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Infant Research: dalla ricerca di base alla ricerca applicata. Uno studio pilota sul processo terapeutico

Questo studio pilota, basandosi sull’ormai comprovata rilevanza dei processi impliciti, procedurali e non verbali (D. Westen, 2001) e credendo nella validità dell’alternativa proposta da D. Western (2005) ai disegni sperimentali RCT da me esposta nel capitolo 3 del presente lavoro, vuole testare la possibilità di “costruire” una procedura in grado di “quantificare” l’efficacia di un trattamento terapeutico o di facilitazione che possa avvalersi di parametri relativi al processo e non al contenuto terapeutico, che hanno il grosso vantaggio di essere indipendenti rispetto alla particolare prospettiva seguita dalla Scuola a cui aderisce il professionista sotto osservazione (Heller, 2004).
Si tratterebbe quindi di una procedura applicabile a vasto spettro in grado di utilizzare la pratica clinica come un laboratorio naturale.
Supponendo che a fronte di una richiesta d’aiuto la modalità relazionale del paziente/cliente sarà molto probabilmente caratterizzata da carenza di flessibilità e quindi da forme di coping nei confronti di un disturbo dell’interazione, poter “fotografare” i processi prevalenti in un soggetto che inizia un certo tipo di percorso, potrebbe permettere di verificare in studi di follow-up quanto l’intervento sia riuscito a promuovere una maggiore armonia fra autonomia e reciprocità, fra Sé e Altro senza doversi occupare nello specifico né delle particolari tecniche verbali, corporee, cognitive-comportamentali, ecc. che sono state utilizzate né della particolare diagnosi che è servita ad “orientare” l’intervento terapeutico (Disturbo d’ansia generalizzato piuttosto che Disturbo ossessivo-compulsivo e così via).
In un contesto formativo, d’altro canto, la medesima procedura potrebbe fornire un valido appoggio nella supervisione di allievi futuri counselor e/o terapeuti, sia per il potente effetto feedback fornito dall’analisi dei video, sia per la possibilità di fornire parametri di riferimento oggettivi per valutare il training.
Il modello teorico di riferimento (Modello di equilibrio intermedio) deriva dagli studi di Infant Research e dalla necessità di applicare i risultati con essa ottenuti al trattamento degli adulti e viene dagli autori definito un “modello integrato tra Infant Research e psicoanalisi” (Beebe, Lachmann, 2002).
Aspetti centrali dello strumento sono:
- la codifica di prime sedute terapeutiche, o di counseling, opportunamente videoregistrate che permette di cogliere importanti informazioni sul piano non verbale del processo relazionale in atto (piano implicito, pre-simbolico).
- trattandosi di relazioni fra adulti, lo strumento deve essere in grado di cogliere informazioni sul piano verbale (esplicito e simbolico) e di correlarlo con il piano non verbale in modo da fornire un indice riassuntivo di validatà

Nella lavoro di tesi sono stati proposti strumenti di codifica e di modellazione matematica derivanti, anch’essi, dalla ricerca di Beebe e Lachman sulla relazione madre-bambino e si è proposto un tentativo di adattamento alla situazione adulta. L’indice riassuntivo di validità è stato costruito sulla base del modello teorico di mente relazionale proposto dagli stessi autori.
Per il piano verbale è stato invece proposto un questionario da somministrare al terapeuta e/o counselor.

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Abstract Questo studio pilota, basandosi sull’ormai comprovata rilevanza dei proces- si impliciti, procedurali e non verbali (D. Westen, 2001) e credendo nella validi- tà dell’alternativa proposta da D. Western (2005) ai disegni sperimentali RCT da me esposta nel capitolo 3 del presente lavoro, vuole testare la possibilità di “costruire” una procedura in grado di “quantificare” l’efficacia di un trattamento terapeutico o di facilitazione che possa avvalersi di parametri relativi al processo e non al contenuto terapeutico, che hanno il grosso vantaggio di essere indipen- denti rispetto alla particolare prospettiva seguita dalla Scuola a cui aderisce il professionista sotto osservazione (Heller, 2004). Si tratterebbe quindi di una procedura applicabile a vasto spettro in grado di utilizzare la pratica clinica come un laboratorio naturale. Supponendo che a fronte di una richiesta d’aiuto la modalità relazionale del paziente/cliente sarà molto probabilmente caratterizzata da carenza di flessibili- tà e quindi da forme di coping nei confronti di un disturbo dell’interazione, po- ter “fotografare” i processi prevalenti in un soggetto che inizia un certo tipo di percorso, potrebbe permettere di verificare in studi di follow-up quanto l’intervento sia riuscito a promuovere una maggiore armonia fra autonomia e reciprocità, fra Sé e Altro senza doversi occupare nello specifico né delle partico- lari tecniche verbali, corporee, cognitive-comportamentali, ecc. che sono state utilizzate né della particolare diagnosi che è servita ad “orientare” l’intervento terapeutico (Disturbo d’ansia generalizzato piuttosto che Disturbo ossessivo- compulsivo e così via). In un contesto formativo, d’altro canto, la medesima procedura potrebbe fornire un valido appoggio nella supervisione di allievi futuri counselor e/o te- rapeuti, sia per il potente effetto feedback fornito dall’analisi dei video, sia per la possibilità di fornire parametri di riferimento oggettivi per valutare il training. Il modello teorico di riferimento (Modello di equilibrio intermedio) deriva dagli studi di Infant Research e dalla necessità di applicare i risultati con essa ottenuti al trattamento degli adulti e viene dagli autori definito un “modello in- tegrato tra Infant Research e psicoanalisi” (Beebe, Lachmann, 2002) applicato nell’analisi di interazioni faccia a faccia. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Simona Giannecchini Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3452 click dal 28/07/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.