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Storia del turismo e dello sviluppo costiero in Calabria dagli anni Novanta al 2003

Informazioni tesi

  Autore: Giovanna De Santis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Annunziata Berrino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

Lo studio ha focalizzato l’attenzione sulla storia del turismo e dello sviluppo dei comuni del litorale Calabrese, nella seconda metà del ‘900, con riferimento particolare agli anni ’90 e agli albori del secondo millennio. Soltanto dopo un consistente numero di studi sulle applicazioni terapeutiche delle acque si posero le fondamenta della moderna idroterapia: comincerà così quella che da alcuni è stata definita l’era balneare. Al centro di tutto, il cambiamento di mentalità riguardo alle pratiche dei bagni, la fine di ogni paura nei confronti dell’acqua, la nascita dei primi stabilimenti termali e poi balneari, con il contemporaneo diffondersi delle vacanze di massa. Solo nel corso dell’Ottocento l’uso terapeutico dell’acqua trovò ampia diffusione anche in Calabria, ed oggi, parlare di turismo in Calabria equivale a parlare di “turismo balneare”. I sui 740 km di costa, che ne fanno la regione peninsulare più esposta al mare: un dato entusiasmante, per di più se si considera che l’87,4% di essa risulta balneabile e perciò potenziale meta di un turismo costiero. Sono quasi esclusivamente le località balneari quelle preferite dai turisti in quanto regalano scenari naturali estremamente mutevoli e di grandissima suggestione, mentre l’entroterra è pressoché sconosciuto al visitatore e all'incirca escluso dal circolo turistico, fatta eccezione per i luoghi montani che alimentano, tuttavia, un turismo invernale ancora troppo debole per lasciare un segno nell’economia calabrese.Questi ultimi anni hanno confermato l’andamento positivo del turismo in Calabria, pur a fronte di una tendenza nazionale che ha incontrato non poche difficoltà, soprattutto alla luce del fatto che la tipologia di turismo maggiormente in crisi è stata, in diverse regioni, proprio quella balneare. Un trend positivo da interpretare come l’avvio di una fase di sviluppo turistico, che trova prima di tutto motivazione nell’attenzione sempre maggiore verso questo ambito, ma che non si sarebbe potuto realizzare se non vi fossero stati, in parallelo, un aumento ed una qualificazione della ricettività alberghiera ed extralberghiera, e in termini di strutture e in termini di posti letto, quest’ultimi aumentati più di diecimila unità. Una simile evoluzione, però, ha visto coinvolti soltanto pochissimi comuni del litorale, e in particolare una determinata fascia costiera, quella tirrenica, in quanto sono situati principalmente su questo tratto di costa i comuni che hanno registrato un incremento nel settore dell’ospitalità. Lo studio ha, poi, volto l’attenzione al ruolo che le amministrazioni comunali svolgono nell’incentivare e promuovere il turismo, proprio per le innumerevoli competenze ad esse attribuite. Al successo degli interventi specifici in materia di turismo, concorrono molteplici fattori non governabili da una semplice politica di settore. Proprio considerando il delicato compito svolto dal governo locale si è pensato di determinare se i comuni costieri calabresi, protagonisti di una crescita manifesta in campo turistico, presentino o meno una similitudine di tipo politico. Se nella prima metà degli anni ’90, emerge una similitudine politica, che ha il colore della sinistra/centro-sinistra, il profilo politico degli anni più recenti si rivela caratterizzato da una marcata eterogeneità e, pertanto, risulta impossibile alludere ad ogni sorta di “somiglianza politica”. Infine ci si è avvalsi di una fonte di considerevole importanza, che porta il nome di John Kimmons Walton, insegnante di storia sociale nel Regno Unito, massimo esperto e studioso di storia del turismo e turismo balneare, e dai suoi studi si è tratta l’occasione per un confronto con le coste calabresi, che ha messo in luce alcune importanti debolezze che condizionano lo sviluppo ulteriore del turismo quali l’eccessiva stagionalità della domanda che comporta anche la scarsa utilizzazione degli impianti, nonché la ancora carente incidenza, nonostante i forti incrementi degli ultimi anni, della componente straniera. Se su questi punti si riscontra il maggior divario col resto d’Italia, per converso si intuisce quanto sono ancora grandi i margini di miglioramento e di sviluppo.

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19 CAPITOLO PRIMO: “IL SETTORE DELL’OSPITALITA’ SULLA COSTA CALABRESE DALL’INIZIO DEGLI ANNI NOVANTA AL 2003” PARAGRAFO 1.1: BREVE CENNO STORICO SULLA NASCITA DEL TURISMO BALNEARE Il primo esempio di turismo moderno fu quello termale, che nacque in Gran Bretagna verso la fine del Seicento, e conobbe il suo sviluppo maggiore tra la metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Lo stabilimento termale non era certo una novità, visto che risaliva agli antichi romani, cui si deve la sua diffusione in tutto l’impero, e quindi anche nell’Europa continentale e in Gran Bretagna. In Inghilterra la città d’acqua per eccellenza è Bath, che divenne famosa nel 1569, anno in cui il dottor William Turner scrisse il primo trattato medico sulle proprietà terapeutiche delle sue acque. In questa fase, però, il fattore medico-curativo restò assolutamente predominante; del resto la villeggiatura doveva trovare una sua giustificazione morale che, all’epoca, venne fornita dalla scienza medica. Scarse erano le strutture ricettive, e mancavano i servizi ricreativi.

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