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Caratterizzazione biocenotica dei fondi mobili dei mari di Taranto: i Molluschi

Informazioni tesi

  Autore: Gaetano Sassanelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Naturali
  Relatore: Porzia Proff. Maiorano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

Abstract

Le attività antropiche hanno portato nell’ultimo secolo a notevoli cambiamenti nella struttura dell’ecosistema marino, esplicando la loro azione quasi sempre con la modifica della struttura delle comunità e determinando, di conseguenza, una mortalità differenziata fra gli organismi, il tutto con profondi effetti sulla biodiversità (Hall, 1994).
L’individuazione delle comunità bentoniche esistenti in aree marine prossime ai centri urbani, riveste una enorme importanza in quanto, se giustamente valutata, fornisce di per sé stessa una misura del grado di pressione dell’uomo sull’ambiente. Nel caso specifico di aree prossime a centri così altamente antropizzati, come la città di Taranto, tale dato diventa uno strumento validissimo anche ai fini di una pianificazione territoriale che tenga conto delle differenti esigenze locali (Tursi et al., 1981).
Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Zoologia dell’Università degli Studi di Bari ha intrapreso da numerosi anni lo studio delle comunità bentoniche dei Mari di Taranto (Mar Grande e Mar Piccolo). Tali comunità, come è ben noto, sono in grado di conservare una “memoria biologica” degli eventi di degrado avvenuti con cadenza temporale continua e/o discreta, per cui la loro analisi quali-quantitativa è in grado di definire una più corretta diagnosi della situazione ambientale in cui versano i fondali marini.
L’analisi biocenotica rappresenta uno strumento validissimo nelle ricerche sull’inquinamento, in quanto spesso le condizioni chimico-fisiche e batteriologiche dell’ambiente possono variare repentinamente per cause accidentali (inversione delle correnti, cessazione o rallentamento dello sversamento degli agenti inquinanti ecc.), mentre la biocenosi resta in loco e porta nella sua struttura quello che viene definito il “ricordo biologico” delle condizioni ambientali (Tursi et al., 1979).
Tra le comunità bentoniche, quella dei Molluschi ed in particolare la componente sessile (molluschi fossori e attaccati al substrato), rappresenta uno dei principali descrittori delle comunità bentoniche in quanto fortemente legata alla natura e alle caratteristiche del sedimento su cui si instaura, fornendo di per sé una misura del grado di pressione dell’uomo sull’ambiente (Gambi et al., 1982). Infatti, tra gli organismi che popolano i fondali marini, i molluschi fossori e fissi al substrato, accanto ad altre specie di macroinvertebrati bentonici, sono particolarmente sensibili alle variazioni di qualità dell’ambiente acquatico; questi, vivendo a stretto contatto con il substrato ed essendo dotati di una scarsa mobilità, non hanno la possibilità di sottrarsi all’azione degli inquinanti e all’eccessivo infangamento, ma la subiscono passivamente. Ciò significa che il raggiungimento delle condizioni di alterazione, incompatibili con la sopravvivenza delle varie specie, ne comporterà via via la scomparsa, in funzione del loro grado di resistenza.
Le modifiche alla composizione della comunità dei molluschi costituiscono una traccia leggibile e inequivocabile, una traccia che può essere individuata anche in tempi successivi al verificarsi dell’evento impattante e che, di fatto, non sarebbe rilevabile tramite le consuete analisi chimiche se i relativi prelievi non venissero effettuati durante l’evento.
La ricerca scientifica applicata al mare ha il compito di approfondire le conoscenze sull’ambiente marino al fine di valutare correttamente l’impatto delle attività antropiche e soprattutto proporre sistemi e metodi per un eventuale recupero ambientale. E’ in questa ottica che il progetto S.PI.C.A.M.A.R. (Studio Pilota per la Caratterizzazione ambientale di Aree Marine A Rischio), nell’ambito del quale è stato affrontato lo studio delle comunità bentoniche, mira ad evidenziare la reale situazione di degrado dei Mari di Taranto considerati già da tempo, da parte del Ministero dell’Ambiente, “Aree ad elevato rischio ambientale”.
Il suddetto progetto si pone come obiettivo quello di valutare lo stato di degrado in cui versano i mari di Taranto sia a livello delle componenti abiotiche che biotiche (individui e comunità). Tale indagine si è avvalsa sia di metodi “tradizionali”, considerati tali in quanto già ampiamente collaudati, come l’analisi chimica/fisica delle acque e dei sedimenti e lo studio delle comunità bentoniche presenti, e sia di tecniche innovative, quali l’uso di biomarkers e l’uso di immagini dal satellite (remote sensing).


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1 1 - INTRODUZIONE Le attività antropiche hanno portato nell’ultimo secolo a notevoli cambiamenti nella struttura dell’ecosistema marino, esplicando la loro azione quasi sempre con la modifica della struttura delle comunità e determinando, di conseguenza, una mortalità differenziata fra gli organismi, il tutto con profondi effetti sulla biodiversità (Hall, 1994). L’individuazione delle comunità bentoniche esistenti in aree marine prossime ai centri urbani, riveste una enorme importanza in quanto, se giustamente valutata, fornisce di per sé stessa una misura del grado di pressione dell’uomo sull’ambiente. Nel caso specifico di aree prossime a centri così altamente antropizzati, come la città di Taranto, tale dato diventa uno strumento validissimo anche ai fini di una pianificazione territoriale che tenga conto delle differenti esigenze locali (Tursi et al., 1981). Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Zoologia dell’Università degli Studi di Bari ha intrapreso da numerosi anni lo studio delle comunità bentoniche dei Mari di Taranto (Mar Grande e Mar Piccolo). Tali comunità, come è ben noto, sono in grado di conservare una “memoria biologica” degli eventi di degrado avvenuti con cadenza temporale continua e/o discreta, per cui la loro analisi quali-quantitativa è in grado di definire una più corretta diagnosi della situazione ambientale in cui versano i fondali marini. L’analisi biocenotica rappresenta uno strumento validissimo nelle ricerche sull’inquinamento, in quanto spesso le condizioni chimico-fisiche e batteriologiche

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