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Tito e la via jugoslava al socialismo

Quando, il 28 giugno 1948, il Partito Comunista jugoslavo venne espulso dal Kominform, e di conseguenza dal monolite comunista apparentemente incrollabile, il mondo assistette attonito ad un evento assolutamente imprevedibile e dalle proporzioni in quel momento inimmaginabili. Quella che fino a poco tempo prima era stata definita dall'ambasciata francese "la figlia primogenita della chiesa comunista", raccglieva il guanto di sfida lanciato da mosca e cominciava un'autentica lotta per la sopravvivenza che avrebbe guadagnato a Tito e alla dirigenza jugoslava un posto di assoluta preminenza non solo nella Storia tout court, ma anche in quella delle relazioni internazionali, del movimento comunista e, soprattutto, di quell'epoca che va sotto l nome di Guerra Fredda. Per le potenze occidentali si concretizzava così la possibilità di inserire nel colosso sovietico quello che si sperava potesse essere un virus. Per la prima volta, come veniva annotato dai diplomatici britannici del tempo in Jugoslavia, esisteva la possibilità di dare ad un' eresia all'interno del blocco avversario una solida base territoriale. Per i comunisti di tutto il mondo lo scisma tra Jugoslavia ed Unione Sovietica assunse i toni, verbali e psicologici, di un vero e proprio dissidio religioso.
Questo scontro manifesta dunque una cosa indubbia, ovvero che l'impresa jugoslava fu il primo tentativo reale, il primo passo, all'interno del blocco dominato da Mosca, di reazione indipendentista verso la politica accentratrice dell'Unione Sovietica.

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4 Introduzione. Quando, il 28 giugno 1948, il Partito Comunista jugoslavo venne espulso dal Kominform, e di conseguenza dal monolite comunista apparentemente incrollabile, il mondo assistette attonito ad un evento assolutamente imprevedibile e dalle proporzioni in quel momento inimmaginabili. Quella che fino al giorno prima (nel senso letterale del termine) veniva definita dall’ambasciata francese a Belgrado "la figlia primogenita della chiesa comunista", raccoglieva il guanto di sfida lanciato da Mosca e cominciava un’autentica lotta per la sopravvivenza che avrebbe guadagnato a Tito e alla dirigenza jugoslava un posto di assoluta rilevanza non solo nella Storia tout court, ma anche in quella delle relazioni internazionali, del movimento comunista e, soprattutto, di quell’epoca che va sotto il nome di Guerra Fredda. Per le Potenze occidentali si concretizzava la possibilità di inserire nel colosso sovietico quello che si sperava potesse essere un virus. Per la prima volta, come veniva annotato dai diplomatici britannici del tempo in Jugoslavia, esisteva la possibilità di dare ad un’eresia all’interno del blocco avversario una solida base territoriale. Per i comunisti di tutto il mondo lo scisma ( e mai termine fu adoperato più appropriatamente ) tra Jugoslavia e Unione Sovietica assunse i toni, verbali e psicologici, di un vero e proprio dissidio religioso. Quella di Tito era, a tutti gli effetti, un "eresia" (non importa se meramente ideologica o anche di rivalità internazionale, come vedremo in seguito), e tale doveva essere rappresentata dall’efficientissimo sistema propagandistico del blocco orientale, organizzato nel Comitato di Informazione (Kominform) appena creato da Stalin. Fu così che, in pochissimo tempo, Tito e gli uomini del suo entourage politico si videro progressivamente accusare di atteggiamento ostile all’U.R.S.S., "deviazionismo" dai principi marxisti-leninisti (accusa temibile in quel tempo), per poi diventare "la cricca fascista agli ordini degli Occidentali". Comunque si voglia interpretare l’impresa jugoslava, una cosa è indubbia: essa fu il primo passo, il primo reale tentativo all’interno del blocco dominato da Mosca, di reazione indipendentista verso la politica accentratrice dell’Unione Sovietica.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Igor Beffagna Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2624 click dal 23/06/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.