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Carmelo Bene: il linguaggio della frantumazione

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Terzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Antonia Fiorino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

Lo scopo del presente lavoro consiste nell’analisi delle strategie di costruzione e decostruzione del testo –e della relativa prassi attoriale- messe in atto dall’autore e attore teatrale e cinematografico Carmelo Bene nel corso della sua ormai quarantennale attività.
Quattro decenni di “oltraggi” perpetrati a danno dei libri sacri della tradizione del teatro occidentale, di “riscritture critiche” –più che di “riedizioni”- di Amleto, Macbeth, Pinocchio, Salomè, Manon ed altri “miti” della letteratura mondiale, “triturati” e “contaminati” con versioni “minori” degli stessi miti, fatti oggetto di un incessante, cinico eppure struggente sberleffo. Quattro decenni trascorsi i quali la teoria e la pratica della scena, in Italia e in Europa, non potranno più essere uguali a prima.
Per cogliere appieno la portata di una simile innovazione ci è sembrato opportuno operare sui testi, entrare nel “cantiere” degli spettacoli di Bene, studiando con attenzione il gioco delle citazioni, delle suture, del montaggio e dello smontaggio dei materiali scenici. La presente indagine, pertanto, ha preso in esame alcuni esempi della produzione beniana, come altrettanti “campioni” di essa, applicandovi l’approccio sociologico della “teoria della ricezione”. Il criterio selettivo si è orientato in direzione di quegli “eventi” -cinematografici, televisivi o teatrali – intorno ai quali disponiamo di abbondante documentazione testuale e audiovisiva: i film, innanzitutto, ma anche due esiti finali del “ciclo di Shakespeare”, Hamlet Suite e Macbeth Horror Suite, senza tralasciare, naturalmente, una tra le più alte prove del “ciclo delle letture”, i Canti di Leopardi. Siamo convinti, infatti, che l’analisi attenta e puntuale di queste opere –nonché, nella misura in cui lo consentono le testimonianze disponibili, delle precedenti versioni di esse- sia sufficiente a fornire un’idea esatta del lavoro compiuto da Carmelo Bene sui testi e sui materiali extra – testuali.

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4 INTRODUZIONE Lo scopo del presente lavoro consiste nell’analisi delle strategie di costruzione e decostruzione del testo –e della relativa prassi attoriale- messe in atto dall’autore e attore teatrale e cinematografico Carmelo Bene nel corso della sua ormai quarantennale attività. Quattro decenni di “oltraggi” perpetrati a danno dei libri sacri della tradizione del teatro occidentale, di “riscritture critiche” –più che di “riedizioni”- di Amleto, Macbeth, Pinocchio, Salomè, Manon ed altri “miti” della letteratura mondiale, “triturati” e “contaminati” con versioni “minori” degli stessi miti, fatti oggetto di un incessante, cinico eppure struggente sberleffo. Quattro decenni trascorsi i quali la teoria e la pratica della scena, in Italia e in Europa, non potranno più essere uguali a prima. Carmelo Bene “agguanta” i capolavori, li fa in minuti pezzi, poi li ricompone seguendo, apparentemente, il proprio capriccio d’attore- vandalo, in realtà obbedendo –con una coerenza feroce, degna di un “asceta”- a quella “logica della sensazione” che si oppone alla “ragione storica”, la quale traveste ogni segno in un discorso e imbriglia ogni significato nella trama temporale di un racconto. Ed ecco, ad esempio, l’Amleto beniano smentire lo stereotipo del pallido principe in calzamaglia -teschio nella mano- intento a declamare pensoso “Essere o non essere”: Hamlet Suite ci presenta invece un protagonista-guitto la cui

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