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La questione della legittimità dell'intervento in Iraq

Informazioni tesi

  Autore: Ruggiero Dibitonto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Marina Castellaneta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

la tesi si occupa dell'intervento in Iraq da parte delle forze armate anglo americane e dei loro alleati per spodestare il regime di Saddam e combattere il terrorismo internazionale. intervento militare non autorizzato dal consiglio di sicurezza delle nazioni unite e per questo trattasi di intervento illegittimo ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e delle precedenti risoluzioni dell'ONU.

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1 CAPITOLO I° LIMITE ALL’USO DELLA FORZA ARMATA 1. INTRODUZIONE A fronte della nuova conflittualità e delle sempre più frequenti crisi internazionali emerse a livello globale nella fase post – bipolare, le cui radici però erano tutte presenti nei processi della fase storica precedente, l’obsolescenza delle categorie giuridiche impiegate per secoli per inquadrare il fenomeno bellico, incasellarlo, decifrarlo, limitarlo e regolamentarlo, appare sempre più lampante, così come sempre più insistente diventa lo stridore fra gli schemi ai quali siamo abituati nella lettura delle relazioni internazionali e la realtà effettuale della politica internazionale nel suo complesso. Il diritto internazionale pubblico, costruito dai giuristi europei con un’opera plurisecolare poi esportata in tutto il mondo, ha alle spalle una lunga storia di fallimenti ed oggi appare sempre più una mirabile costruzione fatta di castelli in aria. La gestione dei rapporti fra Stati era già fallita nel periodo infrabellico (fra le due guerre mondiali) e da allora i conflitti e gli accordi fra Stati sono stati sempre più gestiti sulla base di pure valutazioni di forza e convenienza, senza nemmeno perdere tempo a coprire quelle valutazioni con maschere e argomentazioni di diritto: segno lampante, questo, di un profondo cambiamento del sistema politico internazionale 1 . Nel periodo bipolare la sovranità limitata aveva già vulnerato a morte i principi cardine di quel diritto: dalla comunità internazionale di Stati sovrani, le cui classi politiche si autoregolavano in autonomia reciproca, si era passati agevolmente all’attacco profondo al principio cardine dello Jus publicum europaeum (la “sovranità”, che ne era lo stesso presupposto) e ai principi di eguaglianza degli Stati (indipendentemente dalle loro dimensioni), nonché al principio di “non interferenza” nei loro affari interni: tutti fondamenti che sono diventati sempre meno effettuali e la cui crisi definitiva appare oggi in tutta la sua portata. Il vecchio diritto internazionale e i suoi rigidi quanto inefficaci schematismi avrebbero dovuto culminare nella gestione dell’Onu, ridotta oggi invece con ogni evidenza a dir poco a mal partito e totalmente incapace di prevenire la guerra e di garantire la pace, anche per la sua pretesa di congelare, in ogni modo possibile, la convivenza interstatale moderna, messa a dura prova dall’emergere di profondi fenomeni frammentari, con i quali per altro anch’essa è costretta a fare amaramente i conti. Quella pretesa di ridurre i rapporti politici a rapporti di puro diritto (risolvendo cioè la politica nel diritto) era già apparsa patetica dopo il secondo conflitto mondiale, quando le superpotenze si erano autoattribuite la qualità di titolari di sfere di influenza e si erano autoincaricate di conservare l’ordine internazionale planetario, svolgendovi primariamente funzioni di polizia internazionale e riuscendovi indipendentemente o addirittura contro l’Onu. Ancor più questi processi che hanno vulnerato il diritto internazionale, producendo anche la crisi degli organismi internazionali che ad esso fanno 1 VITALE ALESSANDRO, Nuove guerre,mutamento internazionale, trasformazioni del diritto, Jura Gentium dicembre 2003

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