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Tossicodipendenza e devianza; riflessioni sulla funzione riabilitativa del carcere

La volontà di pubblicare il mio lavoro nasce dall'esigenza di oltrepassare la barriera di inconsapevolezza che separa il mondo carcerario dalla nostra "società civile".
La tesi è stata scritta contemporaneamente allo svolgimento del tirocinio della durata di sei mesi all'interno della Casa Circondariale di Genova-Marassi.
La sofferenza vissuta in tale contesto, caratterizza l'intero percorso riflessivo sull'argomento.
Nonostante la mia prima tentazione - concluso il periodo degli studi universitari - sia stata quella di dimenticare tutta la delusione e l'amarezza provate, ho deciso, con il tempo, che l'indifferenza potrà solo peggiorare la situazione delle carceri in Italia.
Sarei felice se i racconti e la documentazione prodotti, potessero far intravedere il "mondo carcere" alle persone che leggeranno.
E' certo che determinate problematiche non hanno una facile soluzione ma è altrettanto certo che ricoprirle di ipocrisia non è la cosa giusta da fare.

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6 PREMESSA Il carcere è il nostro specchio dove tutto è il contrario di tutto ciò che crediamo giusto, una società che vuole crescere non può non guardarsi allo specchio, non può prescindere da ciò che non riesce a tollerare. La solitudine dei pensieri è la cosa più ricca di umanità e di vero, l’incomunicabilità è la magia del mistero chiuso negli occhi degli altri, la comunicazione è l’unica luce che possiamo intravedere al di là di tutto ciò che non riusciamo a provare e pensare, dentro tutti noi c’è un lettore avido delle esperienze altrui. Quando un uomo guarda lo spazio infinito sopra di noi e intorno a noi desidera che ci sia l’acqua, la vita. Tentare di capire un altro uomo significa prevedere l’eventualità di distruggere tutto ciò che riteniamo giusto, spogliarsi di tutto quello che faticosamente ogni giorno facciamo per compiacere la nostra “ambizione sociale”. La difficoltà di affrontare il problema “carcere” è chiusa nella comprensione delle motivazioni: è legittimo chiedersi perché “noi” che siamo dalla parte giusta dovremmo ascoltare chi sbaglia, chi uccide, chi violenta chi spreca i nostri soldi in metadone. La risposta è talmente semplice e disarmante: per tutte le volte che avremmo ucciso, violentato, rubato ……., perché nessuno può dire “io no”, c’è un “perché no” rintracciabile nella libertà di proteggerci di essere protetti, ma non possiamo pretendere che la costruzione sociale in cui c’identifichiamo rappresenti il limite sincero oltre il quale l’uomo non può osare. Gli argomenti di chi devia sono il nostro strumento di miglioramento autentico, s’impara da chi non obbedisce, esiste una differenza fondamentale tra chi condivide la norma e chi subisce la norma, sarebbe un’utopia pensare una società di norme condivise, ma è sicuramente doveroso, pensare che, chi trasgredisce le norme che non condivide è forse eticamente meno discutibile di chi le subisce. La tossicodipendenza è, probabilmente, la forma di devianza che affronta l’argomento dal punto di vista che è più semplice cogliere: guardando con attenzione un tossico dipendente negli occhi si vede una persona che prima di distruggere si distrugge, che prima di essere punito da un sistema si autopunisce e molto duramente; la

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Sara Bacigalupi Contatta »

Composta da 186 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10201 click dal 18/05/2006.

 

Consultata integralmente 13 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.