Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

I gruppi giovanili parrocchiali: dinamica sociale e pratica religiosa nella parrocchia di S. Monica ad Ostia

Questa tesi si prefigge di analizzare i rapporti, conflittuali e non, che intercorrono tra i gruppi giovanili di una parrocchia romana ed il clero.
Dopo una prima parte dedicata ad un ampio excursus sulla ricerca antropologica urbana, la ricerca affronta il contesto parrocchiale dividendo i gruppi giovanili in quattro settori a seconda della loro minore o maggiore conflittualità (gruppi istituzionali, semi-istituzionali, semi-autonomi e autonomi). Verrà evidenziato come ogni giovane, facente parte dei vari gruppi, interagisce col clero e di come gli altri giovani costituiscano un freno o meno in caso di conflitto.
Questo è stato possibile mediante una ricerca sul campo di alcuni anni mediante l’uso dell’osservazione partecipante. L’autore, pur dichiaratamente ateo, ha partecipato a vari gruppi giovanili, ferme restando la propria coerenza ed il rispetto delle credenze altrui.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 INTRODUZIONE Il momento storico che ha portato l’antropologia urbana ad affermarsi formalmente, è relativamente recente 1 . Tenendo sempre in considerazione che le varie fasi del suo percorso si sono sviluppate l’una indipendentemente dall’altra, occorre, però, porsi innanzi tutto una domanda. Per quale motivo l’antropologia, nata poco più di un secolo fa e formatasi nello studio dei popoli non occidentali, ha cominciato ad indirizzare le sue ricerche in un ambito, quello urbano, che è sempre stato appannaggio esclusivo della sociologia? Claudio Stroppa, nell’introduzione ai testi da lui curata 2 , pone tre fasi nello sviluppo dell’oggetto d’indagine degli antropologi. Inizialmente lo studio dell’altro in antropologia è sempre stato indirizzato verso quei popoli definiti “primitivi”. Però, mentre negli Stati Uniti prevaleva un carattere storico-descrittivo della disciplina, unito all’esigenza di trascrivere il più rapidamente possibile le testimonianze delle ultime culture indigene rimaste, in Inghilterra era privilegiato l’aspetto relazionale dei sistemi sociali studiati, ponendo grande attenzione alla ricerca sul campo. 1 Per trovare il primo testo relativo all’argomento si risale al 1968, anno in cui fu pubblicato, a cura di E. Eddy, Urban Anthropology, Research, Perspectives and Strategies; ma è solo nel 1979 che nasce in America la Society for Urban Anthropology. Per quanto riguarda l’Italia si deve giungere al 1987 per vedere organizzato il primo Convegno Nazionale d’Antropologia delle Società Complesse. 2 C. Stroppa (a cura di), Antropologia urbana, 1978, pag. 17.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paolo De Francesco Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1182 click dal 23/05/2006.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.