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Il treaty-making power della Comunità europea nei suoi aspetti evolutivi

Informazioni tesi

  Autore: Luisa Zazzara
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Isabella Castangia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

La sussistenza di un potere di concludere accordi internazionali da parte delle organizzazioni internazionali è stato fin dagli inizi del secolo appena trascorso al centro di numerose discussioni in dottrina ed in giurisprudenza.
In Europa il Trattato CE ha consentito di raggiungere gli obiettivi perseguiti mediante l’utilizzo di strumenti istituzionali che all’inizio non erano stati esplicitamente attribuiti alla Comunità, ma di cui essa si è impadronita gradatamente con l’avanzare del processo di integrazione, reso possibile anche dalla giurisprudenza interpretativa evolutiva della Corte di giustizia, che ha riconosciuto come impliciti i poteri non esplicitamente attribuiti dal Trattato.

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5 INTRODUZIONE La sussistenza di un potere di concludere accordi internazionali da parte delle organizzazioni internazionali è stato fin dagli inizi del secolo appena trascorso al centro di numerose discussioni in dottrina ed in giurisprudenza. In Europa il Trattato CE ha consentito di raggiungere gli obiettivi perseguiti mediante l’utilizzo di strumenti istituzionali che all’inizio non erano stati esplicitamente attribuiti alla Comunità, ma di cui essa si è impadronita gradatamente con l’avanzare del processo di integrazione, reso possibile anche dalla giurisprudenza interpretativa evolutiva della Corte di giustizia, che ha riconosciuto come impliciti i poteri non esplicitamente attribuiti dal Trattato. Il settore delle relazioni esterne è senz’altro tra quelli che ha conosciuto i progressi più importanti e significativi rispetto al quadro delle competenze originarie, con una straordinaria ricchezza e varietà di passaggi e con risultati superiori ad ogni aspettativa. Lo sviluppo istituzionale è stato caratterizzato dal verificarsi di un progressivo trasferimento di competenze e poteri dagli Stati membri alla Comunità per effetto delle decisioni della Corte, di modo che la ripartizione dei poteri è avvenuta in parte per via giudiziaria, ed in parte per via normativa, tramite le modifiche ai Trattati europei (modifiche che spesso hanno seguito gli indirizzi fissati dalla giurisprudenza). Con il presente lavoro ci si è proposti di analizzare i momenti più significativi di tale percorso, partendo dalle scarne indicazioni in materia di relazioni esterne presenti nel Trattato di Roma e dalla rivoluzionaria sentenza della Corte di giustizia del 31 marzo 1971, con la quale è stata elaborata la teoria del parallelismo tra poteri interni ed esterni e che ha aperto la strada ad una evoluzione, originariamente non prevista, dei rapporti della Comunità con i Paesi terzi. La sentenza citata ha espresso un importante passaggio nella definizione di sempre maggiori competenze esterne poi confermato da successive pronunce della Corte che hanno contribuito al consolidarsi della teoria dei poteri impliciti e ne hanno meglio definito i contenuti. Questo atteggiamento ha trovato parziale conferma in occasione della revisione del Trattato istitutivo ad opera dell’Atto unico europeo e del Trattato di Maastricht. Quest’ultimo ha avuto anche il merito di istituire l’Unione europea nella prospettiva della realizzazione di un grado sempre maggiore di integrazione in ambito europeo. Il potenziamento delle competenze della Comunità non è stato tuttavia privo di battute d’arresto, spesso conseguenti a particolari situazioni di politica internazionale, legate anche ad ostruzioni da parte degli Stati membri, che temevano di vedere indeboliti i propri poteri di negoziazione. Proprio a causa della situazione politica determinatasi a seguito della caduta del muro di Berlino, l’orientamento della Corte, sino a qui largamente favorevole al potenziamento delle competenze esterne, ha subito un’inversione di tendenza nel corso degli anni ’90, espresso con il parere del 15 novembre 1994, poi confermato dalla successiva giurisprudenza. Anche in questo frangente le “anticipazioni” della Corte hanno trovato riscontro negli atti di revisione dei Trattati comunitari di Amsterdam e di Nizza, che hanno anche dovuto far fronte alle esigenze di garantire la stabilità dell’Unione in vista

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