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Il medioevo linguistico di Brancaleone

Questa mia analisi ha come oggetto le sceneggiature de L’Armata Brancaleone e Brancaleone alle crociate, scritte da Age(nore) Incrocci, Mario Monicelli e Furio Scarpelli. In queste due sceneggiature esiste una tendenza da parte dei tre autori a fingere di inserire nel testo riferimenti più o meno colti, sia storici, che letterari, che linguistici, mentre in realtà ad essere ripresi non sono altro che gli elementi più evidenti, più noti, più schematici della lingua o del testo letterario al quale essi fanno, bene o male, riferimento.Essi attuano un’operazione di “mimesi linguistica (e tematica) di superficie” ottenendo come risultato un’impressione di analogia, un’idea di similarità, con i modelli cui essi fanno riferimento, i quali, oltretutto, vengono irrimediabilmente sovvertiti e messi in caricatura, con esiti incredibilmente divertenti.Lo strumento cui i tre autori sono ricorsi nello scrivere è il meccanismo della parodia, che percorre infatti tutti i livelli del testo: quello linguistico, quello tematico, quello letterario.
Obiettivo di questo mio lavoro di ricerca è stato quello di andare a scovare tutti i meccanismi che innescano la parodia, sia dal punto di vista linguistico che dal punto di vista letterario.
Le tecniche attraverso le quali la parodia della lingua si concreta all’interno dei due testi sono molteplici e svariate; la mia analisi prende perciò in considerazione solamente quei procedimenti che nel testo ricorrono con frequenza rilevante e che quindi sono maggiormente degni di nota: l’antifrasi, l’enunicazione mistilingue e l’enfasi.
Per quanto concerne il procedimento dell’antifrasi, che consiste nel dire qualcosa intendendo il contrario di quel che si dice, esso occorre nel testo in due occasioni: ritroviamo infatti un’antifrasi tra il significante e il significato di alcuni antroponimi ed alcuni toponimi e un’antifrasi tra la lingua e lo stile usati da alcuni dei personaggi e la loro effettiva realtà sociale. Altra tecnica di notevole rilievo è, come detto, quella dell’enunciazione mistilingue, caratterizzata dalla compresenza dei più diversi linguaggi e dei più diversi livelli e registri della lingua. In questo tipo di enunciazione coesistono insomma elementi diversissimi tra loro che vengono avvicinati a scopo espressivo.I tre sceneggiatori si avvalgono di questo procedimento per costruire tutta una serie di lingue ad personam, una per ognuno dei personaggi delle sceneggiature: avremmo perciò lo pseudo-padano di Mangold e lo pseudo-veneziano di Panigotto, che presentano numerose affinità con i dialetti di quella che Rohlfs chiama la linea “La Spezia-Rimini”; il siciliano di Re Boemondo, che è un divertente mix di dialetto siculo e volgare siciliano targato 1200; l’abruzzese-molisano di Streghetta; il tedesco surreale e buffissimo di Thorz, farcito di reali termini germanici e di brillanti neologismi con suoni e morfologia pseudo-tedeschi; il francese di Berta d’Avignone, una divertente traslitterazione della lingua d’oltre Alpe fatta attraverso il sistema di scrittura italiano. Accanto ai vari regionalismi e ai numerosi forestierismi presenti nelle parlate di Branca e dei suoi, troviamo anche molti termini e
locuzioni in latino o in italiano aulico e classicheggiante, che vengono inseriti nel testo sempre attraverso il sopraccitato meccanismo di code mixing. Rilevanti sono in questo senso il ricorso al latino liturgico; l’invenzione di termini pseudo latini ; l’uso di parole antiche, arcane, il più delle volte di matrice colta e collegate pertanto alla poesia ottocentesca; l’uso di forme non dittongate e sincopate; l’uso di perifrasi , di varianti parafoniche e di termini desueti cui i milites ricorrono per evitare le trivialità del vernacolo.Ultimo procedimento cui gli autori fanno ricorso nel loro lavoro di parodia linguistica è quello dell’enfasi, attraverso cui gli autori portano al parossismo e ridicolizzano gli stilemi caratterizzanti le argomentazioni del Duce.
La parodia investe poi anche il livello letterario, oltre che quello linguistico, numerosi sono infatti i riferimenti alla cultura letteraria presenti all’interno delle due sceneggiature e altrettanto numerose sono le messe in ridicolo di quegli stessi archetipi. Anche in questo caso ho analizzato in dettaglio le tecniche che innescano il meccanismo parodico: la degradazione parodica di un modello alto; l’allusione; l’antifrasi.

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1 INTRODUZIONE I testi oggetto di questa mia analisi sono le sceneggiature scritte da Age(nore) Incrocci, Mario Monicelli e Furio Scarpelli che hanno come protagonista il personaggio di Brancaleone: L’armata Brancaleone e Brancaleone alle crociate. L’obiettivo della ricerca che ho condotto è quello di dimostrare come in queste due sceneggiature esista una tendenza da parte dei tre autori a fingere di inserire nel testo riferimenti più o meno colti, sia storici che letterari e linguistici, quando, in realtà, ad essere ripresi non sono altro che gli elementi più evidenti, più noti, più schematici della lingua o del testo letterario al quale essi fanno, bene o male, riferimento. Il risultato di questa operazione di “mimesi linguistica (e tematica) di superficie” è un’impressione di analogia, un’idea di similarità, con i modelli cui essi si richiamano i quali, oltretutto, vengono irrimediabilmente sovvertiti e parodiati dai tre autori, con esiti straordinariamente spassosi. Nel cinema gli eventi e le epoche storiche vengono spesso ricostruiti con un intento di realismo e verosimiglianza che in realtà si traduce in una spettacolarizzazione, il più possibile vicina alle attese dello spettatore, alla sua idea di quel periodo, di quei fatti. L’uso di stilemi, di luoghi comuni in cui ritrovarsi, di schemi fissi, dà l’impressione di esattezza storica e filologica, ma la sostanza è ben altra: ciascun racconto storico (una battaglia, una congiura, un assedio, una rivolta…) ci viene proposto sempre attraverso la stessa tipologia narrativa, sia esso riferito al mondo classico, al medioevo, alla modernità e anche alla contemporaneità: le battaglie di Salvate il soldato Ryan, di S. Spielberg, e quelle de Il Gladiatore, di R. Scott, non sono poi, alla fine, così diverse.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Masoero Contatta »

Composta da 85 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3240 click dal 05/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.