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La natura in città. Forme e ruolo del verde nella città contemporanea

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Balestrero
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in architettura e progettazione edilizia
Anno: 2003
Docente/Relatore: Matteo Robiglio
Istituito da: Politecnico di Torino
Dipartimento: progettazione architettonica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 312

La ricerca ha per argomento il ruolo del “verde” nel progetto urbano della città contemporanea. L’inventario di “materiali” urbani della città contemporanea e di spazi aperti esemplari riconducibili alla categoria del “verde” porta iad esplorare una casistica estesa di “fatti urbani”, che affonda le proprie origini nel territorio ancien régime (bosco, agricoltura, filari etc.), nella città ottocentesca (parco urbano, boulevard etc.) e nell’avanguardia storica del Moderno (tetto giardino, aree verdi estese, confronto con la geografia etc.), fino al riconoscere la cesura radicale intervenuta nel secondo dopoguerra con l’inversione tra spazi aperti e spazi chiusi nella dispersione urbana della città post-fordista, in cui paradossalmente la rinnovata centralità dello spazio aperto si accompagna ad una sua crescente natura residuale (interstizi, terrain vagues, scarti, ombre).
Il carattere progettuale dell’indagine svolta si rivela nella ricerca condotta su esempi progettuali, volta alla costituzione di un repertorio di strategie e figure del progetto, con l’obiettivo di interpretare in termini propositivi la centralità del “verde” nel progetto urbano contemporaneo, riconoscendo carattere di ricerca ed esperinza cumulabile alla sperimentazione progettuale avanzata dell’architettura contemporanea.

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1 Obiettivo di questa ricerca è fare il punto su cosa significhi oggi il  nella città, quale sia la sua reale consistenza, che forme assuma e quale sia il significato che ad esse viene attribuito dai progettisti, dagli amministratori, dai cittadini. Si è pensato, al momento di intraprendere questo lavoro, che la ricerca nel campo della progettazione architettonica non possa essere speculazione teorica fine a se stessa, ma debba essere in qualche modo indirizzata al progetto, interrogandosi sui suoi strumenti e confrontandosi con le effettive condizioni della realtà. Per questo motivo si è deciso di fondare il lavoro sull’osservazione di un caso concreto, oltre che sull’analisi dei testi. Nel farlo si è tentato di adottare una strategia dello sguardo al contempo fortemente selettiva ed estremamente aperta, operando contemporaneamente un restringimento del campo dell’osservazione, che si riduce ad un unico aspetto della realtà urbana, il verde in sé per sé, e un allargamento della prospettiva, che arriva a comprenderne tutte le declinazioni, anche quelle apparentemente meno significative rispetto allo spazio urbano, abbandonando così le categorie spaziali con cui la tradizione disciplinare dell’architettura è solita riferirsi al verde. Nel fare questo si è riconosciuta al verde nella città una duplice identità: da un lato esso è costituito da una serie di  1 reali, fisicamente presenti nel territorio, dall’altro questi stessi oggetti, uniti al repertorio di forme e declinazioni progettuali che li hanno resi possibili, costituiscono una serie di   2 a disposizione dei progettisti per la costruzione della città. Su questa dicotomia /   è costruita la struttura della ricerca che si compone quindi di un testo critico e di due sezioni analitiche basate su un metodo di lavoro strutturato intorno ad un processo iniziale di catalogazione. Anche per quanto riguarda il verde, le modalità di costruzione ed organizzazione dello spazio della città contemporanea, basate prevalentemente su un processo di giustapposizione, si contrappongono all’articolazione di rapporti gerarchici che caratterizza invece la città 1 Proprio a causa della vaghezza e varietà della presenza del verde nella città contemporanea, il termine generico di  è sembrato particolarmente appropriato per riferirsi alle sue manifestazioni fisiche. È tuttavia importante notare come, più volte nel corso della ricerca, l’applicazione di questo termine ad una determinata realtà spaziale abbia finito per rivelarsi non del tutto pertinente. In questo senso l’insistenza nell’individuare come  anche episodi spaziali non necessariamente in sé conclusi, ha significato da un lato mettere in crisi determinati stereotipi nell’attribuzione di senso ai “               , dall’altro sottolineare la necessità di ampliare l’angolo di osservazione che si rivolge alla realtà urbana includendovi anche elementi normalmente considerati trascurabili. Cfr. voce oggetto in: Dizionario enciclopedico di Architettura e Urbanistica, Istituto Editoriale Romano, Roma, 1968, vol. III, pagg. 250-253. 2 Per un approfondimento sull’uso del termine     all’interno della letteratura architettonica si veda: Paola Viganò,    , Skira, Milano, 1999, pagg. 9-40.

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