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L'operazione straordinaria di trasformazione alla luce del d.lgs. n.6 /2003: aspetti economico-valutativi

Le operazioni straordinarie d’impresa, quali la trasformazione, fusione, scissione e liquidazione, rappresentano un valido strumento per la crescita e il rinnovamento delle imprese odierne che, per non essere “schiacciate” dalla concorrenza, sono chiamate ad operare con flessibilità, efficienza e ad essere sempre pronte a rivedere criticamente le loro azioni.
All’interno delle operazioni c.d. straordinarie, perchè messe in atto in momenti particolari della vita aziendale, un posto di rilievo è svolto dall’operazione di trasformazione. L’operazione di trasformazione, riconosce la piena facoltà di “migrare” da un tipo societario all’altro, qualora la forma originariamente scelta non sia più convergente con le necessità aziendali e il contesto ambientale in cui essa opera.
Il mutamento della forma giuridica è il risultato di un ragionamento complesso che investe diversi aspetti che partono dalle condizioni interne e giungono a prendere in considerazione fattori d’origine esterna. Si tratta di variabili che devono essere accuratamente ponderate, perché, se la scelta dovesse essere errata, si potrebbe andare incontro al c.d. “rischio di forma giuridica”, che costituisce un componente del rischio generale d’impresa.
La scelta della forma giuridica rientra tra le decisioni d’ordine strategico, prioritarie all’interno dell’azienda anche per la sua sopravvivenza, pertanto, non deve essere assunta negligentemente, bisogna, anzi, prendere coscienza che i suoi effetti toccano profili strategici e che – detta decisione – produce riflessi sull’intera economia d’impresa.
La trasformazione rappresenta, quindi, una nuova meditazione, rispetto alle scelte fatte in origine, riguardo al tipo di società con cui gestire l’azienda, alla luce del mutato contesto ambientale e delle sue condizioni interne.
L’inadeguatezza del sistema legislativo in tema di forme societarie e l’esigenza di rendere più competitivo a livello internazionale l’apparato economico-aziendale italiano, hanno reso necessaria una rivisitazione delle norme civilistiche e fiscali in materia. In considerazione di ciò, con effetto dal 1° gennaio 2004, è entrata in vigore la riforma del diritto societario, introdotta dal D. Lgs. n.6/2003.
La riforma recente, ha ampliato e notevolmente rivisitato il numero di disposizioni in materia per garantire una copertura delle lacune che caratterizzavano l’istituto previgente.
La trasformazione risultante dalla riforma è un’operazione ben più vasta di quella precedente, ricomprende, infatti, non solo strutture societarie, ma più in generale è consentita ad ogni ente.
Con l’introduzione della trasformazione c.d. eterogenea, l’autonomia attribuita ai privati, nella scelta del tipo sociale, s’allarga al punto che, l’operazione non si risolve più in una prerogativa societaria, ma assume un significato più ampio, includendo enti associativi (associazioni, consorzi) e non (fondazioni), e fenomeni privi di soggettività giuridica (comunioni d’azienda).
Se si considera che la funzione della trasformazione risiede essenzialmente nella possibilità di adeguare il modello organizzativo adottato in origine, alle mutate esigenze che emergono continuamente nella realtà dell’impresa sociale, con un considerevole risparmio di tempi, di forme, di oneri tributari, si vede chiaramente come l’accoglimento dell’idea della trasformazione quale fenomeno che va oltre il tipo societario per abbracciare qualsiasi organizzazione conduca a superare il convincimento diffuso in passato secondo il quale, l’esercizio lucrativo dell’attività imprenditoriale in forma collettiva sia appannaggio esclusivo del modello societario.
L’operazione di trasformazione, dinanzi a tali cambiamenti, è divenuta estremamente variegata e attuale, però, per così dire, ancora poco conosciuta; non riscuote, infatti, nella pratica societaria, il ricorso che si meriterebbe per la sua valenza strategica ed economica .
Il novellato istituto necessita, pertanto, di una disamina che coinvolge molteplici aspetti correlati tra di loro e non sempre pacifici.
L’obiettivo del presente lavoro è quello di esaminare attentamente le variegate dimensioni in cui è possibile leggere il fenomeno di trasformazione.
In una prima parte, ci si sofferma sugli aspetti civilistici, dai quali non può senz’altro prescindersi, anche perché individuano la varietà dell’istituto, costituendo l’antecedente logico della trattazione seguente; quest’ultima è incentrata sulle problematiche valutative e, in particolare, sulle diverse questioni interpretative sorte con la disposizione del nuovo criterio del patrimonio della società trasformata basato sui “valori attuali”.
Infine, si evidenzieranno le rilevazioni e le osservanze contabili dell’operazione di trasformazione, delle quali verrà esposta un’esemplificazione pratica; questa ultima parte è compendiata da cenni fiscali riguardanti l’operazione straordinaria oggetto di studio, alla luce del nuovo T.U.I.R.

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3 Introduzione. Negli ultimi anni, per effetto di repentini mutamenti, molte aziende hanno intrapreso nuovi itinerari di sviluppo volti a ridefinire i propri confini, a riformulare linee strategiche, obiettivi e strutture organizzative. Le operazioni straordinarie d’impresa, quali la trasformazione, fusione, scissione e liquidazione, rappresentano un valido strumento per la crescita e il rinnovamento delle imprese odierne che, per non essere “schiacciate” dalla concorrenza, sono chiamate ad operare con flessibilità, efficienza e ad essere sempre pronte a rivedere criticamente le loro azioni. All’interno delle operazioni c.d. straordinarie, perchè messe in atto in momenti particolari della vita aziendale, un posto di rilievo è svolto dall’operazione di trasformazione. Il sistema aziendale deve, incessantemente, ricercare modelli organizzativi innovativi, che gli consentano di giungere al perseguimento degli obiettivi prefissati, mantenendo un grado di consonanza con il macro-sistema che lo circonda. L’operazione di trasformazione, a tal scopo, riconosce la piena facoltà di “migrare” da un tipo societario all’altro, qualora la forma originariamente scelta non sia più convergente con le necessità aziendali e il contesto ambientale in cui essa opera. Il mutamento della forma giuridica è il risultato di un ragionamento complesso che investe diversi aspetti che partono dalle condizioni interne (attività svolta, fattore umano, rischio e responsabilità) e giungono a prendere in considerazione fattori d’origine esterna (sistema politico, finanziario, competizione). Si tratta di variabili che devono essere accuratamente ponderate, perché, se la scelta dovesse essere errata, si potrebbe andare incontro al c.d. “rischio di forma giuridica”, che costituisce un componente del rischio generale d’impresa. Una forma giuridica inadatta sia per le condizioni interne che per quelle esterne, crea dei vincoli nello svolgimento della normale attività o nel reperimento di fondi finanziari: in altre parole, una forma errata limita le opportunità di sviluppo aziendale.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Angela Maria Fiore Contatta »

Composta da 114 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.