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Donne migranti: identità, spazi corporei e percorsi formativi

Informazioni tesi

  Autore: Maria Soledad Galluzzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Ivo Lizzola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

Il filo conduttore di questo lavoro sono le donne, donne immigrate e madri.
Ho voluto sottolineare il grande cambiamento che una donna immigrata deve fare: se emigra è per lavorare in cambio di una vita ritenuta migliore e di un salario; la vita che ha lasciato era una vita basata nella maggior parte dei casi, sull’agricoltura, la cura dei piccoli e degli anziani e su rapporti di genere che vedono la donna sottomessa all’uomo. La scissione tra il “qui” e il “là” si radicalizza sempre di più quando la donna tenta i ritmi della riproduzione occidentali: si muove all’interno di spazi sconosciuti, non ha contrattualità con il partner e non ha il mondo femminile solidale e sapiente del proprio Paese d’origine.
La nuova presenza di donne ( si parla infatti di “femminilizzazione dei flussi migratori”), che giugono attraverso il ricongiungimento familiare o sole in cerca di lavoro, ci porta a dover ripensare e modificare gli schemi e le categorie interpretative utilizzate fino ad oggi: essere donna immigrata non deve significare per forza essere votate ad un destino di marginalità, ma deve poter essere un valore arricchente per la società ospitante. Significa attuare una riflessione sistematica sulla figura della donna migrante e sulla loro capacità di far coesistere in se stesse rappresentazioni, valori e credenze appartenenti sia alla modernità che alla tradizione, facendole diventare delle mediatrici “quasi naturali”.
Proseguendo considero del corpo delle donne immigrate che appare fortemente allacciato alla cultura di appartenenza e corpo non solo nel senso in cui lo intendono le scienze umane, ma ai vissuti del corpo.
Infine ho considerato l’integrazione della famiglia immigrata attraverso i figli, il ruolo della scuola come laboratorio di interculturalità, fino alla necessità di educare, formare le menti ad una pedagogia interculturale, che promuova l’incontro, il dialogo e la valorizzazione dell’altro.
Intercultura significa creare uno spazio per conoscersi. Uno spazio mentale, culturale e sociale. Mentale, di disposizione a incontrarsi, ascoltarsi, intendersi. Culturale, di categorie atte ad operare tale riconoscimento. Sociale, fatto di luoghi, di occasioni in cui le culture si confrontano alla pari e secondo l’ottica dell’incontro.

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PREMESSA Il filo conduttore di questo lavoro sono le donne, donne immigrate e madri. Ho voluto sottolineare il grande cambiamento che una donna immigrata deve fare: se emigra è per lavorare in cambio di una vita ritenuta migliore e di un salario; la vita che ha lasciato era una vita basata nella maggior parte dei casi, sull’agricoltura, alimentazione, cura dei piccoli e degli anziani. La scissione tra il “qui” e il “là” si radicalizza sempre di più quando la donna tenta i ritmi della riproduzione occidentali. Non ha contrattualità garantita col partner, non ha il mondo femminile, solidale e sapiente del proprio Paese attorno a lei,e non si muove all’interno di spazi noti. Nel primo capitolo affronto il fenomeno migratorio verso l’Italia, analizzando le diverse tappe, da quando gli immigrati entrano su richiesta delle grandi industrie che necessitano di manodopera, a quando la stabilizzazione degli immigrati maschi porta alla diffusione dei ricongiungimenti familiari, e quindi all’arrivo di donne e bambini. La nuova presenza di donne, che vogliono inserirsi nel mercato del lavoro ed ottenere pari opportunità e dignità delle donne autoctone, ci porta a dover ripensare e modificare gli schemi e le categorie interpretative utilizzate fino a quel momento: essere donna immigrata non significa per forza essere votate ad un destino di marginalità, ma può e deve poter essere un valore arricchente per la società ospitante. Significa attuare una riflessione sistematica sulla figura della donna migrante fino ad arrivare ad una valorizzazione del potenziale femminile. Nel secondo capitolo, metto in luce le rappresentazioni, valori e credenze che le donne immigrate portano in se stesse, appartenenti sia alla modernità sia alla tradizione e che determinano comportamenti, scelte e percorsi di negoziazione nel loro processo di inserimento nella società. Il processo di immigrazione fa oscillare questi due poli (modernità/tradizione) arrivando a costruire situazioni di compromesso o di conflitto come il cosiddetto “periodo della solitudine”, che va dal momento dell’arrivo nel paese ospitante al 3

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Parole chiave

donne migranti
donne migranti e maternità
femminilizzazione flussi migratori
pedagogia interculturale

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