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L'infanzia venduta: il mercato dei bambini-schiavi nel '900

La mia tesi prende in considerazione lo sfruttamento del lavoro minorile in tutto il ‘900.
Ho iniziato il mio studio con una breve analisi del fenomeno verso la fine del 1800, quando il bambino non era ancora considerato persona, ma semplicemente una speranza d’uomo senza alcun diritto, ma che ugualmente doveva partecipare all’economia familiare.
Oggi invece il bambino ha acquistato una propria identità ed è maggiormente tutelato rispetto al passato.
Nonostante questo lo sfruttamento del lavoro minorile è ancora una realtà attuale che si può manifestare in varie forme.
La mia tesi procede con l’analisi delle diverse tipologie di sfruttamento, a partire da quelle più conosciute come il lavoro domestico, lo sfruttamento sessuale o il lavoro nelle industrie e nelle piantagioni, ma prende in esame anche forme più moderne di sfruttamento come il lavoro di strada, oppure nello spettacolo e nello sport.
In ogni caso ogni forma di sfruttamento dell’uomo sul bambino costituisce un danno sia fisico che psicologico per il bambino stesso.
Il mio studio fa emergere, oltre che gravi conseguenze fisiche per il minore lavoratore, come malattie, amputazioni, fratture o bruciature, anche gravi conseguenze dal punto di vista psicologico.
Spesso le conseguenze dello sfruttamento vengono poco considerate, ma ciò non significa che non ve ne siano.
Dal punto di vista psicologico, infatti, l’isolamento e la mancanza di riposo minacciano notevolmente la mente dei piccoli lavoratori, anche la mancata frequenza scolastica incide non solo sullo sviluppo cognitivo e l’acquisizione delle conoscenze, ma anche sullo sviluppo sociale e morale come la capacità di collaborare coi pari, dialogare e distinguere cosa è bene e cosa è male.
Ai minori che lavorano viene a mancare un saldo legame con la famiglia e quindi vi è un’assenza anche dei sentimenti di amore e approvazione.
Secondo alcuni neuropsichiatri i bambini avvertono il peso della perdita e del tradimento che va ad aggiungersi ai traumi.
Il trauma produce diversi disturbi:
1. l’intrusione: cioè dei flashback di fatti che provocano incubi notturni, difficoltà di concentrazione, sintomi depressivi e possono portare a gravi episodi dissociativi;
2. l’evitamento: cioè la rimozione di ricordi negativi che è il maggior ostacolo per la guarigione;
3. la tensione continua con irritabilità, ansietà, aggressività, iperattività motoria con continuo timore di qualcosa che potrebbe accadere da un momento all’altro;
4. infine la sensazione di vuoto interiore che provoca distacco nei confronti degli altri, estraneità alle attività ludiche e isolamento.
La condizione di prigionia quindi distrugge le persone e tanto più è radicata questa situazione tanto più sarà difficile riportare la persona alla normalità.
Tra le soluzioni possibili per migliorare questa situazione ho individuato:
1- La legislazione
2- L’educazione
3- Il sostegno a distanza
Dal punto di vista legislativo vi sono leggi più attente alle esigenze del bambino e della sua famiglia.
Il bambino oggi diventa soggetto di diritti e la tutela è sia fisica, sia psicologica e tenta di garantire uno sviluppo sereno del minore come cittadino.
Dal punto di vista educativo, invece, è la scuola che interviene nelle situazioni di degrado e di abbandono.
L’educazione è considerata un fattore fondamentale per l’eliminazione del lavoro minorile, oggi, infatti, l’accesso ad un’adeguata educazione costituisce un diritto fondamentale per tutti i bambini.
La scuola è il luogo dove i minori devono potenziare lo sviluppo delle proprie capacità personali e vi è una relazione consistente tra scuola, minore e famiglia in modo da creare una rete educativa efficiente ed efficace.
Inoltre oggi anche la preparazione dei professionisti in educazione è maggiore rispetto al passato perché si tenta di rispondere sempre al meglio alle esigenze del bambino e quindi si dà maggior importanza alla centralità del minore, a differenza del passato.
Un altro intervento molto concreto è il sostegno a distanza che si pone il fine di evitare lo sradicamento dei bambini dalla loro cultura d’origine.
Questo intervento permette di dare un’educazione e quindi una cultura anche a coloro che economicamente non se la potrebbero permettere, aiutando quindi lo sviluppo, la crescita e l’autonomia degli uomini di domani.

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1 PRESENTAZIONE LAUREA La mia tesi prende in considerazione lo sfruttamento del lavoro minorile in tutto il ‘900. Ho iniziato il mio studio con una breve analisi del fenomeno verso la fine del 1800, quando il bambino non era ancora considerato persona, ma semplicemente una speranza d’uomo senza alcun diritto, ma che ugualmente doveva partecipare all’economia familiare. Oggi invece il bambino ha acquistato una propria identità ed è maggiormente tutelato rispetto al passato. Nonostante questo lo sfruttamento del lavoro minorile è ancora una realtà attuale che si può manifestare in varie forme. La mia tesi procede con l’analisi delle diverse tipologie di sfruttamento, a partire da quelle più conosciute come il lavoro domestico, lo sfruttamento sessuale o il lavoro nelle industrie e nelle piantagioni, ma prende in esame anche forme più moderne di sfruttamento come il lavoro di strada, oppure nello spettacolo e nello sport. In ogni caso ogni forma di sfruttamento dell’uomo sul bambino costituisce un danno sia fisico che psicologico per il bambino stesso. Il mio studio fa emergere, oltre che gravi conseguenze fisiche per il minore lavoratore, come malattie, amputazioni, fratture o bruciature, anche gravi conseguenze dal punto di vista psicologico. Spesso le conseguenze dello sfruttamento vengono poco considerate, ma ciò non significa che non ve ne siano.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Elena Bortolozzo Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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Consultata integralmente 13 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.