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Veline e moschetto. Analisi della stampa fascista in Sicilia.

Questa tesi nasce con l’intento di analizzare i cambiamenti che il regime fascista apportò alla stampa italiana. In particolare si è prestata maggiormente attenzione alla stampa siciliana con un occhio di riguardo verso quella della città di Enna, terra in cui sono nato.
Enna sia durante, che nel post-fascismo diede prova di grande passione per il giornalismo, furono infatti pubblicati molti fogli, importantissimi nel fornire ai cittadini un’informazione a 360° pressoché “fascista”.
Nel primo capitolo si è analizzato il rapporto tra il fascismo e i mass-media, cercando di capire come la stampa, la radio e il cinema abbiano permesso il raggiungimento di un così alto consenso.
Nel secondo capitolo si è studiato a fondo il cambiamento che il fascismo ha apportato alla stampa italiana. Sono stati analizzati sia i giornali fascisti che quelli antifascisti prestando particolare attenzione al tipo di censura applicata. In ultimo si è dato spazio all’Agenzia Stefani, importante organo del regime per il controllo delle notizie.
Nel terzo ed ultimo capitolo si è approfondito il tema della stampa fascista in Sicilia analizzando in particolare i fogli ennesi. Si è cercato di esaminare i giornali mettendone a nudo le loro principali caratteristiche come: il linguaggio, la grafica, lo stile, gli scopi e l’ideal tipo di fruitore.

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V Introduzione Il movimento fondato in Italia da Benito Mussolini fu sempre intollerante verso le manifestazioni popolari e pronto ad appoggiare chiunque fosse disposto a usare la "mano forte". Questo sistema autoritario fu assicurato da una grande capacità comunicativa, la "propaganda", attraverso la quale fu stabilito un controllo totale sull'informazione e la cultura. La propaganda fascista conquistò terreno e, senza far segreto di una volontà autoritaria, dichiaratamente antidemocratica. Il fascismo faceva appello al principio della superiore "unità nazionale", l'esaltazione di un ipotetico primato nazionale da raggiungere non più nel segno della politica liberale, che aveva caratterizzato tutto il periodo del Risorgimento e la storia post-unitaria, ma attraverso un esplicito rifiuto degli ideali democratici e una vigorosa difesa della "diseguaglianza irrimediabile e benefica degli uomini". Mussolini espose nella sua Dottrina del fascismo una concezione dello stato che sembrava riallacciarsi al pensiero risorgimentale, ma in realtà il fascismo pretese di costruire uno Stato che accogliesse in sé ogni individualità per

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Giovanni Mirenna Contatta »

Composta da 229 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5054 click dal 23/05/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.