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Il ruolo dello stereotipo nel gioco degli scacchi

Una delle cose che più risalta quando è in corso un torneo di scacchi è la presenza predominante di popolazione maschile con qualche raro caso di apparizione femminile. Anche l’età delle poche giocatrici non passa indifferente, e, a parte qualche donna, moltissime ancora non hanno compiuto la maggiore età. Allo stesso modo, l’impressione che dà entrare in un circolo scacchistico fa credere che questo gioco sia di competenza unicamente maschile. Tuttavia com’è noto, negli scacchi non entrano in campo i muscoli o la prestanza fisica, motivo che spiegherebbe tale differenza di partecipazione, ma il confronto è diretto tra due intelligenze, due esperienze, due abilità che si fronteggiano a suon di idee, intuizioni e strategie, tutte cose che dovrebbero appartenere parimenti sia al genere maschile che a quello femminile. Da notare poi, che non si parla di un effetto evidente su un unico territorio, come quello italiano, ma la carenza di giocatrici è presente a livello mondiale. E allora qual è la causa di questa discrepanza nel numero? Secondo alcuni il gioco degli scacchi, per le sue caratteristiche, non piace alle donne, secondo altri la donna è talmente impegnata a gestire la propria vita e la propria casa che dopo una certa età perde la possibilità di continuare seriamente l’attività, per altri ancora la donna non è portata e basta.
Questo lavoro vuole cercare di dare una spiegazione a tale domanda, andando ad analizzare dalla letteratura quali sono le caratteristiche cognitive e di personalità che contraddistinguono il giocatore di scacchi dal non giocatore, e vedere se esistono delle differenze di genere riguardanti questi aspetti. Tra i possibili fattori che ipotizziamo essere alla base di questo effetto riteniamo possa avere uno spazio particolare il fenomeno definito da Steele e Aronson (1995) Stereotype Threat, ovvero la minaccia associata allo stereotipo, per cui una persona, appartenente ad un gruppo stereotipato e alla quale tale stereotipo viene attivato, porterà una performance inferiore rispetto a quella in una condizione di controllo.

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INTRODUZIONE Una delle cose che più risalta quando è in corso un torneo di scacchi è la presenza predominante di popolazione maschile con qualche raro caso di apparizione femminile. Anche l’età delle poche giocatrici non passa indifferente, e, a parte qualche donna, moltissime ancora non hanno compiuto la maggiore età. Allo stesso modo, l’impressione che dà entrare in un circolo scacchistico fa credere che questo gioco sia di competenza unicamente maschile. Tuttavia com’è noto, negli scacchi non entrano in campo i muscoli o la prestanza fisica, motivo che spiegherebbe tale differenza di partecipazione, ma il confronto è diretto tra due intelligenze, due esperienze, due abilità che si fronteggiano a suon di idee, intuizioni e strategie, tutte cose che dovrebbero appartenere parimenti sia al genere maschile che a quello femminile. Da notare poi, che non si parla di un effetto evidente su un unico territorio, come quello italiano, ma la carenza di giocatrici è presente a livello mondiale. E allora qual è la causa di questa discrepanza nel numero? Secondo alcuni il gioco degli scacchi, per le sue caratteristiche, non piace alle donne, secondo altri la donna è talmente impegnata a gestire la propria vita e la propria casa che dopo una certa età perde la possibilità di continuare seriamente l’attività, per altri ancora la donna non è portata e basta. Questo lavoro vuole cercare di dare una spiegazione a tale domanda, andando ad analizzare dalla letteratura quali sono le caratteristiche cognitive e di personalità che contraddistinguono il giocatore di scacchi dal non giocatore, e vedere se esistono delle differenze di genere riguardanti questi aspetti. Tra i possibili fattori che ipotizziamo essere alla base di questo effetto riteniamo possa avere uno spazio particolare il fenomeno definito da Steele e Aronson (1995) Stereotype Threat, ovvero la minaccia associata allo stereotipo, per cui una persona, appartenente ad un gruppo stereotipato e alla quale tale stereotipo viene 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Claudio D'ettole Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2502 click dal 15/06/2006.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.