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Indici e indicatori tra Crescita Economica, Sviluppo Umano e Politica di Coesione

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Crapitti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Pietro Massimo Busetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

Trattando di quegli indicatori che in un futuro prossimo potranno integrare il PIL, nel contenuto informativo proprio delle contabilità nazionali, uno sguardo molto approfondito viene dedicato alle attuali vicende europee in tema di BILANCIO PUBBLICO ove il tema della crescita e l’uso del PIL quale indicatore-guida trova una propria sintesi nelle POLITICHE REGIONALI di COESIONE ECONOMICA e SOCIALE, le cui innovazioni, alla base delle prospettive finanziarie destinate al ciclo che andrà dal 2007 al 2013, sono state spinte fortemente dall’entrata di nuovi Paesi. È la quarta serie di PROSPETTIVE FINANZIARIE, dopo il pacchetto “DELORS I” (1989-1993), il pacchetto “DELORS II” (1994-1999) ed “AGENDA 2000” (2000-2006), nel cui quadro è stato adottato l’accordo in corso. Le recenti prospettive ribadiscono quali principi guida della coesione l’efficacia, l’efficienza e lo sviluppo di sinergie, nell’ambito della riforma degli obiettivi, che saranno dedicati a CONVERGENZA, COMPETITIVITA' e COOPERAZIONE (2007-2013).

La CRESCITA ECONOMICA ha sempre svolto il ruolo di protagonista sul palcoscenico dello sviluppo. Essa è intesa di solito come un fatto quantitativo mentre i benefici della crescita sono quelli che più correttamente possiamo indicare con il termine di sviluppo. Evidentemente è molto semplice e quasi immediato collegare questi due aspetti affermando che laddove c’è crescita può esserci anche sviluppo. Ma l’evidenza statistica ha dimostrato che non è sempre così. La crescita del PIL non è un indicatore adeguato all’aumento del benessere, ma identifica solo uno strumento per acquisirlo.

Rispetto alle teorie tradizionali della crescita economica, l’approccio dello SVILUPPO UMANO considera la crescita del PIL come una condizione necessaria ma non sufficiente. Lo sviluppo umano considera il reddito un mezzo e non un fine e il benessere di un Paese dipende dall’uso che viene fatto del reddito e non solo dal suo livello. Per evitare distorsioni occorre sviluppare le capacità umane e distribuire equamente le opportunità. L’economista indiano AMARTYA KUMAR SEN considera come obiettivo dello sviluppo l'ampliamento delle capacità di scelta delle persone.
Seguendo queste direttive, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha tradotto le intuizioni seniane nella elaborazione della teoria dello sviluppo umano. L’orientamento pratico e pragmatico dei Rapporti dell’ONU ha portato alla ricerca della traduzione di queste considerazioni teoriche in un aggregato numerico, l’INDICE di SVILUPPO UMANO (HDI).

Tentativi ulteriori d’integrazione del contenuto informativo delle contabilità nazionali, superando, in parte, le lacune ancora presenti nell’HDI, si ritrovano nell’INDICATORE di PROGRESSO REALE (GPI), modello evolutivo dell'ISEW, e incentrato, essenzialmente, sul concetto dello SVILUPPO SOSTENIBILE (esprimibile in termini di equità intragenerazionale ed equità intergenerazionale).

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1 Introduzione La crescita economica ha sempre svolto il ruolo di protagonista sul palcoscenico dello sviluppo. Essa è intesa di solito come un fatto quantitativo mentre i benefici della crescita sono quelli che più correttamente possiamo indicare con il termine di sviluppo. Evidentemente è molto semplice e quasi immediato collegare questi due aspetti affermando che laddove c’è crescita può esserci anche sviluppo. Sulla base di queste premesse, l’obiettivo prevalente di ogni Paese è allora quello di puntare ad un tasso di crescita del reddito pro capite quanto più elevato possibile. In questa prospettiva è anche facile comprendere perché a partire dagli anni ‘50 il PIL sia diventato il più importante, se non unico, punto di riferimento su cui si concentra l’attenzione degli economisti e dei governi. Ma l’evidenza statistica ha dimostrato che non è sempre così. La crescita del PIL non è un indicatore adeguato all’aumento del benessere, ma identifica solo uno strumento per acquisirlo. Rispetto alle teorie tradizionali della crescita economica, l’approccio dello sviluppo umano considera la crescita del PIL come una condizione necessaria ma non sufficiente. Lo sviluppo umano considera il reddito un mezzo e non un fine e il benessere di un Paese dipende dall’uso che viene fatto del reddito e non solo dal suo livello. Per evitare distorsioni occorre sviluppare le capacità umane e distribuire equamente le opportunità. L’economista indiano A. K. Sen considera come obiettivo dello sviluppo il miglioramento del well-being, traducibile come qualità dell’essere o processo di ampliamento delle capacità di scelta delle persone. Al fine di valutare la crescita del well-being a livello internazionale dobbiamo utilizzare degli standard sociali comunemente condivisi, cercando di conciliare le esigenze di rilevanza (che spingono verso la direzione della complessità) con quelle di applicabilità (tendenti verso la semplicità).

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