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La nuova disciplina della legittima difesa

Con la legge 13 febbraio 2006 n. 59 il DdL n. 1899 della XIV legislatura diventa legge e realizza una vera svolta nell’ambito della difesa privata.
La riforma sulla legittima difesa, così come varata dal Parlamento, sostanzialmente autorizza l’uso di armi legittimamente detenute al fine di difendere la vita, l’incolumità ed i beni propri o altrui.
Lo scopo della presente dissertazione è quello di evidenziare quale sia stata la modifica apportata dal legislatore all’articolo 52 del codice penale, analizzando l’iter di formazione ed approvazione della nuova disciplina, nonché la sua l’operatività e le conseguenze di una scelta normativa tanto discussa proprio per l’impatto che essa avrebbe avuto sul contesto sociale, politico e culturale in cui è intervenuta.
L’elaborato, diviso in due parti, segue uno schema ben preciso.
La prima parte analizza sommariamente il dibattito politico sul tema della difesa privata alla luce del disegno di legge che ne proponeva la modifica; l’analisi si incentra poi sui lavori parlamentari e sull’iter di approvazione di una legge che ha fatto molto discutere di sé e che ha visto per più di tre anni un netto contrasto di opinioni tra maggioranza ed opposizione; tra coloro che affermavano la modifica come necessaria per una garanzia di maggiore sicurezza del cittadino e coloro che, invece, nella modifica intravedevano una scelta impopolare ed aberrante del concetto di democrazia. Una particolare attenzione, inoltre, relativamente all’iter seguito dai lavori parlamentari che hanno portato all’approvazione della legge 59/2006, è stata dedicata ad un progetto di riforma di modesto spessore normativo, ma di notevole chiarezza espositiva; il riferimento va al progetto elaborato dalla Commissione ministeriale incaricata delle modifiche al Codice penale, presieduta dal procuratore Carlo Nordio; il progetto in questione fu presentato il 21 aprile 2005, ma non andò mai in porto. In ultimo, doveroso mi è parso il richiamo ai principi di diritto internazionale pattizio ed alla necessità, nonché alla possibilità, affermata da alcuni e negata da altri, di dar luogo ad una lettura della nuova norma sulla legittima difesa anche alla luce di questi. Ciò che, in definitiva, si vuole cogliere in questa prima parte della dissertazione è la spaccatura più che netta di un Paese in relazione ad un argomento così delicato come quello della sicurezza dei cittadini, argomento su cui sarebbe stata auspicabile una comunione di intenti, almeno tra le parti politiche.
La seconda parte della dissertazione ha carattere preminentemente giuridico ed analizza l’istituto della legittima difesa nei suoi elementi costitutivi. Dopo una breve introduzione sulle cause di giustificazione in generale, si analizza l’istituto della legittima difesa nella fase precedente alla modifica, tenendo in debita considerazione la copiosissima giurisprudenza espressa sull’argomento. Da ciò si passa ad esaminare la modifica apportata all’articolo 52 del codice penale ad opera della legge 13 febbraio 2006 n. 59, interrogandosi sulla reale portata delle novità introdotte in materia e sulla loro effettività applicativa. Ciò che si deve tener presente nella lettura del nuovo articolo 52 del codice penale è che esso costituisce il punto di arrivo dell’analisi politica di una realtà sociale esasperata dalla notevole evoluzione criminosa realizzatasi nel corso degli ultimi anni; tale mutato contesto sociale ha reso la vecchia norma inattuale ed insufficiente a fronteggiare il problema delle aggressioni nei domicili privati o nei luoghi di lavoro ed ha reso necessaria un’integrazione di natura specifica alla vecchia disposizione. Per ovvi motivi non vi sono ancora sentenze di merito o di legittimità che trattino dell’argomento a seguito dell’intervenuta modifica, per cui è evidente che il taglio della seconda parte dell’elaborato presterà attenzione più che altro al dettato letterale della legge, agli elementi costitutivi del novellato istituto ed alle critiche, positive o negative, che ad essa sono state mosse dai vari giuristi, al fine di individuare se effettivamente la riforma incida così radicalmente sulla legittima difesa ovvero se la modifica sia più a livello di tenore letterale che di carattere sostanziale.

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2 INTRODUZIONE. Con la legge 13 febbraio 2006 n. 59 il DdL n. 1899 della XIV legislatura diventa legge e realizza una vera svolta nell’ambito della difesa privata. La riforma sulla legittima difesa, così come varata dal Parlamento, sostanzialmente autorizza l’uso di armi legittimamente detenute al fine di difendere la vita, l’incolumità ed i beni propri o altrui. Lo scopo della presente dissertazione è quello di evidenziare quale sia stata la modifica apportata dal legislatore all’articolo 52 del codice penale, analizzando l’iter di formazione ed approvazione della nuova disciplina, nonché la sua l’operatività e le conseguenze di una scelta normativa tanto discussa proprio per l’impatto che essa avrebbe avuto sul contesto sociale, politico e culturale in cui è intervenuta. L’elaborato, diviso in due parti, segue uno schema ben preciso. La prima parte analizza sommariamente il dibattito politico sul tema della difesa privata alla luce del disegno di legge che ne proponeva la modifica; l’analisi si incentra poi sui lavori parlamentari e sull’iter di approvazione di una legge che ha fatto molto discutere di sé e che ha visto per più di tre anni un netto contrasto di opinioni tra maggioranza ed opposizione; tra coloro che affermavano la modifica come necessaria per una garanzia di maggiore sicurezza del cittadino e coloro che, invece, nella modifica intravedevano una scelta impopolare ed aberrante del concetto di democrazia. Una particolare attenzione, inoltre, relativamente all’iter seguito dai lavori parlamentari che hanno portato all’approvazione della legge 59/2006, è stata dedicata ad un progetto di riforma di modesto spessore normativo, ma di notevole chiarezza espositiva; il riferimento va al progetto elaborato dalla Commissione ministeriale incaricata delle modifiche al Codice penale, presieduta dal procuratore Carlo Nordio; il progetto in questione fu presentato il 21 aprile 2005, ma non andò mai in porto. In ultimo, doveroso mi è parso il richiamo ai principi di diritto internazionale pattizio ed alla necessità, nonché alla possibilità, affermata da alcuni e negata da altri, di dar luogo ad una lettura della nuova norma sulla legittima difesa anche alla luce di questi. Ciò che, in definitiva, si vuole cogliere in questa prima parte della dissertazione è la spaccatura più che netta di un Paese in relazione ad un argomento così delicato come quello della sicurezza dei cittadini, argomento su cui sarebbe stata auspicabile una comunione di intenti, almeno tra le parti politiche.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Alessandra D'angella Contatta »

Composta da 33 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12061 click dal 21/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.