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Parole e percorsi di senso. Attraversare e conoscere un territorio

Per il turista, che si avvicina per la prima volta al Montefeltro, non è semplice leggere ed interpretare i segni di un territorio così ricco di storia, di cultura, di paesaggi e ambienti tanto suggestivi quanto intatti e ben conservati. Lo sguardo ricerca, interpreta, giudica l’esperienza dei luoghi attraverso le sensazioni e le sollecitazioni a cui il soggetto/turista è sottoposto.
Il territorio turistico appare come una costruzione, legata a una storia, a investimenti economici ed ideologici, a una programmazione di flussi e di infrastrutture, a rapporti complessi fra popolazioni residenti e di paesaggio che si sfiorano e si incontrano, alla valorizzazione di bellezze e attrattive che in buona parte devono essere realizzate fisicamente e semioticamente prima di essere consumate (Rossana Bonadei, Ugo Volli).
Anche la comunicazione, gli stereotipi e l’immaginario guidano i giudizi dei turisti. Il processo di “turisticizzazione” e promozione dei luoghi, il cosiddetto “space packeging”, cerca di coinvolgere la persona e la propria individualità nel profondo, considerando tutti i sensi e le emozioni, riconducendole ad un’esperienza il più possibile significativa e positiva. Proprio per questo non si può, solo guardando, capire un testo, è necessario leggerlo e farlo a “voce alta” ovvero donandogli un’interpretazione, un senso.
Se è vero che la pratica turistica è innanzitutto pratica dello sguardo, per essere visitato e consumato, un luogo deve prima essere raccontato: da chi ci è già stato, dalle agenzie di viaggio e dalla pubblicità, ma anche dai media e dalla letteratura, e non da ultimo da chi vi abita, interprete primo del luogo su cui eventualmente si indirizza il movimento turistico. Addirittura potremmo dire che il valore del luogo si costituisce secondo le modalità di valorizzazione caratteristiche delle narrazioni, le stesse che sono all’opera ovunque vi sia racconto, da parte del residente come del visitatore; e nelle narrazioni, in varie forme di racconto, da quello interiore della memoria all’audiovisivo diffuso dalle tecnologie contemporanee, si conclude e trova la propria sanzione l’esperienza turistica.
Se i luoghi sono segnati e in certa misura anzi costituiti dalle narrazioni che ne parlano, lo sguardo del turista non è affatto innocente né tanto meno “oggettivo”. Marcato da apparenze sociali, di classe, di genere, di cultura, venato di desiderio, filtrato dai pregiudizi, ritmato dal montaggio delle attrazioni e dai tempi del viaggio, guidato da indicazioni e avvertimenti, lo sguardo del turista si deve considerare come una pratica piuttosto che come una percezione. Una pratica guidata dall’economia del piacere non meno che da quella del denaro, che arriva alla modernità carica di sovradeterminazioni e memorie, carica di testualità.
Il processo di significazione di un territorio è, così, dato dalla relazione fra il soggetto e l’ambiente, i segni vengono re-interpretati in base alle esperienze, alla cultura di appartenenza, agli sguardi che si mettono in atto.
Racconti fotografici, video, cartoline… sono tutte forme di narrazione supportate dall’utilizzo di immagini, dal XIX secolo in poi sono venute a svilupparsi una serie di tecnologie utili ad illustrare le esperienze di viaggio. Grazie a queste tecnologie alle immagini, più che alla parola, è stato affidato il compito di emozionare e di presentare il territorio. Questa nostra guida si muove in tutt’altra direzione, essa rappresenta un tentativo di regalare un paesaggio attraverso la poesia della parola, che appare più indefinita e, lascia al lettore l’immaginazione di conoscere un territorio con infiniti significati.

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3 Introduzione Per il turista, che si avvicina per la prima volta al Montefeltro, non è semplice leggere ed interpretare i segni di un territorio così ricco di storia, di cultura, di paesaggi e ambienti tanto suggestivi quanto intatti e ben conservati. Lo sguardo ricerca, interpreta, giudica l’esperienza dei luoghi attraverso le sensazioni e le sollecitazioni a cui il soggetto/turista è sottoposto. Il territorio turistico appare come una costruzione, legata a una storia, a investimenti economici ed ideologici, a una programmazione di flussi e di infrastrutture, a rapporti complessi fra popolazioni residenti e di paesaggio che si sfiorano e si incontrano, alla valorizzazione di bellezze e attrattive che in buona parte devono essere realizzate fisicamente e semioticamente prima di essere consumate (Rossana Bonadei, Ugo Volli). Anche la comunicazione, gli stereotipi e l’immaginario guidano i giudizi dei turisti. Il processo di “turisticizzazione” e promozione dei luoghi, il cosiddetto “space packeging”, cerca di coinvolgere la persona e la propria individualità nel profondo, considerando tutti i sensi e le emozioni, riconducendole ad un’esperienza il più possibile significativa e positiva. Proprio per questo non si può, solo guardando, capire un testo, è necessario leggerlo e farlo a “voce alta” ovvero donandogli un’interpretazione, un senso. Se è vero che la pratica turistica è innanzitutto pratica dello sguardo, per essere visitato e consumato, un luogo deve prima essere raccontato: da chi ci è già stato, dalle agenzie di viaggio e dalla pubblicità, ma anche dai media e dalla letteratura, e non da ultimo da chi vi abita, interprete primo del luogo su cui eventualmente si indirizza il movimento turistico. Addirittura potremmo dire che il valore del luogo si costituisce secondo le modalità di valorizzazione caratteristiche delle narrazioni, le stesse che sono all’opera ovunque vi sia racconto, da parte del residente come del visitatore; e nelle narrazioni, in varie forme di racconto, da quello interiore della memoria

Tesi di Master

Autore: Michele Lucarelli Contatta »

Composta da 29 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1342 click dal 05/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.