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Riforma del patto di stabiltà e crescita europeo ed analisi della dinamica del debito pubblico

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Polacchini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Leonzio Rizzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

La tesi descrive il funzionamento del patto di stabilità e crescita, si effettua inoltre una critica del patto e l'analisi delle proposte di riforma ad esso. Si analizza inoltre la dinamica del debito pubblico nel tempo e si avanzano proposte per ottenere finanze pubbliche sostenibili nel lungo periodo.

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4 CAP 1 : “ IL PATTO DI STABILITA’ E CRESCITA E LE RAGIONI DELLA SUA ADOZIONE ” La definizione del Patto di Stabilità e Crescita, sancita dalla firma del trattato di Amsterdam (avvenuta nel 1997), va inquadrata nell’ ottica più ampia di integrazione delle politiche economiche e monetarie intrapresa dagli stati membri dell’ Unione Europea a partire dal 1991, con la sottoscrizione del trattato di Maastricht. Sin dai primi anni Novanta, era maturata la decisione di intraprendere un cammino volto all’ adozione di una moneta unica per i paesi europei. La volatilità del cambio valutario delle nazioni del vecchio continente infatti costituiva una grossa preoccupazione per economisti e politici, principalmente per due ragioni . La prima di carattere prettamente economico: le economie europee hanno un grado di apertura molto elevato e il commercio estero (il cui volume varia sensibilmente in ragione di apprezzamenti o svalutazioni della moneta nazionale) è una componente fondamentale del reddito nazionale. La seconda è di carattere socio - politico : secondo alcuni politici ed economisti europei ( tra i quali spiccano Helmut Kohl e Carlo Azeglio Ciampi ) le ampie fluttuazioni dei tassi di cambio negli anni Venti e Trenta contribuirono in modo determinante alle crisi delle economie nazionali nel periodo fra le due guerre ed ebbero una parte non trascurabile nel determinare il collasso delle democrazie europee e lo stesso conflitto mondiale. La volontà di dotarsi di una moneta comune trovò quindi applicazione con la firma del trattato di Maastricht ; in particolare con la Parte Terza di questo importantissimo documento, nella quale sono contenute le disposizioni relative alla definizione della Unione Monetaria europea (UEM). Per l’ammissione nella UEM vennero fissate cinque condizioni: I. un tasso di inflazione non superiore a 1.5 punti al tasso medio dei tre paesi più “virtuosi”; II. tassi di interesse a lungo termine non superiori di due punti rispetto al paese con l’inflazione più bassa; III. un tasso di cambio che per almeno due anni non abbia subito oscillazioni superiori a quelle previste dall’ accordo di cambio dello SME; IV. un disavanzo (definito come indebitamento netto delle AP) non superiore al 3% del PIL * ; V. un rapporto Debito Pubblico/PIL non superiore al 60% * . * condizioni che dovranno essere rispettate anche dopo l’entrata nell’ UEM

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