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Lacrime ed umiltà. Un approccio alla spiritualità di Silvano del Monte Athos 1866-1938

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Gobbini
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Istituto Superiore di Scienze Religiose
  Corso: Corso per Insegnanti di Religione
  Relatore: Diego Facchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

La tesi si compone di due parti: la biografia di Silvano del Monte Athos e l'analisi della sua spiritualità. La ricostruzione biografica è attenta a mettere in evidenza il nesso inscindibile tra vita ed esperienza misitica. L'analisi della sua spiritualità mi ha fatto scorpire i due assi portanti: le lacrime e l'umiltà.

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6 Introduzione Aristotele denominò l’uomo: “animale politico” 1 , volendo indicare la sua intima natura sociale; venticinque secoli dopo, in un orizzonte storico-culturale profondamente mutato e volendo rendere conto dell’unità di fondo della conoscenza umana 2 , Ernst Cassirer definì l’uomo: “animale simbolico” 3 . Sulla scorta dell’opera di Mircea Eliade 4 , il grande storico delle religioni rumeno, si può denominare l’uomo “animale religioso”. Con questa definizione antropologica si vuole indicare nella natura religiosa dell’uomo il proprium della sua umanità, religiosità nella quale la sua vocazione sociale e la sua apertura al simbolo si uniscono e s’integrano. L’uomo è l’essere ontologicamente aperto al sacro, la cui epifania suscita nell’homo religiosus due sentimenti originari: lo stupore e l’inquietudine. Lo stupore è il sentimento della Presenza, sentimento che sta all’origine della filosofia 5 , della poetica 6 e della religione 7 : l’uomo è immerso nello splendore che promana dalla manifestazione dell’essere, ed è rapito nella meraviglia e nello stupore. Viceversa, l’inquietudine è il sentimento dell’Assenza, percezione della mancanza di qualcosa che dovrebbe esserci e ancora non c’è: il sentimento dell’inquietudine introduce nella ricerca del vero la scepsi, dona alla creazione artistica il senso dell’incompiutezza e al cammino religioso dà la forza dell’attesa, dell’invocazione e della protesta. Si usa definire il nostro tempo come postmoderno. Siamo consapevoli che un’epoca storica è ormai conclusa 8 ed una nuova è già iniziata, ma ancora fatichiamo a comprendere il senso della nuova epoca a noi contemporanea. Tale difficoltà è dovuta al fatto che siamo immersi nella postmodernità ed in un certo senso essa ci sommerge. Rispetto alla religione l’epoca postmoderna si caratterizza per una contraddizione. Da un lato l’epoca contemporanea è stata definita, forse in modo unilaterale ed anche troppo in anticipo, l’epoca del tramonto del sacro; l’uomo del nostro tempo è segnato dalla mancanza di spiritualità, assenza che lo rende inquieto per il desiderio inappagato di vita e di senso, e questa frustrazione lo porta alla disperazione, la malattia spirituale 1 REALE G.- ANTISERI D., Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, vol. 1, La Scuola, Brescia 1985, p. 153. 2 Unità tra conoscenza scientifica e conoscenza umanistica. 3 Ibidem, vol. 3, p. 343. 4 Cfr. ELIADE M., Immagini e simboli, Jaca Book, Milano 1980; Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino 1986 4 ; Storia delle credenze e delle idee religiose, 3 voll., Sansoni, Firenze 1990 2 ; La nascita mistica. Riti e simboli d’iniziazione, Morcelliana, Brescia 2002 4 ; Mito e Realtà, Borla, Roma 1985; Il mito dell’eterno ritorno, Borla , Roma 1982; Il mito della reintegrazione, Jaca Book, Milano 1989. 5 Giovanni Reale dedica il secondo capitolo della sua Introduzione alla Metafisica di Aristotele alla questione del perché l’uomo fa filosofia e metafisica. Egli afferma, sulla scorta di Platone ed Aristotele, che: “La meraviglia […] è la radice della filosofia e della metafisica”, in REALE G., Introduzione alla lettura della Metafisica, Rusconi, Milano 1992 4 , pp. 20-25. Per completezza riporto anche le sue citazioni degli autori classici: “E’ proprio del filosofo questo […] di essere pieno di meraviglia; ne altro cominciamento ha il filosofare che questo” in PLATONE, Teeteto 155d; ed inoltre: “[…] gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia” in ARISTOTELE, Metafisica, Libro I,2,982b, a cura di REALE G., Rusconi, Milano 1992 4 , p. 77. 6 Perfino un poeta agnostico come Eugenio Montale non può prescindere dal sentimento della meraviglia se vuol poetare, com’è evidente dal seguente verso de Meriggiare pallido e assorto: “E andando nel sole che abbaglia/sentire con triste meraviglia/com’è la vita e il suo travaglio…” , in Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1984, p. 30. 7 Stupore e meraviglia sono frutto delle opere, dei segni e dei prodigi compiuti da Dio nella storia della salvezza e compendiati nel cantico della Vergine di Sion: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome” (Lc 1,49). 8 Cfr. GUARDINI R., La fine dell’epoca moderna, Morcelliana, Brescia 1979.

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