbona 1977, p. 11

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