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I movimenti della sinistra libertaria e la violenza politica in Italia dal 1967 al 1977

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Silletti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Mario Spagnoletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

Quando e perchè la violenza politica è entrata a far parte del repertorio d'azione dei movimenti collettivi di sinistra degli anni '70? Quali i passaggi chiave che hanno portato i movimenti verso una scelta strategica violenta? Il presente lavoro, attraverso documenti, testimonianze e il contributo delle scienze sociali, cerca di dare una risposta a dubbi ancora oggi fonte di incomprensioni e polemiche.
Partendo dalla nascita del Movimento Studentesco, il primo movimento collettivo apparso sulla scena politica e sociale alla fine degli anni 60, la tesi analizza strategie organizzative e repertori d'azione dei movimenti , enfatizza i momenti storici di cambiamento e conclude la sua analisi con il movimento del '77, laddove il riflusso di molti militanti era già iniziato.
Violenza di massa, violenza di avanguardia, violenza difensiva, violenza operaia, violenza esistenzialista: la violenza è entrata mille volte negli interminabili dibattiti degli anni '60 e '70. C'è chi la condannerà, chi la giustificherà, chi la organizzerà. Ma inevitabilmente in quel periodo tutti i protagonisti si troveranno a parlarne.
Questo lavoro entra in quel dibattito acceso, radicale, fortemente conflittuale, cosi come il periodo storico di riferimento, ma non va oltre, nel senso che non analizza e non confonde i termini "violenza politica" e "terrorismo", ponendo dei distinguo necessari alla comprensione del fenomeno specificatamente analizzato.
Per dirla alla Marcello Flores, "è necessario, per comprendere le violenze del passato, uno sforzo particolare per calarsi nel clima dell'epoca, nei valori di quegli anni, nella percezione che avevano i contemporanei degli eventi che accadevano sotto i loro occhi. E questo è tanto più difficile perchè il tema della violenza tocca profondamente questioni etiche e politiche che ci riguardano ancora oggi, e coinvolgono valori etici e politici che da allora si sono modificati e hanno trasformato noi stessi".
Capire le ragioni e le cause, descrivere la violenza: questo è l'intento del presente lavoro.

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Introduzione Adriano Sofri in un suo intervento sul ’68 afferma che è complicato parlare di quel periodo e degli avvenimenti di quegli anni in chiave storiografica: “Quella degli anni Sessanta è soprattutto una storia di generazione e di amicizia. E la vicenda di una generazione si racconta malvolentieri col linguaggio di un saggio politico o di una ricostruzione storiografica” 1 . Le difficoltà nascono, come dice Diego Giachetti, dal fatto che “il rapporto tra narrazione e interpretazione, che costituisce uno degli elementi più delicati del discorso storiografico, è completamente saltato. Si fa un rapido riferimento, quasi rituale, ad alcuni episodi significativi (Palazzo Campana, Trento, Valle Giulia, la Statale eccetera), o all’impressionante dimensione planetaria delle agitazioni studentesche, e poi via, si parte con grandi discorsi di insieme, grandi tesi, grandi interpretazioni. […] Cosicché quell’anno “fatale” può essere letto, a piacere, come la spinta decisiva verso la modernizzazione delle società industriali, oppure come rivolta antimoderna, rifiuto della civiltà occidentale, prima avvisaglia di un’età post-industriale. Come l’evento che contiene in sé tutte le anticipazioni politiche e culturali possibili (dalla fine del socialismo reale, alla critica dello statalismo in nome dell’autonomia), oppure al contrario, come l’ultima espressione delle culture politiche tradizionali del Novecento. Come la fine di tutte le ideologie o come il peggio di tutto l’ideologismo rivoluzionario accumulato negli ultimi cento anni.” 2 . Molti itinerari di ricerca sono stati ampiamente visti; altri attendono di essere rilevati e rivelati. Ma come afferma lo storico Roberto Massari, “il movimento del ’68 non si presta ad assolutizzazioni , così come non si presta ad unilateralismi d’analisi. Fu ricco e complesso perché in esso confluivano eventi epocali e macrotrasformazioni sovrastrutturali; e quindi ricca e complessa deve essere l’analisi che intenda misurarsi con quel magma fluido di trasformazioni culturali” 3 . Partendo dunque dalla constatazione che quel periodo storico racchiude in sè una serie di fenomeni complessi e differenti, questo lavoro nasce dall’esigenza di chiarire alcuni aspetti che hanno finora avuto poco spazio per essere approfonditi sotto una lente 1 in R.Massari, Il ’68 come e perché, Bolsena, Massari Editore, 1998, pp.11. 2 D.Giachetti (a cura di), Per il ’68. Studi e ricerche, 1998, Bolsena, Massari editore , pp.9-10. 3 R,Massari, op.cit, 12-13. 5

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Parole chiave

autonomia operaia
brigate rosse
il grande sogno
lotta continua
movimenti collettivi
movimento studentesco
potere operaio
sessantotto
settantasette
terrorismo
violenza politica

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