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Le società di professionisti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Bombardelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Emanuele Cusa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

A seguito dell’abrogazione del divieto di utilizzare schemi societari per l'esercizio in forma associata delle professioni intellettuali (Legge 7 agosto 1997, n. 266), il Legislatore non ha ancora trovato la migliore formula per far convivere la struttura societaria con l'esecuzione personale dell'incarico.
A tal fine si è ritenuto di attingere all’esperienza straniera, in particolare dei Paesi di common law (Gran Bretagna e Stati Uniti) nei quali, fra il resto, il mercato dei servizi professionali è sempre stato libero e soggetto alle regole della concorrenza.
Il settore è disciplinato su due livelli: da un lato leggi e regolamenti statali mettono a disposizione degli operatori del mercato (tra i quali i liberi professionisti rientrano al pari degli imprenditori) un'intera gamma di tipologie societarie.
Dall'altro è compito dei codici deontologici stabilire termini e modalità entro i quali tali strutture possono essere utilizzate per l'esercizio della professione in comune con altri. Lo scopo dichiarato è quello di evitare che la struttura societaria si risolva in uno schermo dietro il quale mascherare la propria responsabilità per negligence, aggirando così il sistema di garanzie approntato in favore dei fruitori della prestazione.
Se in Italia possa arrivarsi ad una simile configurazione della normativa relativa alle libere professioni, sembra ancora troppo presto per dirlo. Certo è che il Legislatore si sta muovendo nella direzione di inserire nel mercato e sottoporre alle regole della concorrenza una categoria (quella dei professionisti) che ne è sempre stata esclusa.
Tale intervento è anche più urgente, se si considera che l'attuale vuoto legislativo pone il professionista italiano nell'imbarazzante situazione di operare in un mercato fortemente concorrenziale, aperto alla presenza straniera, senza avere i mezzi per affrontarlo.

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PREMESSA Con la legge 7 agosto 1997, n. 266 è finalmente venuto meno il divieto di utilizzare schemi societari per l’esercizio in forma associata delle professioni intellettuali, risalente al 1939. L'iniziale entusiasmo per quest'iniziativa si è presto scontrato con la realtà di un ordinamento che ha realizzato in ritardo come lo strumento regolamentare inizialmente utilizzato per fissare i requisiti delle nuove società, fosse inadeguato per porre mano ad una riforma che finisce per coinvolgere le professioni intellettuali nell'insieme e non solo dal punto di vista dell'esercizio dell'attività. In questo momento il nostro legislatore si trova a dover bilanciare l'urgente necessità di una norma che rimedi al vuoto legislativo creatosi con l'approvazione della l. 266/1997, con la altrettanto rilevante necessità di disciplinare l'intera area delle libere professioni. E ciò sotto la pressione degli Ordini professionali che in questa riforma cercano una conferma del proprio ruolo di supremazia a garanzia della qualità delle prestazioni offerte dai propri iscritti, in aperto contrasto con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, invece, preme per lasciare spazio a quella libera concorrenza che finora è stata osteggiata in nome di un non ben definito rischio di svilire e mercificare le professioni. Il mercato globale di cui si sente parlare sempre più spesso e con crescente interesse, impone una ridefinizione del ruolo del professionista ed una riqualificazione del servizio offerto che deve coprire una gamma di interessi sempre più vasta ed integrata. Quello che il cliente globale chiede, particolarmente in ambito commerciale, è un'assistenza altamente qualificata che sia in grado di spaziare tra le diverse discipline. Al riguardo l'Italia figura come fanalino di coda, tanto da dover ricorrere all'importazione di servizi o alla presenza straniera sul territorio attraverso maxi- alleanze tra studi nazionali e networks stranieri; con la conseguenza che i professionisti si trovano ad operare in un mercato fortemente concorrenziale senza avere i mezzi per affrontarlo. Questa consapevolezza è motivo dell'urgenza di colmare il vuoto normativo di

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diritto commerciale
ordini professionali
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