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Il Diritto Internazionale della “Pacem in Terris” nella concezione di Giovanni Paolo II

L’enciclica si dedica esclusivamente al tema della pace in terra: ne identifica il significato, l’etica che ne deriva e che la rende possibile, le caratteristiche, le vie mentali e operative che vi conducono. L’intento del documento, il primo dedicato sistematicamente alla pace, è anzitutto quello di identificare la pace in se stessa, e non (come comunemente si è fatto ) dal suo opposto.
Il nostro lavoro tenderà ad analizzare gli argomenti addotti dalla Pacem in Terris che hanno un carattere ascrivibile al Diritto Internazionale, cercando di tralasciare (a volte è impossibile) le argomentazioni squisitamente clericali.
Per fare ciò non si può non partire dal complesso, e sempre in evoluzione, mondo dei diritti umani.
Nella nostra epoca - segnata tra l'altro, dal trionfo della tecnica, da forme sempre più ampie di interdipendenza e dall'emersione di "particolarismi tribali" (che le vicende della "pulizia etnica" delle genti del Kosovo come pure i tanti altri conflitti in altre regioni del mondo, drammaticamente vivi ma assenti dalla "scena" dell'informazione, mostrano nei loro aspetti più orrendi) - i diritti umani si caratterizzano come struttura portante di una moralità che implica l'assunzione di una logica universalistica. Per "moralità" qui si intende l'assetto generale della pratica morale, talché i diritti umani operano come elementi legittimanti di un'etica pubblica, partecipando costitutivamente alla legittimazione delle organizzazioni gius-politiche, sia a livello nazionale che a livello Internazionale. La logica universalistica richiede che la rivendicazione di un diritto è possibile solo in quanto colui che la propone la riconosca come valida, in linea di principio, per chiunque venisse a trovarsi nella medesima situazione in cui egli si trova.
Con il messaggio della Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2001 intitolato “Dialogo Tra Le Culture
Per Una Civiltà Dell'amore E Della Pace, Giovanni Paolo II segnalava l’urgenza di avviare un vero dialogo tra le diverse Culture dell’umanità “dichiarando il 2001 « Anno Internazionale del dialogo fra le civiltà »”, cogliendo, probabilmente, segnali di disagio che provenivano dal mondo mussulmano a causa della questione istraelo-palestinese non ancora risolta: ”Ma ancor oggi, purtroppo, in diverse parti del mondo, assistiamo, con crescente apprensione, al polemico affermarsi di alcune identità culturali contro altre culture”. Questo fenomeno può, alla lunga, sfociare in tensioni e scontri disastrosi”.
Dopo la “denuncia-invito” del messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2001, il suo successivo messaggio del 1° gennaio 2002, intitolato “ non c' è pace senza giustizia non c' è giustizia senza perdono”, è condizionato dall’attentato dell’11 settembre 2001.
Con questo messaggio Giovanni Paolo II in primo luogo invita tutti al perdono, un perdono secondo “giustizia” non animato dalla vendetta “Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono: questo monito non mi stancherò di ripetere a quanti, per una ragione o per l'altra, coltivano dentro di sé odio, desiderio di vendetta, bramosia di distruzione”, e come suo solito, si riferisce principalmente ai Capi di Stato “Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono: questo voglio ricordare a quanti detengono le sorti delle comunità umane,...”.
Successivamente il messaggio affronta “il fenomeno terrorismo” in una lunga e articolata esposizione:
“Il terrorismo si fonda sul disprezzo della vita dell'uomo,.....un vero crimine contro l'umanità”. Classifica il terrorismo come crimine contro l’umanità, quindi un crimine perseguibile, sempre, a livello Internazionale. Ma cosa viene classificato come “terrorismo”. Nella comunità Internazionale negli ultimi 20 anni si è sviluppato un vigoroso dibattito per classificare e codificare gli attacchi terroristici da, ad esempio, attacchi portati per la liberazione di un popolo. Una buona definizione di terrorismo dovrebbe tenere conto di quattro elementi fondamentali:

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3 CAPITOLO I 1. L’ENCICLICA “PACEM IN TERRIS” 1.1 LA SOGGETTIVITA’ INTERNAZIONALE DELLA SANTA SEDE La Santa Sede, o sede Apostolica, gode di piena soggettività Internazionale in quanto autorità sovrana che realizza atti giuridicamente propri. Essa esercita una sovranità esterna, riconosciuta nel quadro della Comunità Internazionale, che riflette quella esercitata all’interno della Chiesa caratterizzata sia dall’unità organizzativa che dall’indipendenza. La Chiesa si avvale di quelle modalità giuridiche che risultino necessarie o utili al compimento della sua missione. L’attività Internazionale della Santa Sede si manifesta oggettivamente sotto diversi aspetti, tra cui: il diritto di legazione attivo e passivo, l’esercizio dello jus contrahendi, con la stipula di trattati, la partecipazione a organizzazioni intergovernative, come

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Natali Silvano Contatta »

Composta da 193 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.