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Just or unjust wars: la stampa italiana e le guerre contro l'Iraq (1991-2003)

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Rolandi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Luigi Bruti Liberati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 273

Argomento di questo lavoro è il dibattito nato sulla stampa italiana in occasione della guerra del Golfo del 1991 e della guerra contro l'Iraq del 2003. Ho dunque tentato un confronto tra i due dibattiti, sorti a dodici anni di distanza, e ho analizzato con particolare attenzione il problema della legittimità bellica e dunque del concetto di guerra giusta nella sua doppia accezione etica e giuridica.

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-4- NATURA E SCOPI DELLA RICERCA Oggetto di questa tesi è il dibattito svoltosi in occasione della guerra del Golfo del 1991 e di quella contro l’Iraq del 2003, con particolare riferimento al problema della legittimità del fenomeno bellico e alle implicazioni che esso ha avuto sulla stampa italiana. Dimostrare che i propri soldati combattevano e morivano per una “giusta causa” è sempre stato fondamentale per ogni governo coinvolto in un conflitto, ragion per cui sin dall’antichità innumerevoli pensatori si sono occupati di tale questione. Sebbene alcuni autori classici parlassero di iustum bellum, nel mondo pagano il valore delle armi e della forza fu sempre un principio fondante della società e si verificarono solamente blandi tentativi di limitare l’uso delle armi; lo sviluppo di un filone di pensiero pacifista fu inestricabilmente legato alla nascente cultura cristiana. Fu dall’incontro tra il pacifismo integrale elaborato nei primi secoli del cristianesimo e le necessità di difesa di una società civile durante un periodo storico convulso che nacque, con il contributo principale di Agostino, la teoria della guerra giusta, il cui fine era la restrizione delle possibilità di ricorrere allo strumento bellico (ius ad bellum) tramite una serie di criteri. Essa si sviluppò attraverso le teorizzazioni di canonisti e teologi, si arricchì grazie all’opera di Tommaso e, con l’assunzione di un carattere normativo, venne trasmessa nella prima età moderna. La teoria della guerra giusta, dotata di un forte afflato etico-religioso, tramontò con la progressiva laicizzazione della società (che mise in dubbio la possibilità di stabilire in termini assoluti la giustezza di una delle parti in causa) e con la nascita degli Stati-nazione; tuttavia, come affermò Norberto Bobbio, l’effetto dell’abbandono della dottrina della guerra giusta non fu il principio: “Tutte le guerre sono ingiuste”; ma esattamente il principio opposto: “Tutte le guerre sono giuste” 1 . Al contempo, sull’onda dell’umanitarismo illuminista vi fu una rinnovata attenzione al codice che regolava le procedure belliche (affinché fossero considerate regolari) e alle norme che disciplinavano la condotta delle ostilità (ius in bello). Se per tutto il XIX secolo la guerra fu considerata una prerogativa del potere sovrano, un cambiamento di 1 Cfr. N. Bobbio, “Ci sono ancora guerre giuste? Me lo chiedo”, in L’Unità, 22 gennaio 1991, p. 1.

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Parole chiave

bobbio
guerra del golfo
guerra giusta
guerra preventiva
iraq
legittimità bellica
pacifismo

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