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Spedizioni coloniarie mancate, lo scenario dell'Occidente.

Generalmente si dice che la storia la fanno i vincitori; ma chi vince sempre, chi è troppo fortunato, alla lunga riesce antipatico agli uomini: Erodoto (III 40, 2) afferma con sicurezza che da tale sentimento non vanno esenti neppure le divinità.
E così è nata l'idea di questa tesi, per un effetto, come dire, di sympatheia, nei confronti di quanti tentarono la sorte, ma da essa vennero purtroppo beffati. Lungi da me l'intento di narrare un compendio di tragedie del genere umano, tutt'altro; mantenendo la metafora teatrale, si può dire che più spesso mi sia trovato di fronte ad eventi interpretabili in chiave tragicomica, come spesso sono la storia e la vita stessa se esaminate da un osservatore esterno.
Per quel che riguarda il criterio utilizzato nel presentare i capitoli, si tratta semplicemente di un ordine cronologico; in sostanza ho preso in considerazione un periodo che va approssimativamente dalla prima metà dell'ottavo secolo a.C. fino alla prima metà del quinto: in tutto, circa tre secoli.
L'esame è stato condotto partendo dalle fonti letterarie a nostra disposizione e confrontandole poi con i dati delle altre discipline, archeologia e numismatica.
Il primo caso affrontato è quello degli Eretriesi a Corcira, dove, a fronte di una testimonianza plutarchea che parrebbe essere confortata, secondo le moderne ricostruzioni, dalla tradizione leggendaria ed omerica, scarse o nulle sono le prove materiali di un loro effettivo stanziamento nell'isola. Interessante è notare come i coloni vengano scacciati da confratelli greci e quale trattamento essi ricevano una volta "ritornati" in patria, cosa che documenta probabilmente un uso tipico di età arcaica nei confronti di chi mancava l'obiettivo prestabilito.
Per i Trezeni che cofondano Sibari, un primo fallimento è l'essere espulsi dagli altri synoikoi, gli Achei; se l'ipotesi è corretta, essi non fondarono nemmeno Posidonia: avremmo qui un altro fallimento, che riguarda però la critica che sostiene l'idea della fondazione.
Con Pentatlo siamo di fronte ad un insuccesso parziale: dopo la partenza dall'Asia, dove la situazione non era delle migliori, una parte della spedizione andò ad Agrigento, un'altra fu massacrata da Elimi e Fenici al capo Lilibeo, i restanti, infine, colonizzarono Lipari. Pentatlo, seguendo forse le orme dell'antenato Eracle, non ebbe la stessa fortuna in Sicilia, dato che rientrava nel secondo contingente.
La storia dei Focei è ancora più tribolata: dall'Asia infatti fuggivano la schiavitù persiana; Chio chiuse loro la porta in faccia, metà spedizione ritornò in patria sottomettendosi a Ciro, gli altri, mogli e figli compresi, sulla base di un oracolo in vena di burle, andarono in Corsica. Qui il destino fu forse clemente con loro, giacché ne vennero buttati fuori da Etruschi e Cartaginesi dopo ben cinque anni di accanita pirateria. Ciononostante i superstiti riuscirono ancora a fondare Velia.
Quella di Dorieo in terra libica fu probabilmente un'impresa a fini commerciali, non osteggiata ma nemmeno favorita dallo stato spartano. La spedizione, partita già sotto cattivi auspici, fallì poiché il quadro internazionale in cui essa andava ad inserirsi era allora radicalmente mutato; Libi e Cartaginesi lo ributtarono a mare dopo tre anni.
Anche i Sami, come i Focei, fuggono la schiavitù persiana, e come loro sono abili a cogliere le occasioni propizie, occupando Zancle al posto della promessa Kalé Akté (in cui erano stati invitati con preciso bando coloniario). La loro avventura, cominciata con l'appoggio di Anassilao, tiranno di Reggio, contro Ippocrate, tiranno di Gela, terminerà quando proprio lo stesso Anassilao, insoddisfatto della loro politica filogeloa, li espellerà da Zancle alla prima occasione. I Sami si erano comportati da astuti doppiogiochisti, ma purtroppo con i tiranni non si scherza.
La colonizzazione di Pissunte si collocò, infine, nell'ambito della sconfortante politica estera di Micito, reggente dei figli di Anassilao. Secondo l'ipotesi proposta, anche Pissunte, intesa come colonia di Micito, fallì per l'opposizione di altri Greci, forse con l'aiuto di indigeni Lucani.
Senza voler trarre conclusioni in merito, dato il ristretto campione analizzato, è divertente però notare come quattro casi su sette siano falliti non in seguito a scontri tra Greci e barbari, ma per una rivalità interna tra Greci.

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3 Introduzione Generalmente si dice che la storia la fanno i vincitori; ma chi vince sempre, chi è troppo fortunato, alla lunga riesce antipatico agli uomini: Erodoto (III 40, 2) afferma con sicurezza che da tale sentimento non vanno esenti neppure le divinità. E così è nata l’idea di questa tesi, per un effetto, come dire, di sump£qeia, nei confronti di quanti tentarono la sorte, ma da essa vennero purtroppo beffati. Lungi da me l’intento di narrare un compendio di tragedie del genere umano, tutt’altro; mantenendo la metafora teatrale, si può dire che più spesso mi sia trovato di fronte ad eventi interpretabili in chiave tragicomica, come spesso sono la storia e la vita stessa se esaminate da un osservatore esterno. Per quel che riguarda il criterio utilizzato nel presentare i capitoli, si tratta semplicemente di un ordine cronologico; in sostanza ho preso in considerazione un periodo che va approssimativamente dalla prima metà dell’ottavo secolo a.C. fino alla prima metà del quinto: in tutto, circa tre secoli. L’esame è stato condotto partendo dalle fonti letterarie a nostra disposizione e confrontandole poi con i dati delle altre discipline, archeologia e numismatica. Il primo caso affrontato è quello degli Eretriesi a Corcira, dove, a fronte di una testimonianza plutarchea che parrebbe essere confortata, secondo le moderne ricostruzioni, dalla tradizione leggendaria ed omerica, scarse o nulle sono le prove materiali di un loro effettivo stanziamento nell’isola. Interessante è notare come i coloni vengano scacciati da confratelli greci e quale trattamento essi ricevano una volta ‘ritornati’ in patria, cosa che documenta probabilmente un uso tipico di età arcaica nei confronti di chi mancava l’obiettivo prestabilito. Per i Trezeni che cofondano Sibari, un primo fallimento è l’essere espulsi dagli altri sÚnoikoi, gli Achei; se l’ipotesi è corretta, essi non fondarono nemmeno Posidonia: avremmo qui un altro fallimento, che riguarda però la critica che sostiene l’idea della fondazione. Con Pentatlo siamo di fronte ad un insuccesso parziale: dopo la partenza dall’Asia, dove la situazione non era delle migliori, una parte della spedizione andò ad Agrigento, un’altra fu massacrata da Elimi e Fenici al capo Lilibeo, i restanti,

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gabriele De Luca Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.