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Il consumo dei cartoni animati tra i bambini di ieri e di oggi - Una ricerca nelle scuole

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Maccaus
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Domenico Carzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

Questo lavoro prende le mosse dalla certezza, ormai acquisita in campo sociologico, che la esposizione ai media, ed alla televisione in particolare, davvero produca un qualche effetto sui telespettatori più piccoli. La ricerca che proponiamo in questo lavoro parte da queste considerazioni per andare ad indagare se, come e quanto le modalità di consumo televisivo dei bambini siano cambiate nel corso di circa dieci anni. Per restringere lo spazio di ricerca abbiamo preferito soffermarci sul genere televisivo tradizionalmente più caro ai bambini: i cartoni animati.

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4INTRODUZIONE Il dibattito su tv e minori ruota abitualmente attorno al problema degli effetti (e in particolare quelli della violenza rappresentata). Una recensione critica della letteratura consente di costruire una tipologia delle conseguenze che derivano da una scorretta esposizione del ragazzo alla televisione, facendo interagire la classica distinzione sociologica tra effetti a breve e lungo termine con quella psicologica che differenzia esiti psico-cognitivi e comportamentali. Si ottiene cos una tabella in cui si distinguono: a) gli effetti che possono conseguire direttamente e nel tempo breve all esposizione e quelli che invece subentrano nel tempo lungo, quasi il risultato di un lavoro di modellamento dello spettatore; b) le risposte di tipo comportamentale (guardo la televisione e questo mi fa attivare un certo tipo di reazioni) e degli atteggiamenti mentali (guardo la televisione e questo modifica il mio modo di pensare, i miei processi cognitivi). Questa elaborazione teorica non consente tuttavia di pervenire a generalizzazioni che offrano la possibilit di riconoscere cosa fa bene o male ai bambini. Gli orientamenti di ricerca piø recenti, infatti, sottolineano la necessit di teorizzare sempre il consumo come pratica sociale contestualizzata, vale a dire come un comportamento che va giudicato in riferimento alle caratteristiche del soggetto, le relazioni con gli adulti e con il gruppo dei pari, la scolarizzazione, la propria cultura di riferimento, ecc. Ne consegue che continuare a ragionare in termini di effetti della televisione sul minore Ł un argomento sterile di ricerca, e non serve ad altro che ad alimentare il gi vasto volume dei discorsi sociali circolanti sull argomento, soprattutto se si limita a suggerire atteggiamenti protezionistici di difesa dal mezzo. Al contrario un ipotesi efficace e positiva dovrebbe, piuttosto, sforzarsi di ragionare sulla televisione in quanto risorsa cognitiva ed emotiva per la crescita dei ragazzi1. Questo lavoro prende le mosse dalla certezza, ormai acquisita in campo sociologico, che l esposizione ai media, ed alla televisione in particolare, davvero produca un qualche effetto sui telespettatori piø piccoli. E necessario per , innanzitutto, despettacolarizzare tutta la faccenda, prendendo le dovute distanze da tutti i cori ed i proclami sensazionalistici che, di tanto in tanto, provvedono a demonizzare la televisione ed i suoi effetti perversi, provocando periodiche e generali levate di scudi contro il piccolo schermo. Bisogna una volta per tutte sgombrare il campo dai pregiudizi, ed affrontare le questioni con un taglio razionale, senza cedere alle lusinghe dell allarmismo, che pu servire solo ad ingenerare un clima diffuso da caccia alla streghe. Non Ł raro, difatti, assistere allo spettacolo dei media che, attraverso i media, si scagliano contro i media: un enorme cane che si morde la coda. E tutto questo, sull onda del clamore che suscita, non fa certo bene all analisi scientifica. Per altro verso, e ci rivolgiamo ai genitori, Ł necessario, ancor prima di parlare, che guardiate i vostri figli. Quando non sono ancora del tutto svezzati, dentro i bambini che nascono oggi scorrono gli anticorpi necessari a dominare la televisione, il cellulare, il computer e tutti gli altri medium d informazione. Il bambino star ancora gattonando, quando si preoccuper per la prima volta d intercettare il telecomando: ad un anno schiaccer i tasti a caso, a due anni spegner ed accender la tv sapendo di farlo, a quattro cambier programma coscientemente, secondo i propri gusti e le proprie esigenze, e costruendo il proprio, personale, palinsesto. Per quanto piccoli, sembrerebbe che i bambini ne sappiano piø di molti adulti. Non Ł raro che siano gli unici in famiglia a saper programmare il videoregistratore, o che un genitore si ritrovi ad affidare il proprio cellulare al piccolo di casa affinchØ ne imposti il numero del centro servizi. Situazioni di totale imbarazzo, un impasse educativa che accomuna, quotidiamente, gran parte delle mamme e dei pap . Ed esiste solo un modo per fronteggiare la situazione: avvicinarsi di piø i bambini, esserne complici, prenderli per mano e lasciarsi guidare, con umilt , nell universo dei sentieri tecnologici che loro sembrano aver imparato a dominare ancor prima di venire alla luce. E ormai tramontata l epoca del A letto dopo Carosello , e bisogna che i genitori smettano di sottovalutare i propri figli, di offendere le loro intelligenze considerandoli passivi spettatori di una televisione dispotica, che violenta le loro menti e ne seduce le volont . I bambini, qualora venisse loro proposta una televisione di questo tipo, sarebbero ben capaci di spegnere tutto ed andare a giocare al pallone. 1 Pier Cesare Rivoltella, Articolazione della fascia protetta, Report finale, Autorit per le Garanzie nelle Comunicazioni, su http://www.agcom.it/progettominori/dox/Report1_CEPAD.pdf

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