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La responsabilità medica profili civili e risvolti penali

Informazioni tesi

  Autore: Pietro Micale
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Libero Istituto Universitario Carlo Cattaneo LIUC
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Camilletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Il codice di Hammurabi (Babilonia 1792-1750 a.C.) definiva “il medico un sacerdote che doveva scacciare l’uno o l’altro dei sette demoni delle malattie”; il chirurgo, invece, era un artigiano la cui perizia era finalizzata a ripristinare la situazione del soggetto leso mediante un intervento, appunto di chirurgia; con la conseguenza che il mancato raggiungimento dell’obbiettivo produceva una pena. Dall’epoca di Hammurabi ad oggi la medicina ha fatto passi da gigante. Altrettanto il diritto e sotto certi aspetti, la civilta’. Non esistono, per fortuna piu’ gli schiavi e non si configura piu’ una pena corporale per il medico che sbaglia, pur restando sostanzialmente inalterato il concetto di responsabilita’, graduato, pero’, a seconda di molteplici circostanze e di fattispecie medico-giuridiche. Negli ultimi dieci anni, l’aumento dei casi di responsabilita’ medica e’ cresciuto a dismisura, provocando il triplicarsi di controversie giudiziarie. Molteplici sono le cause del fenomeno, non ancora ben identificato da un’analisi di studio progettuale, ma alcuni fattori scatenanti del fenomeno si sono gia’ delineati: l’aumento delle patologie curate dai sanitari, oggi anche le piu’ gravi e quindi l’evoluzione dei mezzi di cura e diagnosi; l’attivita’ di sensibilizzazione costante delle associazioni a difesa dei diritti del malato; la maggiore presa di coscienza dei propri diritti da parte del cittadino; l’allungamento della vita media dell’uomo; la pressione dei mass – media; non ultimi, la stessa evoluzione del concetto e delle funzioni della responsabilita’ civile e, purtroppo, anche l’istinto predatorio, poco apprezzabile sul piano morale e deontologico, di molti addetti ai lavori, che, in presenza di enti e compagnie assicurative tenute a risarcire ed in grado di soddisfare esigenze economiche, incardinano giudizi civili spesso infondati, quasi sempre dal petitum lievitato in modo esponenziale. E' per questo che sempre di piu’ negli ultimi anni due mondi all'apparenza distanti tra loro, quello medico e quello giuridico, in realta’ si intrecciano continuamente. In dottrina ed in giurisprudenza v'e’ un continuo fervore sui temi di interesse medico, sulla responsabilita’ medica, e sui contratti tra medici e pazienti. E su tali temi si assiste ad una continua evoluzione tanto repentina e strutturale che spesso principi ritenuti assodati sono stravolti e ribaltati da una qualsivoglia sentenza, innovativa, della Suprema Corte. In questo elaborato si e’ preliminarmente analizzata la natura giuridica del contratto sanitario e successivamente, attraverso gli artt. 1218 e 2043 c.c., la responsabilita’ medica dell'operatore della professione sanitaria. Definire la natura del contratto, anche attraverso le varie teorie su cui si fonda, e’ infatti fondamentale per appuntare i confini della responsabilita’ e per dettare la disciplina del rapporto medico-paziente. Per la vastita’ giurisprudenziale sul punto e per il continuo incessante contributo della dottrina, grande spazio e’ stato riservato alla responsabilita’ medica e alla natura di questa attivita’. Si e’ cercato, inoltre, di definire l’importanza del nesso causale, previsto dagli artt. 40 e 41 c.p., che ci permette di analizzare il dolo e la colpa come elementi naturalmente essenziali, e ci si e’ chiesti che tipo di danno e di risarcimento puo’ essere richiesto nel caso di intervento medico non riuscito o dannoso. Scriminante e necessaria preliminarmente all'effettuazione di un qualsivoglia intervento medico e’ naturalmente la prestazione del consenso da parte del paziente. In questo studio sono state altresi’, analizzate le varie problematiche connesse alla legittimita’ della prestazione e alla natura dei T.S.O., dando spazio all’importanza del consenso come scriminante e analizzando due casi di specie. Infine, attraverso l’analisi di uno specifico caso, si e’ fatta una disamina degli obblighi di informazione che il medico e’ tenuto a osservare nei confronti del paziente.

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Il codice di Hammurabi (Babilonia 1792-1750 a.C.) definiva “il medico un sacerdote che doveva scacciare l’uno o l’altro dei sette demoni delle malattie”; il chirurgo, invece, era un artigiano la cui perizia era finalizzata a ripristinare la situazione del soggetto leso mediante un intervento, appunto di chirurgia; con la conseguenza che il mancato raggiungimento dell’obbiettivo produceva una pena: il taglio delle mani, se il paziente era un uomo libero, una sanzione più lieve, se schiavo. Dall’epoca di Hammurabi ad oggi la medicina ha fatto passi da gigante. Altrettanto il diritto e sotto certi aspetti, la civiltà. Non esistono, per fortuna più gli schiavi e non si configura più una pena corporale per il medico che sbaglia, pur restando sostanzialmente inalterato il concetto di responsabilità, graduato, però, a seconda di molteplici circostanze e di fattispecie medico-giuridiche. Negli ultimi dieci anni, l’aumento dei casi di responsabilità medica è cresciuto a dismisura, provocando il triplicarsi di controversie giudiziarie. Molteplici sono le cause del fenomeno, non ancora ben identificato da un’analisi di studio progettuale, ma alcuni fattori scatenanti il fenomeno si sono già delineati: l’aumento delle patologie curate dai sanitari, oggi anche le più gravi e quindi l’evoluzione dei mezzi di cura e diagnosi; l’attività di sensibilizzazione costante delle associazioni a difesa dei diritti del malato; la maggiore presa di coscienza dei propri diritti da parte del cittadino; l’allungamento della vita media dell’uomo; la pressione dei mass – media; non ultimi, la stessa evoluzione del concetto e delle funzioni della responsabilità civile e, purtroppo, anche l’istinto predatorio, poco apprezzabile sul piano morale e deontologico, di molti addetti ai lavori, che, in presenza di enti e compagnie assicurative tenute a risarcire ed in grado di soddisfare esigenze economiche, incardinano giudizi civili spesso infondati, quasi sempre dal petitum lievitato in modo esponenziale. E' per questo che sempre di più negli ultimi anni due mondi all'apparenza distanti tra loro, quello medico e quello giuridico, in realtà si intrecciano continuamente. In dottrina ed in giurisprudenza v'è un continuo fervore sui temi di interesse medico, sulla responsabilità medica, e sui contratti tra medici e pazienti. E su tali temi si assiste ad una continua evoluzione tanto repentina e strutturale che spesso principi ritenuti assodati sono stravolti e ribaltati da una qualsivoglia sentenza, innovativa, della Suprema Corte. E non soltanto vengono posti sotto osservazione comportamenti medici viziati da dolo o colpa, ma ad esempio, di nuovo interesse dottrinale sono i c.d. "errori cognitivi": sbagli cioè che non sono figli di incompetenza, distrazione o negligenza, ma di un ragionamento non corretto. Percorsi ed abitudini mentali, attribuibili alla fallibilità del ragionamento umano, che portano ad errore. sono sbagli prevedibili che si ripetono soprattutto nelle situazioni d emergenza. Un nome nuovo agli errori, secondo gli analisti dello sbaglio, che potrebbe essere un'ulteriore via al contenimento del danno in corsia. Dove ogni anno si contano 32 mila casi di "disattenzioni", come dimostrano le elaborazioni dell'Istat. Dove le morti in ospedale causate da errori rappresentano il 2,5% del totale dei decessi. A queste cifre vanno aggiunti 300.000 casi di danno alla salute, con un costo che

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