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Le unioni civili in Europa: un'analisi giuridica comparata

Informazioni tesi

  Autore: Luca Cortese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Giulio Ponzanelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

La crescente rilevanza statistica di nuove forme di aggregazione familiare e l'ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali ed omosessuali, promosso in particolare dai militanti gay, han fatto sì che, negli ultimi anni, numerosi Stati non rimanessero indifferenti all'evoluzione degli usi e costumi dei cittadini, ma si dotassero di nuove leggi per riconoscere le nuove realtà sociali e garantire loro una qualche forma di riconoscimento, di dignità e di tutela giuridica.
Possono definirsi unioni civili tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all'istituto giuridico del matrimonio o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza riconoscendo a chi le compone un determinato status giuridico.
La classe delle unioni civili è molto diversificata nel mondo e comprende un'estrema varietà di regole e modelli di disciplina. La seguente esposizione si propone di illustrare le modalità ed i limiti con cui tali unioni sono state regolamentate e, di conseguenza, riconosciute in alcuni degli ordinamenti giuridici Europei.
Ho cercato, all’uopo, di dare ampio spazio alla lettera della normativa straniera in modo da evidenziare al meglio i diritti ed i doveri posti in capo ai membri di queste nuove forme di unione familiare confrontandoli, ove opportuno, coi diritti ed i doveri già localmente previsti in capo ai coniugi nel primigenio, tradizionale e pressoché universalmente riconosciuto strumento giuridico, atto all’ufficializzazione di un legame affettivo personale: il matrimonio eterosessuale.
Tornando alle unioni civili, sono ravvisabili, nel “modus legiferandi” seguito dalle diverse nazioni europee, almeno tre diverse linee di “tendenza”:

· Un primo gruppo di paesi ha deciso di affiancare al matrimonio una nuova forma di unione civile, aperta, contrariamente al medesimo, sia alle coppie omosessuali, sia alle coppie eterosessuali. Alle nuove unioni sono stati estesi solo parte dei diritti e dei doveri tipici del matrimonio e, proprio per questo, esse sono state definite con nomignoli quali “matrimonio di serie B” o “Marriage bis”. Alla luce della disciplina prevista in Francia e in Portogallo, tali unioni si presentano come uno strumento normativo utile alla tutela di situazioni affettive, sia per le coppie eterosessuali ( cui è stata garantita un alternativa giuridica più “leggera” del matrimonio ), sia per le coppie omosessuali ( per cui tali istituti costituiscono l’unico mezzo disponibile per godere di una forma di riconoscimento e di protezione giuridica ).

· Un secondo gruppo di paesi, invece, ha preferito introdurre nel proprio ordinamento un tipo di unione civile sostanzialmente identico al matrimonio, ma riservato alle sole coppie omosessuali. Le uniche differenze normative tra civil partners e coniugi si concretano nelle perplessità espresse da alcuni stati ( Germania, Svizzera, Danimarca e Finlandia ) sull’opportunità di concedere a tali coppie la possibilità di crescere con sé dei figli e, dunque, in alcune preclusioni per i civil partners ad istituti quali l’adozione e la procreazione assistita.

· Un terzo gruppo di paesi ( Belgio, Olanda e Spagna ) ha deciso di accogliere appieno le istanze promosse dai militanti gay: dapprima creando delle nuove forme di unione, aperte anche a coppie eterosessuali; in secondo luogo aprendo l’istituto del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali. In tali stati il panorama normativo dunque prevede, oltre ad una quasi totale equiparazione tra coppie omosessuali ed eterosessuali, anche alternative più “leggere” del matrimonio, costituite da quelle forme di unione civile precedentemente create e poi mantenute nei rispettivi ordinamenti giuridici, per entrambe le tipologie di coppia. In sostanza in tali ordinamenti, per una coppia, sia essa eterosessuale od omosessuale, adesso il matrimonio non è più l’unico istituto utile ad ottenere un riconoscimento ufficiale della propria unione, bensì uno tra i possibili, pertanto, se è vero che non c’è libertà senza una ragionevole alternativa, ove il matrimonio sia utilizzato, ciò non avverrà per obbligo, ma per una libera scelta personale; libera scelta che, peraltro, ogni collettività democratica, a mio parere, dovrebbe cercare di promuovere.

Al primo, secondo e terzo gruppo di Stati saranno rispettivamente dedicate la prima, la seconda e la terza parte della trattazione, che specificano le opportunità giuridiche concesse alle “nuove” realtà sociali, partendo dai sistemi meno liberali e giungendo progressivamente alle realtà giuridiche più aperte ed egalitarie.
L’esposizione si concluderà con alcune riflessioni in merito all’opportunità giuridica e sociale di riconoscere, anche in Italia, nuove forme di unione civile.

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3 INTRODUZIONE La crescente rilevanza statistica di nuove forme di aggregazione familiare e l'ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali ed omosessuali, promosso in particolare dai militanti gay, han fatto sì che, negli ultimi anni, numerosi Stati non rimanessero indifferenti all'evoluzione degli usi e costumi dei cittadini, ma si dotassero di nuove leggi per riconoscere le nuove realtà sociali e garantire loro una qualche forma di riconoscimento, di dignità e di tutela giuridica. Possono definirsi unioni civili tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all'istituto giuridico del matrimonio o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza riconoscendo a chi le compone un determinato status giuridico. La classe delle unioni civili è molto diversificata nel mondo e comprende un'estrema varietà di regole e modelli di disciplina. La seguente esposizione si propone di illustrare le modalità ed i limiti con cui tali unioni sono state regolamentate e, di conseguenza, riconosciute in alcuni degli ordinamenti giuridici Europei. Ho cercato, all’uopo, di dare ampio spazio alla lettera della normativa straniera in modo da evidenziare al meglio i diritti ed i doveri posti in capo ai membri di queste nuove forme di unione familiare confrontandoli, ove opportuno, coi diritti ed i doveri già localmente previsti in capo ai coniugi nel primigenio, tradizionale e pressoché universalmente riconosciuto strumento giuridico, atto all’ufficializzazione di un legame affettivo personale: il matrimonio eterosessuale. Tornando alle unioni civili, sono ravvisabili, nel “modus legiferandi” seguito dalle diverse nazioni europee, almeno tre diverse linee di “tendenza”: ξ Un primo gruppo di paesi ha deciso di affiancare al matrimonio una nuova forma di unione civile, aperta, contrariamente al medesimo, sia alle coppie omosessuali, sia alle coppie eterosessuali. Alle nuove unioni sono stati estesi solo parte dei diritti e dei doveri tipici del

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