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La relazione di lungo periodo fra progresso tecnico, crescita economica e disoccupazione

Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Oddo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Carlo Casarosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di presentare, analizzare e confrontare tre modelli macroeconomici recenti che indagano la relazione fra crescita di lungo periodo e livello di disoccupazione. Nel fare ciò si pone particolare attenzione ad evidenziare gli effetti che le ipotesi formulate in ciascuno dei quadri teorici hanno sui risultati predittivi finali, per valutare il grado di generalità del modello e per coglierne eventuali limiti interpretativi.
I modelli considerati sono quelli di Pissarides (1990), Aghion e Howitt (1994) e Mortensen e Pissarides (1998). Tutti e tre i modelli ipotizzano un mercato del lavoro funzionante secondo la search theory, che viene illustrata nel primo capitolo del presente lavoro. Tutti e tre i modelli possono essere considerati di “crescita esogena”, in quanto il tasso di crescita del parametro di produttività non è determinato dall’insieme delle decisioni degli agenti. Tutti e tre i modelli presuppongono inoltre che il mercato del lavoro sia in equilibrio, ossia che non esista disoccupazione involontaria nel senso keynesiano. Tali ipotesi sono volte a concentrare il fuoco dell’analisi sulla relazione esistente fra la variazione della crescita della produttività e le decisioni dell’impresa in materia di creazione (e distruzione) di posti di lavoro.
Il modello di Pissarides (1990), analizzato nel capitolo 2, unisce il modello di search al modello di crescita neoclassico di Solow, caratterizzato dalla presenza di un tasso di crescita della produttività esogeno e non incorporato, ossia liberamente disponibile per tutte le unità produttive.
La crescita della produttività influenza positivamente il valore di ogni unità produttiva, così che una sua accelerazione ha l’effetto di incentivare la creazione di nuove unità produttive e di diminuire il tasso di disoccupazione. L’effetto attraverso cui questo si verifica è l’effetto capitalizzazione.
Il modello di Aghion e Howitt (1994), è analizzato nel capitolo 3 e se ne considera solo la parte con tasso di crescita esogeno. Tale modello riprende tutte le ipotesi sugli agenti formulate nel modello di Pissarides, assumendo però che il progresso tecnico sia incorporato nel capitale fisico. Al momento in cui una impresa comincia l’attività produttiva si dota di un macchinario con parametro di produttività non modificabile. Le imprese che entrano nel mercato dopo di essa hanno coefficienti di produttività maggiori, perché la tecnologia avanza continuamente. Ogni impresa si trova a competere con rivali sempre più produttivi, vedendosi infine costretta fuori dal mercato. Tale fenomeno viene denominato con il nome di distruzione creatrice. Esso ha sulla disoccupazione due tipi di effetto: uno diretto ed uno indiretto.
Il modello di Mortensen e Pissarides (1998) costituisce una generalizzazione dei primi due. Il parametro di produttività cresce con velocità esogena; in questo caso però le imprese già attive nel mondo della produzione possono decidere di aggiornare i propri impianti produttivi sopportando un costo di aggiornamento. Secondo l’entità di tale costo di aggiornamento possono aversi gli effetti descritti nel modello di Pissarides (1990) o quelli descritti nel modello di Aghion e Howitt (1994). Inoltre, se si introduce l’ipotesi di eterogeneità nella struttura dei costi di ciascuna impresa, si ottiene un modello nel quale effetto di capitalizzazione ed effetto di distruzione creatrice operano insieme nello stesso mercato. L’effetto finale sul tasso di disoccupazione dipende dall’entità del costo di aggiornamento e dalla struttura di costi prevalente fra le imprese.
Nelle conclusioni si discutono i pregi ed i limiti dei modelli presentati, con particolare attenzione a Mortensen e Pissarides 1998, che ne costituisce il tentativo di generalizzazione. Infine si espongono delle considerazioni normative e si indicano spunti per un ulteriore approfondimento degli studi.

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1 Introduzione Alcune considerazioni preliminari sullo scopo del nostro lavoro. La natura del legame tra progresso tecnologico, crescita e disoccupazione, costituisce una vexata quaestio della scienza economica. Oltre ad essere un problema complesso sul lato scientifico, è anche un tema molto coinvolgente e rilevante dal punto di vista sociale e politico. E’ facile capirne il perché, dato che in tale problema troviamo interessati due degli aspetti fondamentali per la vita materiale di ogni individuo: quello della ricchezza pro-capite e quello del lavoro. Sin dall’inizio della rivoluzione industriale non è mai mancato chi ha predetto con toni più o meno drammatici che i nuovi macchinari avrebbero distrutto posti di lavoro e reso inutili tante migliaia di braccia. Il concetto di “esercito industriale di riserva”, che svolgeva un ruolo importante nella dinamica del crollo del capitalismo teorizzata da Marx, originava proprio dall’osservazione che il progresso della tecnica rendeva possibile un risparmio di lavoro sempre maggiore. Tali pessimistiche previsioni sono state tuttavia smentite dai fatti e confutate analiticamente dalla teoria economica marginalista. E’ anzi opinione abbastanza diffusa fra gli studiosi di storia del pensiero economico che proprio le fosche previsioni del modello marxiano abbiano provocato la nascita dell’approccio marginalista 1 . Questa interpretazione, sicuramente incompleta, potrebbe tuttavia spiegare come mai dopo Marx, con la costruzione dell’ortodossia marginalista, si sia andata a poco a poco perdendo la visione di insieme che caratterizzava il pensiero degli economisti classici, che trattavano unitariamente dinamica di crescita, accumulazione di capitale, teoria dell’interesse e dinamica dell’occupazione (il pensiero di Schumpeter costituisce al riguardo un’importante eccezione). L’analisi economica marginalista è infatti dedicata essenzialmente all’efficienza allocativa; il momento topico dell’attività economica è lo scambio di merci; l’analisi dinamica passa in secondo piano in favore dell’analisi statica. Per più di 1 SCREPANTI, E. , ZAMAGNI S. 1999. Profilo di storia del pensiero economico. Roma, Carocci, p 178- 180.

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Parole chiave

crescita economica
disoccupazione
livello di disoccupazione
mercato del lavoro
modelli macroeconomici
progresso tecnico
recruitment
tightness

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