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''Sarebbe il lavoro del futuro'', un'inchiesta sulle parole e il pensiero di un gruppo di lavoratori sociali

La mia tesi documenta un’esperienza di ricerca partita da un corso di Metodologia delle scienze sociali dell’anno accademico 2003/2004. Si tratta di un’inchiesta svolta nell’ambito della cooperazione sociale, in particolare su un gruppo di lavoratori della Cooperativa Cadiai: una delle 113 cooperative sociali bolognesi, tra le maggiori in assoluto per numero di soci e dipendenti. È una cooperativa sociale di “tipo A”, ovvero svolge attività di tipo prevalentemente educativo.
• Prima fase.
→ Innanzitutto è stata necessaria una conoscenza preliminare del luogo indagato. Ciò si è concretizzato principalmente in due momenti:
- un intervento del responsabile delle Politiche sociali di Legacoop Bologna, Alberto Alberani (colui che ha inoltre reso possibile la realizzazione di questa inchiesta, contattando la presidente di Cadiai, Rita Ghedini), teso a fornire un quadro della legislazione riguardante le cooperative sociali e della loro storia;
- un secondo incontro è avvenuto con la responsabile del Servizio marketing di Cadiai, Franca Guglielmetti, che ha illustrato la storia di questa cooperativa, la sua struttura interna, le figure professionali che vi lavorano, dando conto inoltre di alcuni punti problematici caratterizzanti il lavoro all’interno della cooperativa sociale.
→ Vi è poi stata la fase delle interviste, avvenute sulla base di un questionario unico a risposta aperta, con domande passibili di rilanci. La trascrizione delle risposte è stata immediata e in forma scritta senza l’ausilio di mezzi (come il magnetofono) che costituissero una “mediazione” nell’incontro fra l’intervistatore e l’intervistato.
→ Si è dunque proceduto all'analisi/elaborazione dei testi delle interviste. Ciascuna intervista è stata sempre considerata sia nella sua singolarità interna, sia in rapporto alle altre.
A conclusione di questa fase è avvenuta la redazione di un rapporto di ricerca con i risultati fin qui ottenuti, inserito nel testo Etnografia del pensiero, cit.
• Seconda fase.
→ Innanzitutto la restituzione dei risultati agli stessi operatori, tramite alcune ore “formative” che Cadiai ci ha dato la possibilità di svolgere;
→ L’impostazione, poi, dei momenti di dibattito con questi ultimi (in parte simili ai più classici focus group) per approfondire i risultati dell’inchiesta e raccogliere ulteriore materiale.
A questo punto si è pensato all'ideazione e alla realizzazione dell’opuscolo che è allegato nella terza pagina di copertina di questa tesi e che ha avuto una sua presentazione pubblica (oggetto anche di un servizio del telegiornale regionale Rai) a Bologna presso il Centro Italiano di documentazione sulla cooperazione e l’economia sociale.
● Passo dunque a esporre a grandi linee i risultati cognitivi di questo lavoro, illustrati fondamentalmente nei capitoli 2, 3, 4 e 5 in cui è stato lasciato ampio spazio a parole e frasi degli intervistati:
→ il misconoscimento della figura dell’operatore sociale e dell’educatore: è apparso chiaro che questi lavoratori si sentano non solo poco retribuiti, ma anche poco conosciuti e considerati, se non addirittura poco rispettati a diversi livelli: dall’opinione pubblica, dalle istituzioni, dai politici, finanche dalla stessa cooperativa.
→ le gratificazioni provenienti dagli assistiti: è apparso altrettanto chiaro che le soddisfazioni che questo lavoro produce provengono tutte (o quasi) dal rapporto che si instaura con gli utenti;
→ la sorprendente problematicità dei rapporti “orizzontali”: piuttosto che i rapporti con colleghi di livello superiore, tra i più problematici sono risultati essere proprio i rapporti con i colleghi dello stesso livello.
→ la necessità di un “riconoscimento intellettuale”: attraverso l’analisi del fenomeno dell’elevato turn over, (tasso di ammissioni/dimissioni dei lavoratori), delle motivazioni della scelta di questo lavoro e dei giudizi dei lavoratori sulla formazione si è giunti alla proposta di un riconoscimento del tutto particolare alla figura dell’operatore sociale. Egli infatti si trova a far fronte a problemi e situazioni del tutto nuove e sconosciute, per le quali devono essere pensati nuovi modi di affrontarli: per un nuovo quadro problematico occorrono nuove soluzioni e, soprattutto, nuove modalità di trasmetterle.
● L’obiettivo di questa ricerca, infine, è stato duplice:
→ Da un lato, promuovere a fonte decisiva per la conoscenza scientifica della realtà della cooperazione sociale quanto è detto e pensato dagli stessi operatori: coloro che rendono possibile tale realtà pur senza avervi competenze di governo; ciò anche nell’intento di trarre da questo dire e da questo pensiero, da questo “capitale intangibile”, prescrizioni, consigli utili al miglioramento del luogo indagato.
→ Dall’altro, partendo da un termine chiave dei risultati ottenuti (riconoscimento), puntare a una sorta di promozione del lavoro sociale, a una maggior conoscenza della novità della figura dell’operatore sociale.

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1 Preview La mia tesi documenta un’esperienza di ricerca partita da un corso di Metodologia delle scienze sociali dell’anno accademico 2003/2004. Si tratta di un’inchiesta svolta nell’ambito della cooperazione sociale, in particolare su un gruppo di lavoratori della Cooperativa Cadiai (Cooperativa assistenza domiciliare infermi, anziani, infanzia): una delle 113 cooperative sociali bolognesi, tra le maggiori in assoluto per numero di soci e dipendenti. È una cooperativa sociale di “tipo A”, ovvero svolge attività di tipo prevalentemente educativo (gestione di servizi sociosanitari, educativi e assistenziali come centri di recupero, centri per disabili ed anziani e anche assistenza a domicilio). Aderisce all’associazione di rappresentanza cooperativa Legacoop Bologna. ● Veniamo subito ai materiali di questo studio. Sono essenzialmente di tre tipi: → La “materia prima” è costituita dalle parole degli stessi lavoratori interpellati. Precisamente si tratta: - dei testi di 74 interviste (oltre duecento pagine in cartelle standard) ad altrettanti operatori sociali Cadiai (assistenti di base, operatori socio-sanitari, educatori, coordinatori e referenti) e - dei materiali raccolti in una fase successiva, durante dei dibattiti di gruppo con un’altra cinquantina circa di operatori (alcuni dei quali precedentemente intervistati). → In secondo luogo ho esaminato una vasta bibliografia di testi riguardanti il cosiddetto “terzo settore”, all'interno del quale ho approfondito in particolare il mondo della cooperazione sociale. Vi sono dunque numerosi riferimenti, oltre che a manuali, anche a tutta una serie di opuscoli e di pubblicazioni di settore (tra cui ad esempio i reports di ricerche precedenti), nonché di alcuni documenti, in particolare il Patto per la valorizzazione del lavoro della cooperazione sociale nella Provincia di Bologna: questo documento (cui è dedicata la parte iniziale di questa tesi e di cui ho potuto, pur in minima parte, seguirne personalmente la genesi) dovrebbe costituire uno strumento che veda cooperative sociali, sindacati e pubbliche amministrazioni nella Provincia di Bologna uniti nel ripensare il ruolo del lavoro sociale, la sua tutela e le sue condizioni di esistenza futura. Queste fonti sono servite a costruire una panorama della situazione delle cooperative sociali (a Bologna in particolare) e per giustapporre alla presente inchiesta altri tipi di ricerche e di approcci al settore. → Un terzo tipo di materiali è costituito da una disamina bibliografica sulle scienze sociali più in generale. Questo tipo di fonti sono state utili in due sensi: - prima di tutto a chiarire il tipo di metodologia seguito nella ricerca (specialmente nella fase inchiestante). Detta metodologia, infatti, non fa riferimento ad una scuola o ad una tradizione per così dire “storica” ma costituisce una novità nell’ambito delle scienze sociali; le tesi, o meglio le “ipotesi” sulle quali essa si basa si ispirano all'’antropologia di Sylvain Lazarus e al suo testo Antropologie du nom, Paris 1996. Oggi se ne può trovare un’ampia spiegazione nel testo, a cura di Valerio Romitelli, Etnografia del pensiero. Ipotesi e ricerche, Roma 2005. - In secondo luogo sono servite a chiarire il tipo di approccio avuto durante la fase successiva, quella delle discussioni di gruppo: a questo proposito, facendo particolare riferimento al testo di V. L. Zammuner I focus group, Bologna 2003, ho analizzato una bibliografia sulle tecniche dei cosiddetti “focus group”, giustapponendole, per capirne analogie e/o differenze, al modo in cui sono stati condotti questi nostri dibattiti.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sebastiano Miele Contatta »

Composta da 153 pagine.

 

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